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Art. 1845 Codice Civile

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36 provvedimenti

Cessione crediti bancari: il contenzioso passa?
Una società fa causa a una banca per addebiti illegittimi. La banca viene posta in liquidazione e cede parte delle sue attività a un altro istituto di credito. La Corte d'Appello esclude che il contenzioso sia stato trasferito alla banca cessionaria. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, riconosce la complessità della questione legata alla cessione dei crediti bancari delle ex banche venete e rinvia la causa a nuovo ruolo per una trattazione congiunta con altri casi analoghi.
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Recesso conto corrente: clausola di pagamento valida?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15061/2024, ha stabilito la legittimità di una clausola contrattuale che condiziona l'efficacia del recesso dal conto corrente al pagamento del debito esistente. La Corte ha chiarito che tale pattuizione non viola le norme imperative, in particolare l'art. 120-bis del Testo Unico Bancario, poiché non impone una penale per il recesso, ma si limita a differirne gli effetti fino all'adempimento di un'obbligazione preesistente, rientrando nell'ambito dell'autonomia contrattuale delle parti.
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Preclusioni processuali: limiti in appello
Un debitore e il suo garante ricorrono in Cassazione dopo la condanna al pagamento di un debito. La Corte Suprema rigetta il ricorso, sottolineando l'importanza delle preclusioni processuali. Le nuove domande, eccezioni e prove presentate per la prima volta in appello o nelle memorie finali sono state dichiarate inammissibili, poiché le parti devono formulare tutte le loro difese fin dal primo grado del giudizio. La sentenza ribadisce che l'appello non può essere utilizzato per rimediare a precedenti omissioni difensive.
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Ricorso inammissibile: condanna per lite temeraria
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, in quanto mirava a una revisione dei fatti anziché sollevare questioni di diritto. La parte ricorrente, che contestava una condanna al pagamento di circa 9.000 euro, viene sanzionata per lite temeraria ai sensi dell'art. 96 c.p.c., con la condanna al pagamento di ulteriori somme in favore della controparte e della Cassa delle Ammende. La decisione sottolinea che il giudizio di legittimità non può essere utilizzato per ottenere un terzo grado di merito.
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Eccezione in senso stretto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8022/2024, ha confermato che la difesa basata sull'utilizzo del ricavato di una vendita per estinguere un debito scaduto costituisce un'eccezione in senso stretto. Di conseguenza, deve essere sollevata entro i termini perentori di costituzione in giudizio. Nel caso specifico, un creditore ha ottenuto la revoca di una compravendita immobiliare poiché la difesa dell'acquirente, sollevata tardivamente, è stata dichiarata inammissibile, ribadendo un principio consolidato per la tutela del creditore.
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Giudicato esterno: sentenza blocca una nuova causa
Un correntista cita in giudizio una banca per il protesto di alcuni assegni. La Corte di Cassazione dichiara la domanda inammissibile a causa del principio del giudicato esterno. Una precedente sentenza, passata in giudicato, aveva già accertato che il cliente aveva superato il limite del fido concesso, legittimando così sia il recesso della banca sia il protesto degli assegni. Questo accertamento di fatto, essendo un punto fondamentale comune a entrambe le cause, non poteva essere riesaminato.
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Trasferimento d’azienda: quando scatta il recesso?
In un caso di trasferimento d'azienda con efficacia differita, la Corte di Cassazione affronta la complessa questione del termine per il recesso del terzo contraente (una banca). A fronte di una comunicazione anticipata del trasferimento, la Corte non decide nel merito ma, data l'assenza di precedenti, rinvia la causa a pubblica udienza per approfondire se il termine decorra dalla comunicazione o dalla data di efficacia del trasferimento.
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Ricorso inammissibile: specificità e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni correntisti contro un istituto bancario. La richiesta di restituzione di somme indebitamente pagate è stata respinta nei gradi di merito perché il conto corrente era ancora aperto. In Cassazione, i ricorrenti sostenevano che l'atto di citazione iniziale valesse come recesso, ma il ricorso è stato giudicato inammissibile per violazione del principio di specificità, non avendo i ricorrenti adeguatamente documentato e localizzato negli atti la presunta manifestazione di volontà. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non è un terzo grado di merito e deve rispettare rigorosi requisiti formali.
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Recesso contratti bancari: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'impresa contro il recesso dai contratti bancari operato da un istituto di credito. La Corte ha ribadito che l'onere di provare l'arbitrarietà del recesso spetta al cliente, il quale deve dimostrare la sufficienza delle proprie garanzie patrimoniali. La decisione della banca è stata ritenuta giustificata da elementi oggettivi come insoluti e protesti, che indicavano un peggioramento della situazione finanziaria del cliente. L'inammissibilità è stata determinata anche da vizi procedurali, tra cui il mancato rispetto del principio di autosufficienza e l'applicazione della regola della "doppia conforme".
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Nullità contratto: allegazione tardiva è fatale
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per presunte irregolarità in contratti di finanziamento e conto corrente. Durante il processo, ha sollevato la questione della nullità del contratto di conto corrente per mancanza di forma scritta, ma lo ha fatto oltre i termini previsti dal codice di procedura. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso, stabilendo che un'allegazione tardiva dei fatti costitutivi della nullità rende la domanda inammissibile, anche se la nullità è, in linea di principio, rilevabile d'ufficio dal giudice. La sentenza sottolinea l'importanza cruciale del rispetto delle preclusioni processuali.
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Fideiussione omnibus: la Cassazione e l’inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni garanti (fideiussori) contro una società cessionaria di crediti bancari. I ricorrenti contestavano la validità di una fideiussione omnibus e la legittimità del recesso della banca. La Corte ha respinto il ricorso basandosi sulla regola della "doppia conforme", che limita l'esame dei fatti in Cassazione quando due sentenze di merito sono concordi. Inoltre, ha sottolineato che per far valere la nullità delle clausole conformi allo schema ABI, il ricorrente deve fornire prove specifiche e dettagliate, cosa che in questo caso non è avvenuta.
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Recesso cessione d’azienda: quando scatta il termine?
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale in materia di cessione d'azienda. In un caso riguardante un trasferimento aziendale con efficacia differita, la Corte ha stabilito che il termine di tre mesi per l'esercizio del diritto di recesso da parte del terzo contraente (nel caso di specie, un istituto di credito) decorre non dalla comunicazione dell'accordo di cessione, ma dal momento in cui il trasferimento diventa effettivamente operativo. Questa interpretazione dell'art. 2558 c.c. tutela il contraente ceduto, permettendogli di valutare la nuova controparte al momento del suo effettivo subentro. La sentenza, pur confermando questo principio, è stata cassata con rinvio per un vizio di motivazione su un altro aspetto della controversia.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: le rationes decidendi
Un correntista ha impugnato la decisione di una banca di dichiararlo decaduto dal beneficio del termine. La Corte d'Appello ha respinto il suo gravame basandosi su molteplici motivazioni autonome. Il successivo ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile perché l'interessato non ha contestato tutte le 'rationes decidendi' della sentenza precedente, rendendo il suo appello proceduralmente invalido. Il caso evidenzia l'importanza di un'impugnazione completa per evitare una declaratoria di inammissibilità del ricorso in Cassazione.
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Prescrizione ripetizione indebito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23259/2025, interviene su un caso di ripetizione di indebito bancario, chiarendo i criteri per il calcolo della prescrizione. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'Appello che presumeva la natura ripristinatoria dei versamenti in conto corrente, sottolineando che tale natura va provata e non può essere data per scontata. Questa ordinanza è cruciale per la gestione del contenzioso bancario relativo alla prescrizione ripetizione indebito.
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Saldo rettificato: la Cassazione chiarisce i calcoli
In una controversia su un conto corrente, la Corte di Cassazione ha stabilito due principi fondamentali. Primo, per calcolare la prescrizione del diritto alla restituzione di somme indebite, si deve utilizzare il cosiddetto 'saldo rettificato', ovvero il saldo del conto depurato da tutte le voci illegittimamente addebitate dalla banca, e non il saldo contabile originale. Secondo, in caso di cessione di una banca in crisi, la banca acquirente non risponde dei debiti derivanti da rapporti bancari già estinti al momento della cessione, poiché tali passività non sono considerate funzionali all'esercizio della nuova impresa bancaria. La Corte ha quindi accolto il primo motivo del ricorso del correntista e respinto il secondo, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato sul corretto principio del saldo rettificato.
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Opposizione tardiva: limiti e onere della prova
Il Tribunale di Firenze ha rigettato un'opposizione tardiva a un decreto ingiuntivo, chiarendo che tale strumento è limitato alla sola verifica dell'abusività delle clausole contrattuali. L'opponente, che lamentava genericamente la vessatorietà di alcune clausole senza fornire prove specifiche sul loro carattere eccessivo e sulla mancata doppia sottoscrizione, non ha adempiuto al proprio onere probatorio. La Corte ha stabilito che l'opposizione era infondata, confermando il decreto ingiuntivo e condannando l'opponente al pagamento delle spese legali.
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