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Art. 201 l.fall.

6 provvedimenti

Liquidazione coatta amministrativa: salvi i crediti di lavoro
Due lavoratori ottengono una sentenza favorevole che riconosce il loro rapporto di lavoro subordinato e condanna il datore di lavoro al pagamento delle differenze retributive. Durante l'appello, il datore di lavoro viene posto in liquidazione coatta amministrativa. La Corte d'Appello dichiara la temporanea improseguibilità del giudizio senza decidere nel merito. La Corte di Cassazione cassa la decisione, stabilendo che la liquidazione coatta amministrativa non rende improcedibile la causa se è già presente una sentenza di primo grado non ancora definitiva. In questo caso, il credito dei lavoratori viene ammesso al passivo con riserva e il processo d'appello deve proseguire regolarmente per accertare il diritto in sede ordinaria.
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Liquidazione coatta amministrativa: debiti bancari
La Corte di Cassazione ha confermato l'improcedibilità di un giudizio promosso da una società in fallimento contro una banca in liquidazione coatta amministrativa. La controversia riguardava operazioni bancarie contestate su un conto corrente estinto prima della cessione d'azienda a un nuovo istituto. Poiché il rapporto era già chiuso, la banca cessionaria non è subentrata nel debito, rendendo necessario far valere le pretese esclusivamente all'interno della procedura di liquidazione coatta amministrativa.
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Stato passivo: prova crediti manutenzione in LCA
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione dallo stato passivo di un credito vantato da una società per lavori di manutenzione su immobili di una cooperativa in liquidazione coatta amministrativa. Nonostante la Corte abbia precisato che in tale procedura è possibile emendare la domanda in sede di opposizione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La ricorrente non ha fornito prova dell'opponibilità del titolo di detenzione né dell'autorizzazione del liquidatore per l'esecuzione dei lavori, rendendo il credito non azionabile verso la procedura.
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Privilegio fondiario: sì alla liquidazione controllata
Una società finanziaria, creditrice in forza di un mutuo fondiario, avviava un'espropriazione immobiliare contro un debitore. Successivamente, quest'ultimo veniva ammesso alla procedura di liquidazione controllata per sovraindebitamento. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22914/2024, ha stabilito un principio di diritto fondamentale: il "privilegio fondiario" previsto dall'art. 41 del Testo Unico Bancario, che consente al creditore di proseguire l'azione esecutiva individuale, si applica non solo alla liquidazione giudiziale (l'ex fallimento) ma anche alla liquidazione controllata. La decisione si fonda sull'interpretazione del rinvio normativo operato dal Codice della Crisi, che estende l'intera disciplina, incluse le eccezioni, alla procedura minore.
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Compensazione credito tributario: la Cassazione decide
Una società cooperativa in liquidazione coatta amministrativa ha richiesto un rimborso IVA, ma l'Agenzia delle Entrate ha eccepito la compensazione con un debito preesistente. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimazione dell'Agenzia delle Entrate ad agire in giudizio autonomamente dall'Agente della Riscossione. Inoltre, ha stabilito che la compensazione del credito tributario può essere validamente eccepita nel processo tributario per neutralizzare la richiesta di rimborso, anche se il contribuente si trova in una procedura concorsuale. La Corte ha rigettato il ricorso della società, confermando la sentenza di secondo grado.
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Inammissibilità del ricorso: motivi fattuali e confusi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un ex liquidatore contro una società cooperativa. La decisione si fonda sulla presentazione confusa e indistinta dei motivi, che mescolavano questioni di diritto a valutazioni di mero fatto, non riesaminabili in sede di legittimità. La Corte ha inoltre confermato il rigetto della domanda di compensazione del professionista, poiché il suo credito non era né liquido né di pronta liquidazione.
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