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Art. 19 DPR 633/72

8 provvedimenti

Operazioni soggettivamente inesistenti: guida IVA
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di frode IVA riguardante operazioni soggettivamente inesistenti nel commercio di autoveicoli. La controversia nasce dalla contestazione di fatture emesse da una società cartiera che vendeva auto sottocosto senza versare l'imposta. La Suprema Corte ha chiarito che, una volta provata la fittizietà del fornitore tramite indizi gravi (assenza di sede, mancanza di dipendenti, prezzi fuori mercato), l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza professionale e di non essere stato a conoscenza della frode, non essendo sufficiente la mera regolarità formale dei documenti contabili.
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Rimborso Iva: detrazione per costi prima dell’attività
Una società agricola chiede il rimborso Iva per investimenti pre-attività. La Cassazione chiarisce che il rimborso Iva è legittimo anche per i costi preparatori, a condizione che l'intenzione di avviare l'attività sia provata. Tuttavia, il contribuente deve sempre dimostrare l'effettivo pagamento delle fatture.
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Costi fittizi: la contabilità non basta a salvarli
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9664/2024, ha stabilito che la contabilità formalmente regolare non è sufficiente a provare la deducibilità dei costi se l'Amministrazione Finanziaria contesta la loro esistenza con presunzioni gravi, precise e concordanti. Nel caso di specie, un'impresa immobiliare aveva dedotto ingenti costi fittizi per servizi di pulizia fatturati da una ditta individuale il cui titolare era anche dipendente della stessa impresa. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito, che aveva ignorato gli indizi, ribadendo che in tali circostanze l'onere di provare l'effettività dell'operazione ricade sul contribuente.
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Giudicato penale nel tributario: stop della Cassazione
Una società di servizi, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento per omesse ritenute su utili presunti, vede il proprio caso complicarsi a causa di un giudizio penale parallelo. I suoi rappresentanti legali vengono assolti con formula piena. La Corte di Cassazione, di fronte a questa sentenza penale e a una nuova legge in materia, ha deciso di sospendere il procedimento tributario. L'ordinanza interlocutoria rimette la questione dell'efficacia del giudicato penale nel tributario alle Sezioni Unite, affinché venga fornito un principio di diritto definitivo sul tema.
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Giudicato penale: la Cassazione attende le Sezioni Unite
La Corte di Cassazione ha sospeso un giudizio fiscale riguardante la deducibilità di costi e l'esistenza di operazioni fatturate. La decisione è stata rinviata in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite sul valore del giudicato penale di assoluzione nel processo tributario, questione resa ancora più rilevante da una recente modifica legislativa. Il caso verteva su compensi ad amministratori, costi per carburante e fatture ritenute inesistenti, per le quali era intervenuta un'assoluzione in sede penale.
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Giudicato penale e Fisco: la Cassazione attende le SU
La Corte di Cassazione ha sospeso un giudizio fiscale riguardante la presunta distribuzione di utili extracontabili. La decisione è stata presa perché la società contribuente ha ottenuto una sentenza definitiva di assoluzione in sede penale per fatti connessi. Poiché la questione dell'efficacia del giudicato penale nel processo tributario, alla luce di una nuova normativa (ius superveniens), è già stata rimessa alle Sezioni Unite, la Corte ha ritenuto opportuno attendere la loro pronuncia per garantire un'interpretazione uniforme della legge. Il caso è quindi rinviato a nuovo ruolo.
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Giudicato penale in giudizio tributario: il caso
La Corte di Cassazione ha sospeso un contenzioso fiscale tra l'Agenzia delle Entrate e una società, relativo a costi indeducibili e operazioni inesistenti. La decisione di sospendere il caso deriva dalla necessità di attendere la pronuncia delle Sezioni Unite sul tema del giudicato penale nel giudizio tributario, sollevato dalla società dopo aver ottenuto una sentenza di assoluzione in sede penale per i medesimi fatti.
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Inerenza dei costi: la Cassazione chiarisce i limiti
Una società di servizi si è vista contestare la deducibilità di vari costi. La Corte di Cassazione, intervenendo sul principio di inerenza dei costi, ha stabilito che la valutazione non può essere meramente economica, legittimando le spese per compensi agli amministratori e per un magazzino inutilizzato in vista di futuri appalti. Tuttavia, ha annullato la decisione precedente sui costi per servizi esterni, giudicando la motivazione del giudice d'appello insufficiente e meramente apparente.
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