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Art. 2, comma 26, l. n. 335 del 1995

11 provvedimenti

Prescrizione Contributi Gestione Separata: La Cassazione Cambia Tutto
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della Prescrizione contributi Gestione Separata. Una lavoratrice aveva contestato l'obbligo di iscrizione e il versamento di contributi all'INPS. La Corte d'Appello aveva stabilito che il termine di prescrizione iniziava dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che il dies a quo (il momento iniziale) per la prescrizione dei contributi dovuti alla Gestione Separata decorre dalla scadenza dei termini per il loro pagamento, non dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi. La sentenza è stata cassata con rinvio, a favore della lavoratrice.
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Pensione totalizzata: il calcolo contributivo prevale sul misto
Un Lavoratore ha chiesto il ricalcolo della sua pensione in totalizzazione, ottenuta sommando contributi versati in diverse gestioni, per applicare il più favorevole 'sistema misto' anziché il 'sistema contributivo'. La Corte d'Appello aveva accolto la sua richiesta. Tuttavia, l'INPS ha contestato, sostenendo che il Lavoratore non aveva maturato i requisiti anagrafici specifici entro il primo trimestre dell'anno per beneficiare del regime derogatorio delle 'finestre'. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che il calcolo pensione totalizzazione deve avvenire interamente con il sistema contributivo, poiché il Lavoratore non rientrava nell'eccezione prevista per il sistema misto.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: silenzio o dolo
L'INPS ha richiesto a un avvocato, non iscritto alla Cassa forense, il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. La Corte d'appello ha dichiarato prescritto il credito dell'ente. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Suprema Corte, rilevando la necessità di approfondire la rilevabilità d'ufficio della corretta decorrenza del termine di prescrizione e l'impatto delle proroghe fiscali, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Con questa decisione, la causa è stata rimessa alla Sezione Quarta civile per una decisione in pubblica udienza, lasciando aperta la questione sulla prescrizione contributi Gestione Separata.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: scontro sul Quadro RR
L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009 a un avvocato iscritto alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, escludendo che la mancata compilazione del Quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse occultamento doloso del debito. L'ente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'omissione sospendesse la prescrizione e che la scadenza di pagamento fosse stata prorogata al 6 luglio 2010, rendendo tempestiva la richiesta notificata il 1 luglio 2015. La Cassazione ha rimesso la causa alla sezione ordinaria per approfondire se il giudice possa rilevare d'ufficio la corretta decorrenza della prescrizione dei contributi previdenziali.
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Gestione separata Inps: niente contributi con reddito minimo
Un avvocato, iscritto all'albo ma non alla Cassa Forense, ha prodotto nel 2009 un reddito inferiore a 5.000 euro. L'Inps ha richiesto il pagamento dei contributi alla Gestione separata Inps, sostenendo che l'attività fosse comunque abituale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che il reddito sotto la soglia dei 5.000 euro è un forte indizio di occasionalità dell'attività. Spetta all'Inps dimostrare, con prove concrete come l'apertura della partita IVA o l'organizzazione di uno studio, che il professionista ha operato con abitualità. Non avendo l'Inps fornito tale prova, l'avvocato non deve versare alcun contributo.
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Gestione Separata: contributi dovuti ma niente sanzioni
Una professionista ha contestato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS e il pagamento delle relative sanzioni per l'anno 2009. La Corte di Cassazione ha confermato che i professionisti non iscritti alla cassa di categoria autonoma, con redditi superiori a 5.000 euro, devono iscriversi alla Gestione Separata. Tuttavia, accogliendo il ricorso sulle sanzioni, i giudici hanno stabilito che nulla è dovuto a titolo di sanzioni civili per il periodo precedente al 2011. Questo esonero deriva dalla sentenza della Corte Costituzionale che tutela l'affidamento dei professionisti prima del chiarimento legislativo. La professionista vince parzialmente: deve pagare i contributi ma è totalmente esentata dalle sanzioni.
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Gestione Separata INPS: Cassa Forense non salva l’avvocato
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per un avvocato di iscriversi alla Gestione Separata INPS e versare i contributi per l'anno 2010. Il professionista sosteneva di essere esentato avendo retroattivamente pagato i contributi integrativi alla Cassa Forense. I giudici hanno chiarito che il semplice versamento di contributi di solidarietà, i quali non creano una vera pensione, non esclude l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS. Poiché il termine di pagamento era stato differito al 5 agosto 2011, la richiesta dell'ente previdenziale del 4 luglio 2016 è tempestiva e non prescritta. Il ricorso del professionista è stato rigettato.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
Una professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi relativi all'anno 2011, eccependo la prescrizione dei contributi previdenziali. La Corte d'Appello ha ritenuto che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, sospendendo la prescrizione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del quadro RR e l'intenzione di nascondere il debito. Per configurare la sospensione della prescrizione occorre un comportamento intenzionale volto a impedire l'accertamento del credito, non superabile con i normali controlli. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali a un avvocato non iscritto alla Cassa forense per l'anno 2011. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei contributi previdenziali. L'ente previdenziale ha sostenuto che la mancata compilazione del "Quadro RR" nella dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere il termine di prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno chiarito che l'omessa compilazione del quadro fiscale non equivale automaticamente a un comportamento doloso, specialmente se il contribuente ha regolarmente dichiarato il proprio reddito complessivo e l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata non era ancora pacifico all'epoca dei fatti. Di conseguenza, il credito dell'INPS è stato dichiarato prescritto.
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Pensione in Cumulo: la Domanda Fissa la Decorrenza, non i Requisiti
Un lavoratore con contributi versati sia come dipendente sia nella Gestione Separata ha chiesto la pensione di vecchiaia. Egli sosteneva che la pensione dovesse partire dalla data in cui aveva maturato i requisiti (gennaio 2008). L'Ente Previdenziale, invece, riteneva che la data di partenza dovesse essere successiva alla domanda di cumulo (presentata nel 2013). La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente Previdenziale. Ha stabilito un principio chiaro: la decorrenza della pensione in cumulo non è retroattiva. Essa scatta dal mese successivo alla presentazione della specifica domanda con cui si esercita l'opzione di cumulare i contributi, perché solo da quel momento il diritto si concretizza.
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Prescrizione contributi: occultamento non automatico
Un professionista ha contestato una richiesta di pagamento di contributi previdenziali, sostenendo che il diritto dell'ente a riscuoterli fosse scaduto per prescrizione. L'ente previdenziale replicava che la prescrizione era stata sospesa a causa dell'occultamento doloso del debito da parte del professionista, il quale non aveva compilato la sezione specifica (Quadro RR) della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo un principio fondamentale in materia di prescrizione contributi previdenziali: la semplice omissione di un dato nella dichiarazione non equivale automaticamente a un 'occultamento doloso'. È necessario che l'ente creditore fornisca la prova di un comportamento intenzionale volto a nascondere il debito, cosa che i giudici di merito non avevano accertato. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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