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art. 208 l.fall.

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Insinuazione tardiva al passivo: vince il lavoratore non avvisato
Un ex dipendente ha proposto opposizione allo stato passivo di una società cooperativa in liquidazione coatta amministrativa per ottenere il pagamento di stipendi arretrati e TFR. Il Tribunale ha rigettato la domanda ritenendola fuori tempo massimo, poiché il provvedimento di liquidazione era stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il mancato invio della comunicazione personale al creditore costituisce una causa non imputabile del ritardo. Di conseguenza, l'insinuazione tardiva al passivo è ammissibile, a meno che il liquidatore non provi che il creditore avesse comunque una conoscenza effettiva e concreta della procedura. La semplice pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale non basta a dimostrare tale conoscenza.
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Insinuazione tardiva al passivo: vince il lavoratore senza avviso
Un ex dipendente ha richiesto il pagamento di stipendi arretrati e TFR a una cooperativa in liquidazione coatta amministrativa. Il Tribunale ha rigettato la domanda perché presentata oltre i termini, ritenendo che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale bastasse a informare il lavoratore. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del lavoratore. La Corte ha stabilito che, in mancanza della comunicazione personale prevista dalla legge, l'insinuazione tardiva al passivo è sempre ammessa, a meno che il liquidatore non dimostri che il creditore avesse una conoscenza effettiva e concreta della procedura. La semplice pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a far decorrere i termini contro il lavoratore.
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Stato passivo: prova crediti manutenzione in LCA
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione dallo stato passivo di un credito vantato da una società per lavori di manutenzione su immobili di una cooperativa in liquidazione coatta amministrativa. Nonostante la Corte abbia precisato che in tale procedura è possibile emendare la domanda in sede di opposizione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La ricorrente non ha fornito prova dell'opponibilità del titolo di detenzione né dell'autorizzazione del liquidatore per l'esecuzione dei lavori, rendendo il credito non azionabile verso la procedura.
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Prescrizione e Amministrazione Straordinaria: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16166/2024, ha stabilito che la domanda di ammissione al passivo in amministrazione straordinaria non interrompe la prescrizione. L'effetto interruttivo permanente si produce solo con il deposito dell'elenco dei crediti da parte dei commissari. Nel caso di specie, un credito vantato da un Ministero verso una società, poi fallita, è stato dichiarato prescritto poiché erano decorsi oltre dieci anni dall'ultimo atto interruttivo, senza che i commissari avessero mai depositato l'elenco dei crediti ammessi. La successiva conversione in fallimento non ha sanato la prescrizione già maturata.
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Contestazione an debeatur: assorbe il quantum?
Un avvocato si oppone alla drastica riduzione dei suoi compensi professionali richiesti a un ente in liquidazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, rigetta il ricorso, stabilendo due principi fondamentali. Primo: la contestazione radicale del diritto al compenso (contestazione an debeatur), basata sulla validità del mandato, assorbe e rende superflua una specifica contestazione sull'importo (quantum). Secondo: il valore di una causa amministrativa volta ad annullare un provvedimento è da considerarsi indeterminabile ai fini del calcolo delle tariffe forensi, e non può essere parametrato all'intero patrimonio dell'ente assistito.
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Prescrizione fideiussione: stop alla decorrenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di ammissione al passivo del creditore nella liquidazione coatta amministrativa del debitore principale interrompe la prescrizione fideiussione. Tale interruzione ha un effetto permanente, che si estende al garante (fideiussore) e dura fino alla chiusura della procedura concorsuale. La Corte ha rigettato il ricorso del fideiussore, il quale sosteneva che il credito fosse prescritto, confermando la validità della richiesta di pagamento della banca.
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Onere della prova: come dimostrare il credito di lavoro
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex dipendente contro una società in liquidazione, confermando che l'onere della prova del credito spetta interamente al lavoratore. Documenti come buste paga non firmate o certificazioni uniche parziali sono stati ritenuti insufficienti a dimostrare il diritto alle retribuzioni e al TFR, evidenziando la necessità di prove complete e certe nel contesto di una procedura concorsuale.
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Prescrizione e amministrazione straordinaria: la Corte
Una società creditrice si è vista negare l'ammissione al passivo di un fallimento per prescrizione del credito. Il credito era sorto durante una precedente procedura di amministrazione straordinaria, seguita senza interruzioni dal fallimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la domanda di ammissione al passivo presentata nella procedura di amministrazione straordinaria produce un effetto interruttivo permanente della prescrizione, che dura per tutta la procedura concorsuale, compreso il successivo fallimento.
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