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Art. 198 Codice di Procedura Civile

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115 provvedimenti

Consulenza tecnica d’ufficio: poteri e limiti
Una società finanziaria ricorre in Cassazione dopo che un decreto ingiuntivo contro un Comune è stato revocato. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando l'ampio potere della consulenza tecnica d'ufficio (CTU) nell'acquisire prove documentali in materie complesse e ribadendo che l'onere della prova spetta al creditore nel giudizio di opposizione.
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Finanziamento soci: quando il credito è postergato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una S.r.l. che chiedeva la postergazione di un debito verso un socio. Secondo la Corte, per applicare la postergazione del finanziamento soci, è essenziale dimostrare che il finanziamento (anche indiretto, come la mancata riscossione di un credito) sia stato concesso in un momento di squilibrio finanziario. Tuttavia, se il socio creditore ha ripetutamente richiesto il pagamento, non si configura un finanziamento postergabile.
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Poteri del CTU: Cassazione su acquisizione documenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito contro la sentenza che dichiarava inefficaci una cessione di credito e alcune rimesse bancarie a favore della banca da parte di una società poi fallita. La Corte ha chiarito i limiti e i poteri del CTU nell'acquisizione di documenti, confermando che eventuali nullità procedurali devono essere eccepite tempestivamente. Gli altri motivi, relativi alla valutazione della conoscenza dello stato di insolvenza, sono stati dichiarati inammissibili in quanto riguardanti accertamenti di fatto non sindacabili in sede di legittimità.
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Azione revocatoria fallimentare: la Cassazione chiarisce
Un creditore avvia un'azione revocatoria per annullare delle vendite immobiliari. La società debitrice fallisce e la curatela subentra nel processo. La Cassazione conferma che l'azione prosegue a beneficio di tutti i creditori, senza che la domanda si modifichi, e corregge il calcolo delle spese legali, che va basato sul valore del credito e non su quello degli immobili.
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Poteri CTU: la Cassazione chiarisce l’onere della prova
In una controversia tra ex coniugi per il rendiconto dei frutti di immobili in comunione, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato il diritto della ricorrente per mancanza di prove. La Suprema Corte ha chiarito i poteri del CTU, affermando che il consulente può acquisire documenti (come i contratti di locazione dall'Agenzia delle Entrate) per accertare i fatti, soprattutto se la parte ne aveva già richiesto l'esibizione. Questa acquisizione, unita alla valutazione della mancata comparizione della controparte all'interrogatorio formale, costituisce un quadro probatorio che il giudice di merito deve considerare.
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Produzione documentale tardiva: la Cassazione decide
Una società fa causa a una banca per la restituzione di somme indebitamente pagate. Dopo una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello riduce l'importo dovuto alla società basandosi su documenti prodotti tardivamente dalla banca. La società ricorre in Cassazione, sostenendo l'inammissibilità di tale produzione documentale tardiva. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che i documenti, pur tardivi, erano ammissibili perché finalizzati a una mera difesa della banca e necessari al consulente tecnico per accertare i fatti, il cui onere probatorio gravava sulla società attrice.
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Ricorso fideiussione: i motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due fideiussori contro una banca. L'ordinanza sottolinea come la presentazione di nuove questioni in Cassazione, la mancata censura della 'ratio decidendi' della sentenza precedente e le richieste di prove esplorative portino inevitabilmente a una pronuncia di inammissibilità. Il caso riguardava una garanzia omnibus per le obbligazioni di una società, e la Corte ha respinto tutti gli otto motivi di ricorso per ragioni prettamente procedurali.
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Data certa fallimento: il giudicato blocca il ricorso
Una società tedesca ha rivendicato dei beni da una società italiana fallita, basandosi su un contratto di vendita e leasing. La richiesta è stata respinta in primo grado per assenza di data certa del contratto, rendendolo non opponibile al fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non per il merito della questione, ma a causa di un precedente giudicato formatosi tra le stesse parti, che aveva già stabilito l'inopponibilità del medesimo contratto.
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Responsabilità del committente: colpa e nesso causale
A seguito di un incendio in un magazzino, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna della società di gestione immobiliare. La sentenza chiarisce che la responsabilità del committente non deriva dalla custodia dell'immobile (art. 2051 c.c.), ma da una colpa specifica (art. 2043 c.c.) per aver affidato lavori pericolosi senza verificare le condizioni di sicurezza, essendo a conoscenza di un impianto antincendio inadeguato. Anche la cooperativa che utilizzava il magazzino è stata ritenuta corresponsabile per aver stoccato merce in eccesso, ostacolando i sistemi di sicurezza.
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Ricorso inammissibile: come impugnare dopo il filtro
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile promosso da un mutuatario contro un istituto di credito. Il caso nasceva da contestazioni su anatocismo e usura in un mutuo con ammortamento alla francese. La Corte d'Appello aveva dichiarato l'appello inammissibile per mancanza di ragionevole probabilità di accoglimento (c.d. "filtro in appello"). La Cassazione ha chiarito che, in questi casi, il ricorso deve essere proposto contro la sentenza di primo grado, non contro l'ordinanza dell'appello, rendendo così il ricorso del mutuatario proceduralmente errato.
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Giudizio di rinvio: no a nuovi documenti in appello
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel giudizio di rinvio, cioè il processo che si svolge dopo un annullamento della Suprema Corte, non è possibile produrre nuovi documenti. Il caso riguardava una professionista soggetta ad accertamenti fiscali per movimenti bancari, che sosteneva fossero donazioni. La Corte ha rigettato il suo ricorso, basato su documenti presentati tardivamente, chiarendo che il giudizio di rinvio ha una natura istruttoria "chiusa" e le eccezioni a tale regola non erano applicabili nella fattispecie. La decisione si basa sulla necessità di rispettare i limiti probatori imposti da questa specifica fase processuale.
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Giudizio di rinvio: i limiti dopo la Cassazione
In una complessa vicenda di espropriazione per pubblica utilità durata decenni, la Corte di Cassazione interviene per definire i limiti del giudizio di rinvio. Dopo una precedente pronuncia che aveva circoscritto l'oggetto del contendere alla sola rideterminazione di una voce di danno, la Corte d'Appello aveva riesaminato anche questioni già coperte da giudicato. La Suprema Corte ha cassato tale decisione, ribadendo che il giudice del rinvio deve attenersi scrupolosamente ai punti indicati dalla Cassazione, senza poter rimettere in discussione aspetti della controversia ormai definitivi.
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Spese caldaia condominiale: paga anche chi si distacca?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un condomino, pur essendosi distaccato dall'impianto di riscaldamento centralizzato, è tenuto a contribuire alle spese per la sostituzione della caldaia se non ha impugnato le delibere condominiali che hanno approvato i lavori. La mancata contestazione rende le decisioni dell'assemblea vincolanti, superando la questione della reversibilità del distacco. La Corte ha quindi respinto il ricorso del condomino, confermando l'obbligo di pagamento delle spese caldaia condominiale.
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Ricalcolo conto corrente: commissioni e oneri illegittimi
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per presunte irregolarità su due conti correnti, contestando la nullità dei contratti e l'addebito di oneri illegittimi. Il Tribunale di Milano, a seguito di una perizia tecnica (CTU), ha accolto parzialmente la domanda. La decisione ha disposto il ricalcolo del conto corrente, eliminando le commissioni di disponibilità fondi (CDF) e di istruttoria veloce (CIV) per il periodo in cui non risultavano pattuite. Di conseguenza, il debito del correntista è stato ridotto. Le contestazioni relative all'anatocismo e all'usura sono state invece respinte.
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Usura sopravvenuta: la Corte ricalcola il debito
Una società e i suoi garanti hanno impugnato una sentenza che li condannava a pagare un debito bancario, lamentando l'applicazione di tassi usurari. La Corte d'Appello ha parzialmente accolto il ricorso, riconoscendo l'esistenza di usura sopravvenuta e di addebiti illegittimi, come l'anatocismo e commissioni non determinate. Di conseguenza, ha revocato il decreto ingiuntivo iniziale e ha rideterminato l'importo dovuto in una misura inferiore, basandosi su una nuova perizia tecnica.
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