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art. 2 del d.lgs. n. 128 del 2015

10 provvedimenti

Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e reati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17380/2024, ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale si applica quando sussistono seri indizi di un reato tributario che impongono un obbligo di denuncia. Questa condizione opera indipendentemente dalla presentazione effettiva della denuncia o dall'esito del successivo procedimento penale. Il caso riguardava un professionista che contestava avvisi di accertamento per costi indeducibili derivanti da fatture per operazioni inesistenti.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9894/2024, interviene su un caso di operazioni soggettivamente inesistenti. Viene rigettato il ricorso di un'azienda che aveva dedotto l'IVA da fatture emesse da una società 'cartiera'. La Corte ribadisce che spetta all'Agenzia delle Entrate provare la fittizietà del fornitore e la consapevolezza del contribuente. Tuttavia, accoglie il motivo relativo all'applicazione del principio del 'favor rei', cassando la sentenza e rinviando alla commissione tributaria per il ricalcolo delle sanzioni secondo la normativa più favorevole.
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Raddoppio termini accertamento: quando è legittimo?
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF, sostenendo che fosse stato notificato oltre i termini di decadenza. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato il raddoppio termini accertamento a causa di sospetti reati tributari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il raddoppio dei termini è legittimo quando sussiste l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'esito del procedimento penale.
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Cessione di ramo d’azienda: i criteri distintivi
Una società immobiliare contesta la riqualificazione di un acquisto di beni come una cessione di ramo d'azienda da parte dell'Agenzia Fiscale, con conseguente recupero dell'IVA. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, stabilendo che il giudice di merito non ha adeguatamente verificato se il complesso dei beni ceduti, appartenenti a un'impresa fallita da oltre vent'anni, possedesse ancora l'autonomia funzionale e l'organizzazione necessarie per essere considerato un'azienda. La Corte ha cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame che applichi i corretti criteri civilistici per la qualificazione della cessione di ramo d'azienda.
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Raddoppio termini accertamento: escluso per l’IRAP
Una società ha impugnato avvisi di accertamento per IRPEG, IRAP e IVA, basati sull'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32052/2024, ha affrontato la questione del raddoppio termini accertamento in presenza di un'indagine penale. Ha stabilito che tale raddoppio è legittimo per imposte dirette e IVA, ma non per l'IRAP, poiché le violazioni relative a quest'ultima non sono penalmente sanzionate. La Corte ha inoltre negato la deducibilità dei costi e la detrazione IVA, data la mancata prova della certezza dei costi e della buona fede del contribuente. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione dell'accertamento IRAP e delle sanzioni.
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Raddoppio termini accertamento: no se l’evasione è lieve
Una contribuente riceve un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2003 notificato nel 2013, oltre i termini ordinari. L'Agenzia delle Entrate giustificava il ritardo con il raddoppio termini accertamento, presupponendo un reato tributario. La Corte di Cassazione ha annullato l'atto, chiarendo che il raddoppio è illegittimo se l'importo contestato dall'Agenzia stessa è inferiore alla soglia di punibilità penale prevista dalla legge. Di conseguenza, l'accertamento era tardivo e nullo.
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Società estinta: sopravvivenza fiscale e ricorsi
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della società estinta e delle sue passività fiscali. Il caso riguarda una S.r.l. cancellata dal Registro delle Imprese, alla quale l'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento per diversi anni d'imposta. La Corte ha stabilito che, in applicazione dell'art. 28 del d.lgs. 175/2014, se la richiesta di cancellazione è successiva all'entrata in vigore della norma, la società si considera 'sopravvissuta' per cinque anni ai soli fini fiscali. Di conseguenza, l'ex liquidatore mantiene la legittimazione a rappresentare la società in giudizio, mentre gli ex soci sono privi di tale potere, non potendo agire come successori. La decisione chiarisce quindi chi è il corretto interlocutore del Fisco dopo l'estinzione di una società.
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Raddoppio termini accertamento: soglie di punibilità
La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando l'annullamento di un avviso di accertamento. Il caso riguardava l'applicazione del raddoppio termini accertamento per redditi da reato. La Corte ha stabilito che, sebbene la denuncia penale tardiva sia irrilevante, il raddoppio non si applica se l'imposta evasa non supera la soglia di punibilità penale, come correttamente valutato dal giudice di merito.
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Raddoppio dei termini: basta il sospetto di reato
La Corte di Cassazione stabilisce che per il raddoppio dei termini di accertamento fiscale è sufficiente la mera configurabilità astratta di un reato tributario. Non è necessaria l'effettiva presentazione di una denuncia penale né rileva l'esito di eventuali procedimenti. La sentenza annulla la decisione di merito che aveva escluso il raddoppio dei termini basandosi sull'assenza di una notizia di reato iscritta a carico della contribuente.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un liquidatore di società contesta un avviso di accertamento fiscale ritenendolo tardivo. L'Agenzia delle Entrate si difende invocando il raddoppio termini accertamento per la presenza di indizi di reato tributario. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato del Fisco, stabilendo che per l'estensione dei termini è sufficiente la sussistenza di fatti che comportano l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito di un eventuale procedimento. La Corte ha inoltre chiarito la disciplina delle spese di lite a favore dell'ente impositore.
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