Una nota casa di moda italiana ha citato in giudizio un'altra grande azienda di abbigliamento per contraffazione di marchio, sostenendo che l'etichetta del concorrente sui jeans fosse confondibile con il proprio 'marchio di posizione' registrato (una striscia di tessuto diagonale sulla quinta tasca). La Corte di Cassazione, confermando le decisioni precedenti, ha respinto l'accusa di contraffazione. Ha stabilito che, nonostante le somiglianze, differenze significative (come l'orientamento diagonale contro quello orizzontale e la presenza del nome del marchio del concorrente) e il contesto di vendita di beni di lusso eliminavano qualsiasi rischio reale di confusione per i consumatori. La Corte ha anche confermato la validità del marchio di posizione originale, riconoscendone la distintività intrinseca.
Continua »