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Art. 2, comma 3, d.lgs. n. 128 del 2015

8 provvedimenti

Litisconsorzio necessario: appello nullo senza soci
La Corte di Cassazione ha dichiarato nullo un giudizio d'appello in materia fiscale perché non tutti i soci di una società di persone erano stati coinvolti nel procedimento. L'ordinanza ribadisce il principio del litisconsorzio necessario, secondo cui la causa, essendo inscindibile, richiede la partecipazione di tutti i soggetti interessati. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla corte di secondo grado per un nuovo esame a contraddittorio integro.
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Raddoppio dei termini: ok anche per i soci di S.r.l.
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale, previsto in caso di reati tributari, si estende automaticamente dalla società a ristretta base societaria ai suoi soci. La Corte ha chiarito che per l'applicazione di tale meccanismo è sufficiente la mera configurabilità astratta di un reato che comporti l'obbligo di denuncia, non essendo necessaria la presentazione effettiva di una denuncia penale. Di conseguenza, l'avviso di accertamento notificato al socio oltre i termini ordinari è stato ritenuto legittimo.
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Presunzione distribuzione utili: La Cassazione decide
Un socio di una società a ristretta base ha impugnato un avviso di accertamento fondato sulla presunzione distribuzione utili non dichiarati. Il ricorso si basava su presunti vizi procedurali, tra cui la mancata notifica dell'accertamento alla società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'accertamento al socio è indipendente da quello alla società. Pertanto, un vizio di notifica all'ente non invalida l'atto verso il socio, il quale deve provare la mancata produzione o distribuzione dei profitti. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di presupposti per una denuncia penale.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
Una società immobiliare è stata accusata dall'Agenzia delle Entrate di aver architettato un complesso schema elusivo per azzerare i redditi derivanti da speculazione immobiliare. Le commissioni tributarie di primo e secondo grado avevano dato ragione all'ente impositore. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha annullato la sentenza d'appello per vizio di motivazione apparente, poiché i giudici di merito si erano limitati a menzionare un generico "intreccio di società" senza spiegare in concreto come questo costituisse un'operazione priva di sostanza economica e finalizzata a un indebito risparmio d'imposta. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Raddoppio termini: sanzioni e reverse charge
Una società operante nel settore dei rottami è stata sanzionata per l'utilizzo di fatture soggettivamente inesistenti in un'operazione di reverse charge. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento, chiarendo che il raddoppio termini accertamento si applica anche agli atti sanzionatori se la violazione presuppone un reato. La Corte ha inoltre ribadito che, una volta che l'Amministrazione fornisce prove della frode, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e la diligenza adottata.
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Raddoppio dei termini: vecchie regole per vecchi avvisi
Una società e il suo socio impugnano avvisi di accertamento per gli anni 2005-2006, basati su presunte fatture false. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di secondo grado, ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento si applica, poiché le nuove normative più favorevoli non sono retroattive per gli avvisi già notificati prima della loro entrata in vigore.
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Raddoppio termini: Cassazione chiarisce la prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per applicare il raddoppio dei termini di accertamento fiscale, non è necessaria una nuova e autonoma denuncia di reato da parte dell'Agenzia delle Entrate se un procedimento penale correlato è già pendente. La preesistenza di un'indagine penale, nell'ambito della quale l'attività ispettiva è stata delegata, costituisce prova sufficiente per giustificare la proroga dei termini per la notifica degli atti impositivi e sanzionatori. La Corte ha quindi annullato la decisione dei giudici di merito che avevano erroneamente richiesto la prova di un inoltro formale della notizia di reato.
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Interposizione fittizia: la Cassazione detta le regole
Un contribuente ha utilizzato una società portoghese per gestire una plusvalenza derivante dalla cessione di azioni. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione come un caso di interposizione fittizia finalizzata all'evasione fiscale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello, specificando che l'Amministrazione Finanziaria ha l'onere di fornire prove presuntive gravi, precise e concordanti per dimostrare che il contribuente è l'effettivo possessore del reddito. Non è sufficiente che il giudice ritenga la ricostruzione del Fisco semplicemente 'plausibile'.
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