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art. 20 l. 47/1985

6 provvedimenti

Ordine di demolizione immobile abusivo: no alla grazia parziale
L'Erede di un manufatto edilizio abusivo ha proposto ricorso chiedendo di limitare l'ordine di demolizione immobile abusivo alle sole opere di completamento eseguite dopo un dissequestro illegittimo. La ricorrente sosteneva che la struttura portante preesistente fosse estranea al processo penale originario. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta confermando l'orientamento consolidato. Il reato urbanistico ha natura unitaria e permanente, iniziando con i primi lavori e proseguendo fino all'ultimazione totale del fabbricato. Conseguentemente, l'ordine di demolizione immobile abusivo colpisce l'intero manufatto di 75 metri quadri e non solo le finiture. L'Erede deve sostenere integralmente le spese e subire l'abbattimento completo del fabbricato.
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Condono edilizio e Demolizione: La Cassazione annulla per presunzioni
Due cittadini hanno costruito abusivamente. Sono stati condannati e hanno ricevuto un ordine di demolizione. Hanno ottenuto un condono edilizio dal Comune. Il giudice dell'esecuzione ha però rifiutato di revocare l'ordine di demolizione, dubitando che l'opera fosse completa entro la data limite del 31.12.1993. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il giudice aveva basato il suo rifiuto su semplici presunzioni, senza un'adeguata verifica dei fatti e ignorando prove che indicavano il completamento del manufatto entro i termini per il condono edilizio. La Cassazione ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Reato prescritto ma ordine di demolizione attivo: la Cassazione
Gli eredi di un imputato hanno chiesto alla Corte di Cassazione la correzione di un errore materiale contenuto in una sentenza risalente agli anni Novanta. La Suprema Corte aveva allora annullato la condanna per intervenuta prescrizione dei reati edilizi, ma aveva dimenticato di revocare la sanzione accessoria. La Procura ha in seguito avviato la procedura esecutiva per abbattere l'immobile. Gli eredi hanno quindi invocato la procedura di correzione per eliminare l'ordine di demolizione rimasto formalmente attivo. La Cassazione ha accolto la richiesta, stabilendo che la caduta della condanna penale comporta l'automatica revoca della sanzione ripristinatoria. L'omissione non dipende da una valutazione discrezionale, ma costituisce una mera dimenticanza emendabile con la correzione dell'errore materiale.
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Condono edilizio: il tetto in lamiera non evita la demolizione
Un acquirente ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione di un immobile abusivo, sostenendo di aver ottenuto un condono edilizio. Tuttavia, i giudici hanno accertato che alla data limite del 31 dicembre 1993 la struttura consisteva solo in un'intelaiatura metallica coperta da lamiere, priva di pareti esterne e di un tetto definitivo. La Corte di Cassazione ha confermato che il condono edilizio è illegittimo se mancano i requisiti di ultimazione dell'opera al rustico entro i termini di legge. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile: l'ordine di demolizione resta pienamente valido e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione e tutela della salute del minore
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo, respingendo il ricorso di un cittadino che invocava la tutela della salute del figlio minore affetto da gravi patologie. La Corte ha stabilito che l'ordine di demolizione è legittimo se il diritto alla salute può essere garantito in una diversa abitazione idonea. Il provvedimento sottolinea che il lungo tempo trascorso dal giudicato (oltre 17 anni) è imputabile al ricorrente, il quale disponeva inoltre di risorse economiche sufficienti per trovare una soluzione abitativa alternativa e salubre per il proprio nucleo familiare.
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Prescrizione reati: annullata condanna per vizi notifica
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna emessa quasi trent'anni fa. La decisione si fonda sulla intervenuta prescrizione dei reati, aggravata da vizi procedurali legati alla notifica degli atti a un imputato che, all'epoca dei fatti, si era trasferito all'estero. La Suprema Corte ha ribadito che il decorso del tempo estingue il reato, soprattutto quando le garanzie difensive, come la corretta citazione in giudizio, non sono state rispettate.
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