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Art. 191 TFUE

12 provvedimenti

Privilegio immobiliare bonifica: la Cassazione frena lo Stato
Il Ministero dell'Ambiente ha chiesto l'ammissione allo stato passivo di un'Azienda in amministrazione straordinaria per oltre un miliardo di euro a titolo di spese di bonifica e ripristino ambientale. Il Tribunale ha riconosciuto solo parzialmente il privilegio immobiliare bonifica, limitandolo agli immobili interni allo stabilimento e alle spese già sostenute. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, rilevando una grave contraddizione nella motivazione del Tribunale riguardo a circa 77 milioni di euro attribuiti sia ad aree esterne sia ad aree interne. La Suprema Corte ha confermato il rigetto delle pretese del Ministero sui beni esterni e sulle spese future non ancora sostenute, chiarendo che la garanzia reale si applica unicamente ai beni che beneficiano direttamente delle opere svolte. La causa torna al Tribunale per un nuovo esame.
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TARSU rifiuti speciali: niente sconti automatici senza denuncia
Un'azienda ha contestato la richiesta di pagamento della TARSU per il 2010, sostenendo che alcune aree del suo stabilimento producessero rifiuti speciali e fossero quindi esenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del concessionario della riscossione, stabilendo che l'esenzione o la riduzione della tassa non operano in automatico. Per ottenere il beneficio, il contribuente deve obbligatoriamente presentare la denuncia originaria o di variazione. La mancata presentazione della dichiarazione impedisce al Comune di verificare i presupposti tecnici dell'esclusione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza d'appello che aveva concesso l'agevolazione nonostante l'omessa denuncia, rinviando la causa per un nuovo giudizio. La TARSU rifiuti speciali richiede quindi sempre una formale comunicazione preventiva.
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Bonifica di siti inquinati: paga anche la società subentrante
Una società subentrante, nata dalla fusione per incorporazione di una cartiera, ha impugnato l'ordinanza della Provincia che le imponeva la bonifica di un corso d'acqua inquinato da zinco. La ricorrente lamentava la mancata comunicazione di avvio del procedimento e contestava i limiti di inquinamento applicati all'area agricola. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'omessa comunicazione iniziale è un vizio formale irrilevante se il privato ha comunque partecipato attivamente al procedimento. Inoltre, per le aree agricole si applicano i limiti più rigorosi a tutela della salute. Infine, la società incorporante risponde dei danni ambientali causati dalla ditta incorporata. Pertanto, l'obbligo di bonifica di siti inquinati resta a carico dell'azienda subentrante.
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Inquinamento: chi paga la bonifica del terreno?
Una società proprietaria di un sito contaminato ha impugnato l'ordine ministeriale di eseguire misure di sicurezza d'emergenza, sostenendo di non essere la responsabile dell'inquinamento. Le Sezioni Unite hanno chiarito che, in base al principio chi inquina paga, l'obbligo di fare ricade solo sul responsabile. Il proprietario incolpevole è tenuto solo a comunicare la contaminazione e a subire l'onere reale sul bene nei limiti del valore del sito bonificato.
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Energie rinnovabili e tutela ambientale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'autorizzazione per un impianto idroelettrico, respingendo il ricorso di un Ente Locale. Il cuore della disputa riguarda il bilanciamento tra la tutela ambientale e la promozione delle energie rinnovabili. La Corte ha stabilito che il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha correttamente valutato il rispetto del deflusso ecologico e delle prescrizioni ambientali. È stato inoltre chiarito che il termine per impugnare le sentenze del tribunale speciale è di quarantacinque giorni dalla notificazione del dispositivo.
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Non deterioramento acque: prevale sulla produzione FER
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno respinto il ricorso di una società contro il diniego della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per un impianto idroelettrico. Il cuore della decisione riguarda il principio di non deterioramento acque, che la Corte ha ritenuto prevalente rispetto al generale favore per le energie rinnovabili. Poiché il corso d'acqua interessato presentava uno stato ecologico elevato e fragilità idrogeologica, l'amministrazione ha legittimamente esercitato il proprio potere discrezionale negando l'autorizzazione, in assenza di specifiche deroghe previste dai piani di gestione del bacino.
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Onere della prova TARSU: chi deve dimostrare?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29907/2023, ha chiarito che l'onere della prova TARSU per ottenere esenzioni o riduzioni spetta al contribuente. Una società proprietaria di un centro commerciale, che aveva affittato i rami d'azienda, è stata ritenuta responsabile del pagamento della tassa sui rifiuti per non aver comunicato formalmente al Comune le variazioni di occupazione degli immobili. Secondo la Corte, non è sufficiente produrre i contratti di affitto in giudizio; è necessaria una preventiva e formale denuncia di variazione all'ente impositore.
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TARI imballaggi: quando la tassa non è dovuta
Una società della grande distribuzione ha contestato il pagamento della TARI per un punto vendita e il relativo parcheggio, sostenendo di gestire in proprio i rifiuti speciali, in particolare gli imballaggi. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello per la sua motivazione contraddittoria, che aveva concesso una riduzione parziale della tassa senza un chiaro fondamento giuridico. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame, con la Corte che ha ribadito i principi per l'esclusione dalla TARI delle superfici produttive di rifiuti speciali, focalizzandosi sulla specifica disciplina della TARI imballaggi.
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Principio di non deterioramento: stop a centrale idroelettrica
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di autorizzazione per la costruzione di una centrale idroelettrica, stabilendo la prevalenza del principio di non deterioramento dei corpi idrici. La decisione si fonda sulla valutazione negativa di impatto ambientale, che aveva evidenziato gravi rischi geologici e idrici. La Corte ha ribadito che la tutela ambientale, sancita dalla normativa europea e nazionale, rappresenta un limite invalicabile anche per progetti di energia rinnovabile, a meno che non sussistano le specifiche condizioni per una deroga, in questo caso assenti.
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Principio di precauzione: Cassazione annulla sentenza
Una società di navigazione ha impugnato l'approvazione di un progetto di potenziamento di un impianto di bonifica in un'area lagunare, temendo rischi ambientali. Dopo il rigetto in primo grado, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. La Corte ha riaffermato la centralità del principio di precauzione, che impone di considerare anche i rischi solo potenziali, e ha stabilito che la semplice vicinanza a un'opera ('vicinitas') è sufficiente a giustificare l'interesse ad agire in giudizio, senza necessità di provare un danno concreto.
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Scissione societaria: la responsabilità ambientale
Una società beneficiaria di una scissione è ritenuta solidalmente responsabile per il danno ambientale causato dalla società scissa prima dell'operazione. La Cassazione, applicando l'art. 2506-bis c.c. e il diritto UE, conferma che la responsabilità ambientale si estende anche a passività non ancora quantificate al momento della scissione, pur essendo limitata al valore del patrimonio netto trasferito. Tuttavia, censura l'uso di un 'deposito fruttifero' come metodo di liquidazione del danno, rinviando la causa per una nuova quantificazione.
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Principio di proporzionalità: la salute vince sul commercio
Una società di importazione carni ha citato in giudizio il Ministero della Salute per danni, sostenendo che le misure di emergenza adottate durante un'epidemia animale fossero sproporzionate e contrarie al diritto dell'UE. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che le misure restrittive erano legittime e giustificate dal principio di precauzione e dal principio di proporzionalità, data la gravità del rischio per la salute pubblica e animale.
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