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Art. 208 Codice della Crisi d'Impresa

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Prova Credito Fallimento: Fatture respinte, il curatore è terzo
Un'azienda fornitrice ha tentato di recuperare un credito di oltre 500.000 euro da un cliente fallito, basando la richiesta solo sulle proprie fatture. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiave sulla prova del credito nel fallimento: le fatture, da sole, non bastano. Il curatore fallimentare non è un successore dell'azienda, ma un soggetto terzo che tutela tutti i creditori. Pertanto, le normali regole sulla validità delle scritture contabili tra imprese non si applicano. Il creditore ha perso perché non ha fornito prove più solide, come contratti o documenti di trasporto firmati.
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Domanda tardiva al passivo: 60 giorni anche per crediti nuovi
Una società affittuaria di un ramo d'azienda paga i debiti verso i dipendenti della società concedente, finita in liquidazione giudiziale. Successivamente, presenta una domanda tardiva di ammissione al passivo per recuperare le somme. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il termine di 60 giorni per le domande tardive, previsto dal nuovo Codice della Crisi, si applica anche ai crediti sorti durante la procedura. Il termine decorre dal momento in cui il credito sorge. La domanda, presentata oltre questo limite, è stata quindi dichiarata inammissibile.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Milano ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, accertando uno stato di insolvenza conclamato. La decisione si fonda su debiti scaduti superiori a 30.000 euro, inclusi un debito fiscale di oltre 200.000 euro, e l'incapacità strutturale dell'impresa di far fronte alle proprie obbligazioni. La sentenza conferma la competenza del Tribunale basata sul Centro degli interessi principali (COMI) dell'impresa.
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Liquidazione giudiziale: quando scatta l’insolvenza?
Il Tribunale di Milano ha aperto la liquidazione giudiziale di un'impresa individuale su ricorso di alcuni creditori. La decisione si fonda sulla prova dello stato di insolvenza, caratterizzato da un'incapacità strutturale di adempiere alle obbligazioni, e sul superamento delle soglie di debito e ricavi previste dal Codice della Crisi d'Impresa, includendo nel calcolo anche i debiti verso l'Erario.
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Liquidazione Giudiziale: Requisiti e Apertura
Una società ha presentato ricorso per la propria liquidazione giudiziale. Il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta, dichiarando aperta la procedura. La decisione si basa sulla verifica della competenza territoriale, sul superamento delle soglie di indebitamento previste dal Codice della Crisi (con debiti superiori al milione di euro) e sull'accertamento di un conclamato stato di insolvenza, manifestato dall'incapacità di far fronte ai pagamenti e da un forte squilibrio patrimoniale. Sono stati nominati un giudice delegato e un curatore per gestire le fasi successive.
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Liquidazione Giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, su ricorso di un creditore. La decisione si fonda sulla verifica di uno stato di insolvenza irreversibile, provato da un ammontare di debiti scaduti e non pagati, sia verso privati che verso enti previdenziali e fiscali, superiore alla soglia di 30.000 euro, e sulla conseguente incapacità dell'impresa di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni.
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Crediti prededucibili: il termine per l’insinuazione
Un Comune ha presentato con 11 mesi di ritardo una domanda di insinuazione per crediti prededucibili (sanzioni e interessi IMU) verso una società in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che, sebbene non esista un termine fisso, il creditore deve agire in un tempo ragionevole. Un ritardo ingiustificato viene considerato 'colpevole' e comporta l'inammissibilità della richiesta, la cui valutazione spetta al giudice di merito.
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Liquidazione giudiziale: quando viene aperta?
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato aperta la procedura di liquidazione giudiziale nei confronti di una società, su ricorso di alcuni creditori. La decisione si basa sulla conclamata insolvenza dell'impresa, provata da un cospicuo ammontare di debiti fiscali e contributivi non pagati, e sulla sua mancata costituzione in giudizio. La sentenza nomina un giudice delegato e un curatore, fissando i termini per le successive fasi della procedura.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura
Il Tribunale di Bergamo ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per un'impresa in grave stato di dissesto. La decisione si basa sull'enorme esposizione debitoria (oltre 2,6 milioni di euro) a fronte di un attivo irrisorio (€ 37), sulla richiesta dei creditori e sulla stessa adesione del debitore. La sentenza nomina il Giudice Delegato e il Curatore, fissando le scadenze per la procedura di accertamento del passivo.
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Liquidazione giudiziale: requisiti e apertura
Un'impresa del settore alimentare, gravata da ingenti debiti verso fornitori, erario ed enti previdenziali, è stata dichiarata in stato di liquidazione giudiziale dal Tribunale di Bergamo. La sentenza evidenzia lo stato di grave dissesto finanziario, l'incapacità di far fronte alle obbligazioni e la mancata costituzione in giudizio del debitore. Il Tribunale ha nominato un curatore e un giudice delegato, fissando i termini per il deposito dei bilanci e l'udienza di verifica dei crediti, applicando le norme del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (CCII).
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Bergamo ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società debitrice su ricorso di un creditore. Nonostante la società resistente avesse tentato di difendersi allegando piani di rientro parzialmente onorati e un presunto credito fiscale, il Tribunale ha accertato uno stato di insolvenza conclamato. La decisione si fonda sull'elevato indebitamento verso il ricorrente e l'erario, sull'esistenza di altre procedure monitorie e sulla mancanza di mezzi liquidi per far fronte alle obbligazioni. È stata inoltre rigettata la richiesta della società di un termine per presentare un piano alternativo, giudicata troppo generica e priva di supporto documentale.
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