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Art. 2094 Codice Civile

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869 provvedimenti

Controvalore carta libera circolazione: no alla moneta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30112/2023, ha stabilito che la carta di libera circolazione non ha natura retributiva. Un lavoratore aveva richiesto il controvalore carta libera circolazione non goduta, ma la Corte ha respinto la domanda, definendo la carta un'agevolazione legata allo status di dipendente e non una parte dello stipendio. Di conseguenza, non può essere monetizzata.
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Lavoro subordinato amministratore: la Cassazione
Una società cooperativa è stata condannata a versare contributi per tre amministratori. La Cassazione ha confermato la qualifica del rapporto come lavoro subordinato amministratore, in quanto il loro apporto non era solo gestorio ma una vera prestazione lavorativa inserita nel ciclo produttivo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e per l'applicazione del principio della "doppia conforme".
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Ricorso inammissibile: motivi generici e limiti
Una società di servizi ha presentato ricorso contro la riqualificazione di un contratto di appalto in rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché i motivi presentati erano generici e miravano a una rivalutazione dei fatti, compito che non spetta al giudice di legittimità. La decisione sottolinea l'importanza di formulare ricorsi specifici e tecnicamente corretti.
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Lavoro subordinato: gli indici secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un datore di lavoro, sanzionato per l'impiego irregolare di due collaboratrici. La Corte ha chiarito che la valutazione della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato è una questione di fatto, di competenza dei giudici di merito, basata su un'analisi complessiva degli indici rivelatori, primo fra tutti l'eterodirezione. Ha inoltre stabilito che la condanna al pagamento di una sanzione ridotta rispetto a quella originaria non costituisce un vizio di ultrapetizione.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la sentenza
Una lavoratrice ha impugnato in Cassazione la sentenza di merito che rigettava le sue richieste di differenze retributive, superiore inquadramento e riconoscimento di un periodo di lavoro irregolare. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza per omessa pronuncia, poiché i giudici d'appello avevano completamente ignorato le domande relative al lavoro svolto prima della formale assunzione e al lavoro straordinario. La Corte ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su questi punti.
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Licenziamento collettivo: i criteri di scelta dei lavoratori
Una lavoratrice impugna il suo licenziamento nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo, contestando i criteri di scelta e la limitazione della platea dei lavoratori da licenziare a specifiche unità produttive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della procedura. Ha stabilito che la scelta dell'imprenditore di ridurre il personale è insindacabile nel merito e che la limitazione della platea è ammissibile se giustificata da oggettive esigenze tecnico-produttive, come nel caso di specie.
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Licenziamento collettivo platea: quando è legittima?
Una lavoratrice di un contact center impugnava il proprio licenziamento, sostenendo che l'azienda avrebbe dovuto considerare tutti i dipendenti a livello nazionale nella procedura di licenziamento collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la limitazione della platea dei lavoratori ai soli siti in crisi è legittima se fondata su comprovate e oggettive esigenze tecniche, organizzative e produttive, come la distanza geografica e la non intercambiabilità delle mansioni. La sentenza conferma che la scelta del perimetro del licenziamento collettivo platea spetta all'azienda, a patto che sia adeguatamente motivata.
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Lavoro subordinato: quando l’appello è inammissibile
Un'impresa individuale ricorre in Cassazione dopo che i tribunali di merito avevano confermato l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato non dichiarato con due operai, sulla base di un verbale ispettivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in ogni suo punto, ribadendo che la valutazione dei fatti è riservata ai giudici di merito e chiarendo i limiti all'impugnazione degli atti ispettivi e le rigide condizioni per il ricorso in presenza di una "doppia conforme".
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Lavoro subordinato: i limiti del ricorso in Cassazione
Una società ha contestato la richiesta di pagamento di contributi previdenziali, sostenendo che un suo collaboratore fosse un lavoratore autonomo. La Corte d'Appello ha invece qualificato il rapporto come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della società inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti che definiscono la natura di un rapporto di lavoro spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se adeguatamente motivata.
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Mutatio libelli e lavoro subordinato: guida pratica
La Corte di Cassazione ha stabilito che la modifica del CCNL di riferimento per il calcolo delle retribuzioni in appello non costituisce una 'mutatio libelli' vietata, se la domanda principale resta l'accertamento del lavoro subordinato e la richiesta di una giusta retribuzione ai sensi dell'art. 36 Cost. Nel caso di specie, una lavoratrice aveva ottenuto in appello il riconoscimento del suo rapporto come subordinato. La società datrice di lavoro ha impugnato la decisione, sostenendo che la lavoratrice avesse illegittimamente modificato la sua domanda. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che si trattava di una mera 'emendatio libelli', ovvero una precisazione consentita della domanda originaria.
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Lavoro subordinato: indici e prova in Cassazione
La richiesta di un collaboratore di qualificare il proprio rapporto come lavoro subordinato viene rigettata. La Cassazione conferma la decisione, chiarendo che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La Corte sottolinea che, in assenza del potere direttivo e di controllo del datore di lavoro, indici come un compenso fisso non sono sufficienti a provare la subordinazione.
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Contratto a progetto: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva la conversione del suo contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato. La decisione non entra nel merito della questione, ma si basa su vizi procedurali del ricorso, tra cui la mancanza di specificità dei motivi e l'ostacolo della cosiddetta "doppia conforme", ovvero la conferma in appello della sentenza di primo grado. L'ordinanza sottolinea l'importanza di formulare correttamente gli atti di impugnazione.
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Responsabilità soci società cancellata: la guida
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema della responsabilità soci società cancellata. Il caso riguarda un agente che, non avendo ricevuto commissioni e indennità, ha agito contro i soci della società mandante, ormai estinta. La Suprema Corte ha chiarito che il creditore deve provare che i soci abbiano effettivamente riscosso somme dal bilancio finale di liquidazione per poter agire nei loro confronti. In assenza di tale prova, la domanda non può essere accolta. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio.
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Lavoro subordinato: quando il fatto notorio non basta
Una società organizzatrice di eventi è stata sanzionata per il presunto impiego irregolare di undici addetti alla sicurezza. Le corti inferiori hanno confermato la sanzione, ritenendo 'notorio' che tale attività costituisse lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la qualificazione di un rapporto come lavoro subordinato non può basarsi su una presunzione di notorietà, ma richiede una prova concreta dell'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo del datore di lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Lavoro subordinato giornalista: la Cassazione decide
La richiesta di un corrispondente per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato giornalista è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che una collaborazione continuativa non è sufficiente senza la prova della costante disponibilità del lavoratore nei confronti dell'editore, elemento chiave che indica la subordinazione. L'appello del lavoratore è stato quindi rigettato.
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Qualifica giornalista: redattore o corrispondente?
La Corte di Cassazione interviene sul tema della qualifica giornalista, accogliendo il ricorso di un lavoratore. L'ordinanza stabilisce che per distinguere un corrispondente da un redattore non contano l'assenza dalla redazione o l'orario flessibile, ma criteri oggettivi come la continuità nella trasmissione delle notizie e il loro carattere generale, non solo locale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva declassato il giornalista a corrispondente, rinviando per un nuovo esame basato su questi principi.
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Qualificazione rapporto di lavoro: la sostanza prevale
Una cooperativa contesta la richiesta di contributi da parte dell'Ente Previdenziale, basata sulla ri-qualificazione del rapporto di lavoro dei soci come subordinato. La Cassazione conferma la decisione d'appello, stabilendo che per la qualificazione rapporto di lavoro contano le modalità concrete di svolgimento della prestazione e non il nome dato al contratto, rigettando il ricorso della società.
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Lavoro tra coniugi: prova rigorosa per la subordinazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2364/2026, ha stabilito che il lavoro tra coniugi si presume gratuito. Per dimostrare l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, il coniuge-lavoratore deve fornire una prova rigorosa della subordinazione, come un orario fisso, una retribuzione mensile e la soggezione al potere direttivo dell'altro coniuge. Nel caso di specie, una donna che lavorava nella gioielleria del marito separato non è riuscita a fornire tale prova, vedendosi negato il riconoscimento del rapporto di lavoro e le relative spettanze economiche.
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Lavoro subordinato: quando la partita IVA è fittizia
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riqualifica il rapporto di un medico, formalmente autonomo, in lavoro subordinato. Decisivi l'inserimento stabile nell'organizzazione ospedaliera e l'esercizio di un potere direttivo da parte della struttura sanitaria su turni, ferie e modalità della prestazione.
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Qualificazione rapporto di lavoro: eterodirezione decisiva
Un lavoratore con un ruolo apicale in un'associazione ha chiesto il riconoscimento del suo rapporto come subordinato. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il punto centrale per la qualificazione rapporto di lavoro è l'eterodirezione, ovvero l'assoggettamento al potere direttivo del datore. In assenza di questo elemento, anche a fronte di una presenza costante in sede, il rapporto è considerato autonomo.
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