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art. 2 d.lgs. n. 40 del 2006

9 provvedimenti

Indennità chilometrica: il CCNL prevale sul contratto CIR
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, un Consorzio, per ottenere un'indennità chilometrica più elevata, basata sul Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) anziché sul Contratto Integrativo Regionale (CIR), meno favorevole. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, confermando la decisione della Corte d'Appello. La Corte ha stabilito che l'indennità, sebbene definita 'rimborso', ha natura di stipendio a causa della sua erogazione continuativa e forfettaria. Di conseguenza, prevale la disciplina del CCNL, più vantaggiosa, poiché la materia non era stata delegata alla contrattazione regionale.
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Contrattazione collettiva: CCNL prevale sul CIR
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29559/2023, ha chiarito i limiti della contrattazione collettiva di secondo livello. Un consorzio aveva applicato un contratto integrativo regionale (CIR) per calcolare l'indennità chilometrica di un dipendente, in deroga al più favorevole contratto collettivo nazionale (CCNL). La Corte ha respinto il ricorso del datore di lavoro, stabilendo che il CIR non può disciplinare materie non espressamente delegate dal CCNL. In questo caso, l'indennità per raggiungere il posto di lavoro non rientrava tra le materie delegabili, come le missioni e trasferte, pertanto doveva essere applicata la disciplina nazionale.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni ex dipendenti di un ente in liquidazione, che chiedevano il riconoscimento di crediti retributivi. Il ricorso per cassazione è stato respinto per vizi formali, tra cui la formulazione generica e cumulativa dei motivi e il tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La sentenza sottolinea l'importanza della specificità e del rispetto dei limiti del giudizio di cassazione.
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Ricorso per cassazione decadenza genitoriale: quando?
Una madre ha proposto un ricorso per cassazione per decadenza genitoriale contro un decreto del Tribunale per i minorenni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il rimedio corretto è il reclamo alla Corte d'Appello. Il ricorso diretto in Cassazione è possibile solo per provvedimenti definitivi, cioè non altrimenti impugnabili, e il decreto in questione non rientra in tale categoria.
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Servitù coattiva: quando la motivazione è apparente
Una disputa su un confine immobiliare approda in Cassazione. La Corte chiarisce la differenza tra azione di regolamento di confini e accertamento contrattuale, rigettando le doglianze sulla proprietà. Tuttavia, accoglie il ricorso in tema di servitù coattiva, cassando la decisione d'appello per 'motivazione apparente', in quanto il giudice non aveva spiegato adeguatamente le ragioni del rigetto della domanda di passaggio, specie in relazione all'accesso per persone con disabilità.
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Spese processuali contumace: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7179/2024, si è pronunciata su un caso originato da una controversia immobiliare. La Corte ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso relativo a una presunta evizione parziale, ma ha accolto quello sulle spese processuali. È stato stabilito che non si possono liquidare le spese legali in favore della parte vittoriosa che è rimasta contumace (cioè non si è costituita in giudizio), poiché il rimborso è finalizzato a compensare costi effettivamente sostenuti per la difesa, cosa che non avviene in caso di mancata partecipazione al processo.
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Indennità preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità sostitutiva del preavviso spetta al lavoratore licenziato a seguito di un cambio appalto, anche se viene immediatamente riassunto dalla nuova impresa. La Corte ha chiarito che la clausola sociale di riassorbimento non elimina l'obbligo del datore di lavoro uscente di rispettare il termine di preavviso o di versare la relativa indennità, poiché la risoluzione del rapporto è un atto unilaterale di licenziamento e non una cessazione consensuale.
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Preavviso: indennità dovuta nel cambio appalto
La Corte di Cassazione ha confermato che l'indennità sostitutiva del preavviso è dovuta al lavoratore licenziato a seguito di un cambio appalto, anche se viene immediatamente riassunto dalla nuova azienda. La Corte ha chiarito che la risoluzione del rapporto è un licenziamento unilaterale e non un accordo consensuale. Il fatto che il contratto collettivo preveda un preavviso ridotto per questa specifica ipotesi conferma che il diritto non viene meno, ma è solo diversamente modulato.
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Indennità opere concessionario: serve l’ok preventivo
In una lunga controversia tra un consorzio pubblico e una società concessionaria per la gestione di un acquedotto, la Corte di Cassazione ha esaminato la richiesta di indennità per opere realizzate dal concessionario. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'indennità opere concessionario è dovuta solo se l'autorizzazione del concedente è espressa e precedente all'esecuzione dei lavori. Inoltre, ha negato il compenso per servizi accessori in assenza di un'apposita convenzione e ha sottolineato l'importanza di una prova documentale rigorosa per quantificare il valore delle opere.
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