Un'impresa esegue lavori di somma urgenza per allestire una tendopoli dopo un grave terremoto, su richiesta di un Comune. L'Ente si rifiuta di pagare le fatture, sostenendo che non vi sia un valido contratto con la Pubblica Amministrazione per mancanza della forma scritta e della copertura di bilancio. I giudici di merito danno ragione all'impresa, ritenendo validi lo scambio di offerta e l'autorizzazione d'urgenza. Il Comune ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la complessità e la novità delle questioni giuridiche sollevate, decide di non decidere immediatamente e rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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