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Art. 2094 Codice Civile — Anno 2024

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153 provvedimenti

Altri anni per Art. 2094 Codice Civile

Lavoro subordinato università: no alla conversione
Una docente di lingua ha richiesto la conversione della sua serie di contratti a termine con un'università in un unico rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla natura subordinata del rapporto è una questione di fatto insindacabile in sede di legittimità e che la continuità delle mansioni con precedenti incarichi non era decisiva, data la diversa natura giuridica di questi ultimi (collaborazione di diritto pubblico).
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Rapporto di lavoro subordinato: i criteri decisivi
Una società cooperativa ha contestato la qualificazione del rapporto di lavoro di due socie come subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che la valutazione degli elementi fattuali che definiscono un rapporto di lavoro subordinato, come l'orario predeterminato e il controllo gerarchico, spetta ai tribunali di primo e secondo grado e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Plusorario medico: quando è base imponibile?
Un medico ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, una struttura sanitaria, per l'omesso versamento dei contributi previdenziali sul compenso percepito per il lavoro in 'plusorario'. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7212/2024, ha stabilito che il compenso per il plusorario medico, essendo strettamente connesso al rapporto di lavoro subordinato, rientra a pieno titolo nell'imponibile previdenziale. La Corte ha rigettato le argomentazioni dell'ospedale, che sosteneva la natura autonoma di tali prestazioni, e ha cassato con rinvio la sentenza d'appello per non essersi pronunciata sulla domanda di risarcimento per il futuro danno pensionistico.
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NASpI e carica sociale: obbligo di comunicazione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6933/2024, ha stabilito che il percettore di NASpI che ricopre una carica sociale (es. amministratore) non è tenuto a comunicarlo all'INPS, pena la decadenza dal beneficio. Tale obbligo, infatti, sussiste solo in caso di svolgimento di un'attività lavorativa autonoma o di impresa individuale. La Corte chiarisce che il rapporto societario non rientra in queste categorie, e l'assimilazione fiscale del reddito è irrilevante per la decadenza dalla prestazione legata a NASpI e carica sociale.
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Lavoro subordinato: quando si applica a cooperative
Una cooperativa sociale ha contestato la riqualificazione dei rapporti di lavoro dei suoi collaboratori in lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la presenza di eterodirezione, ovvero il potere direttivo e di controllo del datore di lavoro, è l'elemento decisivo per definire un rapporto come subordinato, a prescindere dal nome formale del contratto.
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Giudicato e lavoro: no a preclusioni su cause diverse
Un lavoratore, dopo aver perso una causa per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato, ne avvia una seconda per ottenere il compenso per le stesse attività, qualificandole però come prestazione d'opera autonoma. La Corte di Appello dichiara inammissibile la nuova domanda per effetto del giudicato. La Cassazione, con l'ordinanza in esame, ribalta la decisione, chiarendo il principio su giudicato e lavoro: una sentenza sul lavoro subordinato non preclude un'azione basata sul lavoro autonomo, data la diversa 'causa petendi'.
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Lavoro subordinato: quando si applica a professionisti?
Un collaboratore tecnico ha citato in giudizio un architetto per ottenere il riconoscimento del suo rapporto come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La sentenza chiarisce che, per le prestazioni intellettuali, la prova della subordinazione richiede la dimostrazione di un effettivo potere direttivo del datore di lavoro, non essendo sufficiente una semplice collaborazione continuativa. La Corte ha inoltre validato la legittimità della nomina di un giudice ausiliario come relatore nel processo d'appello.
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Centro unico di imputazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riconosceva un centro unico di imputazione tra tre società collegate. Una dipendente, formalmente assunta da una sola società, prestava la sua attività lavorativa per tutte e tre. La Corte ha stabilito che, ai fini della responsabilità solidale, è sufficiente la connessione economico-funzionale e l'utilizzo condiviso della prestazione lavorativa, non essendo più necessaria l'individuazione di un unico soggetto che impartisce ordini.
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Rimessione in termini: guasto tecnico non basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso depositato tardivamente. La richiesta di rimessione in termini, motivata da un guasto al dispositivo di firma digitale, è stata respinta. La Corte ha chiarito che un problema tecnico interno all'organizzazione del difensore non costituisce una 'causa non imputabile' assoluta, poiché la parte non ha dimostrato l'impossibilità di adottare soluzioni alternative per rispettare la scadenza.
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Qualificazione rapporto di lavoro: Cassazione chiarisce
Una lavoratrice, impiegata nella vendita di carte di credito, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, non ravvisando gli indici della subordinazione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la corretta qualificazione del rapporto di lavoro dipende dalla prova della soggezione al potere direttivo del datore, prova che in questo caso mancava.
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Frazionamento del credito: quando è legittimo?
Un lavoratore ha agito contro il suo datore di lavoro e la relativa azienda agricola per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del frazionamento del credito, stabilendo che non costituisce abuso del processo agire prima con un procedimento monitorio per un credito liquido e documentato, e poi con una causa ordinaria per accertare un credito diverso, vantato verso due soggetti distinti. La Corte ha rigettato il ricorso dei datori di lavoro, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Prescrizione crediti lavoro: la Cassazione rinvia
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione su un caso riguardante la riqualificazione di contratti di collaborazione in lavoro subordinato. La questione centrale, relativa alla decorrenza della prescrizione dei crediti lavoro in caso di contratti a termine successivi, è stata ritenuta meritevole di un rinvio in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite, data la sua importanza e la necessità di un orientamento giurisprudenziale uniforme.
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Prescrizione lavoro: Cassazione attende Sezioni Unite
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul ricorso di un'azienda ospedaliera contro una sua ex collaboratrice, una biologa a cui era stato riconosciuto un rapporto di lavoro subordinato. Il rinvio si è reso necessario perché la questione centrale, relativa all'inizio della decorrenza della prescrizione lavoro per i crediti retributivi in contratti a termine illegittimi, è attualmente al vaglio delle Sezioni Unite. L'azienda contestava la decisione della Corte d'Appello su vari punti, inclusa la qualificazione del rapporto e, appunto, la prescrizione dei crediti.
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Danno comunitario: sì anche senza contratto scritto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4943/2024, ha stabilito un principio fondamentale a tutela dei lavoratori precari del settore pubblico. La Corte ha chiarito che il diritto al risarcimento del cosiddetto "danno comunitario" per l'abusiva reiterazione di contratti a termine sussiste anche quando i rapporti di lavoro sono stati instaurati senza un contratto scritto. La mancanza della forma scritta, che di per sé costituisce un'illegittimità, non può annullare la tutela prevista dalla normativa europea contro l'abuso dei contratti a termine, ma anzi ne rafforza la necessità.
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Lavoro pubblico precario: tutela anche senza contratto
Una lavoratrice del settore forestale, impiegata da una Pubblica Amministrazione con una serie di contratti a termine non scritti, ha visto riconosciuto il suo diritto al risarcimento per l'abuso di tali contratti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la nullità dei contratti per mancanza di forma scritta non esclude la tutela contro la reiterazione abusiva, rafforzando così la protezione del lavoro pubblico precario in linea con le direttive europee. È stato invece negato il diritto a un'indennità per la mera disponibilità a lavorare.
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Danno comunitario: tutela anche senza contratto scritto
Una lavoratrice precaria, impiegata per anni da una pubblica amministrazione regionale tramite rapporti a termine non formalizzati per iscritto, ha richiesto il risarcimento per l'abusiva reiterazione dei contratti. La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha stabilito un principio cruciale: la tutela risarcitoria per il cosiddetto "danno comunitario" spetta al lavoratore anche in assenza di un contratto scritto. La nullità del contratto per vizio di forma, imputabile all'amministrazione, non può vanificare la protezione prevista dalla normativa europea contro l'abuso del lavoro precario. La Corte ha quindi cassato la decisione d'appello che negava il risarcimento, affermando che la mancanza di forma scritta costituisce un'illegittimità aggiuntiva che non esclude, ma anzi rafforza, la necessità di tutela.
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Danno comunitario: sì al risarcimento senza contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico ha diritto al risarcimento del cosiddetto "danno comunitario" per l'abusiva reiterazione di contratti a termine, anche qualora tali contratti siano nulli per mancanza di forma scritta. Secondo la Corte, il vizio di forma, imputabile alla Pubblica Amministrazione, non può tradursi in una minore tutela per il lavoratore, poiché la protezione contro il precariato imposta dal diritto dell'Unione Europea prevale sul vizio formale del singolo contratto.
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Danno comunitario: tutela anche senza contratto scritto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4075/2024, ha stabilito un principio cruciale per i lavoratori precari del settore pubblico. Ha chiarito che la tutela contro l'abusiva reiterazione di contratti a termine, nota come risarcimento del danno comunitario, spetta al lavoratore anche qualora i contratti siano stati stipulati senza la forma scritta richiesta per legge, e quindi formalmente nulli. La Corte ha ritenuto che la nullità formale, imputabile alla pubblica amministrazione, non può vanificare la protezione sostanziale voluta dal diritto europeo contro l'abuso del lavoro precario.
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Natura retributiva obbligo: cessione d’azienda nulla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3505/2024, ha ribadito un principio cruciale in materia di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima. Il caso riguarda una lavoratrice che, dopo la declaratoria di nullità del trasferimento, ha offerto la propria prestazione lavorativa all'originario datore di lavoro (cedente), il quale l'ha rifiutata. La Corte ha confermato che le somme dovute dal datore di lavoro cedente hanno natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, lo stipendio percepito dalla lavoratrice presso il datore di lavoro cessionario non può essere detratto, consolidando un orientamento a tutela del lavoratore.
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Contratto a termine nullo: risarcimento per abuso
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico ha diritto al risarcimento del danno per abusiva reiterazione di contratti a termine, anche se tali contratti sono nulli per mancanza di forma scritta. La Corte ha chiarito che la nullità, imputabile principalmente al datore di lavoro pubblico, non può vanificare la tutela eurounitaria contro il precariato. La nullità formale si aggiunge alla violazione sostanziale, rafforzando il diritto del lavoratore alla tutela risarcitoria agevolata (c.d. danno comunitario), senza necessità di provare il danno specifico. È stato invece respinto il motivo relativo a un compenso per la mera disponibilità alla chiamata.
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