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Art. 183 Legge Fallimentare

8 provvedimenti

Concordato Preventivo: Svalutazione Arbitraria dei Beni, No all’Omologazione
Un'Azienda in crisi ha proposto un concordato preventivo, ma ha tentato di svalutare significativamente i propri beni immobili con una relazione giurata basata su un "soggettivo pessimismo" del mercato, anziché su dati oggettivi. Questo ribasso ingiustificato mirava a superare il voto contrario di Enti creditori come INPS ed Equitalia. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta configura un "abuso del diritto" e ha ribadito il dovere del giudice di verificare la regolarità della proposta, anche in fase di omologazione. La relazione di stima deve essere adeguatamente motivata. Il concordato preventivo è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Termine reclamo concordato preventivo: la Cassazione estende i tempi
La Corte di Cassazione ha chiarito il Termine reclamo concordato preventivo. Un'Azienda aveva ottenuto l'omologazione del suo concordato preventivo. Una Banca, creditrice, ha impugnato questa decisione, ma la Corte d'Appello ha dichiarato il reclamo tardivo, applicando un termine di 10 giorni. La Suprema Corte ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che il termine corretto per proporre reclamo contro il decreto di omologazione del concordato preventivo è di 30 giorni. Questo termine si applica per garantire coerenza con l'impugnazione delle sentenze di fallimento. La Cassazione ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Concordato negato: il fallimento sopravvenuto blocca il ricorso
Un'azienda si vede negare l'approvazione del concordato preventivo per non aver depositato in tempo una somma richiesta dal tribunale per le spese di procedura. L'azienda presenta ricorso in Cassazione contro questa decisione. Tuttavia, nel corso del giudizio, l'azienda viene dichiarata fallita. La Suprema Corte, di conseguenza, stabilisce un importante principio: dichiara l'inammissibilità del ricorso per fallimento sopravvenuto. La sentenza di fallimento, infatti, assorbe e supera qualsiasi altra procedura relativa alla crisi d'impresa, rendendo inutile proseguire il giudizio sul concordato. L'azienda perde il ricorso non nel merito, ma per ragioni procedurali.
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Termine ricorso concordato preventivo: causa persa per 30 giorni
Una società creditrice si opponeva all'approvazione del piano di salvataggio (concordato preventivo) di un'azienda in crisi. Dopo aver perso in appello, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre la scadenza. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: il termine per il ricorso in cassazione contro le decisioni su un concordato preventivo è di 30 giorni, non di 60. Questo errore procedurale ha impedito ai giudici di esaminare le ragioni del creditore, che ha così perso la causa per un vizio di forma.
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Rigetto Concordato: il termine reclamo è fisso, vince la certezza
Un'azienda si vede rigettare la richiesta di concordato preventivo. La Corte d'Appello considera tardivo il suo reclamo, applicando un termine breve perché non era stato dichiarato il fallimento. La Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: il termine reclamo rigetto concordato è sempre di 30 giorni, indipendentemente dalla contestuale dichiarazione di fallimento. Questa scelta garantisce la certezza del diritto, eliminando l'ambiguità di termini variabili. L'azienda vince, ottenendo un nuovo esame del suo caso.
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Scioglimento contratto preliminare in concordato: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la revoca di un concordato preventivo. La revoca era fondata sull'illegittimo scioglimento di un contratto preliminare di vendita immobiliare, per cui l'acquirente aveva già saldato l'intero prezzo. La Corte ha confermato che lo scioglimento contratto preliminare non è consentito in questi casi, evidenziando inoltre come l'infattibilità economica del piano, derivante dalla perdita dell'immobile, costituisse una ragione autonoma e decisiva per la revoca, non contestata in appello.
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Insolvenza statica società: la valutazione dei debiti
Una società creditrice ha impugnato la revoca di una dichiarazione di fallimento, sostenendo che i giudici di merito avessero errato nel calcolare il passivo della società debitrice in liquidazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. La Corte ha chiarito che nel valutare l'insolvenza statica, spetta al creditore l'onere di dimostrare in modo specifico e documentato l'incapacità del patrimonio di coprire i debiti, non potendo basarsi su affermazioni generiche o ipotetiche sull'aumento del passivo.
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Surplus concordatario: limiti alla distribuzione libera
La Corte di Cassazione ha annullato l'omologazione di un piano di concordato preventivo, stabilendo un principio fondamentale sull'utilizzo del surplus concordatario. La Corte ha chiarito che le risorse finanziarie generate dalla continuità aziendale non possono essere distribuite liberamente ai creditori chirografari, in quanto fanno parte della garanzia patrimoniale generica e devono rispettare l'ordine di priorità dei creditori. La decisione ha inoltre censurato la Corte d'Appello per una motivazione insufficiente e apparente riguardo l'applicazione del cosiddetto "cram down fiscale".
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