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Art. 183 Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

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575 provvedimenti

Altri anni per Art. 183 Codice di Procedura Civile

Modificazione della domanda: i limiti secondo la Cassazione
Una società ha impugnato in Cassazione una condanna al pagamento per la ritardata restituzione di un macchinario a noleggio, lamentando una illegittima modificazione della domanda da parte della società creditrice. La Corte ha respinto il ricorso, confermando che la modificazione della domanda è permessa se rimane connessa alla vicenda sostanziale originaria, senza compromettere il diritto di difesa, anche nel contesto di un'opposizione a decreto ingiuntivo.
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Affitto d’azienda: quando si applica e conseguenze
La Corte di Cassazione chiarisce che due contratti, uno per un immobile e l'altro per attrezzature medicali funzionalmente collegate, costituiscono un unico affitto d'azienda. Questa qualificazione esclude l'applicazione delle norme sulla rinnovazione tacita previste per le locazioni immobiliari. Di conseguenza, il contratto si è estinto alla sua scadenza naturale. La Corte ha inoltre negato il diritto all'indennità per ritardata consegna, avendo accertato che la società concedente aveva riacquistato la disponibilità dei beni, stipulando un nuovo accordo con un terzo soggetto per l'utilizzo degli stessi.
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Perdita di chance: risarcimento per inadempimento
Una società manifatturiera cita in giudizio una società di telecomunicazioni per inadempimento contrattuale relativo alla mancata realizzazione di un sito web e di un portale e-commerce. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, cassa la sentenza d'appello che aveva negato il risarcimento per la perdita di chance. La Suprema Corte chiarisce che la prova di tale danno non richiede la certezza del mancato guadagno, ma la dimostrazione di una concreta possibilità di ottenerlo, la cui quantificazione può avvenire in via equitativa.
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Eccezioni fideiussione: quando sono inammissibili?
L'appello di un garante contro un istituto di credito è stato respinto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei tribunali di merito. Le eccezioni fideiussione sollevate dal garante, tra cui la liberazione per concessione di ulteriore credito (art. 1956 c.c.) e l'usura, sono state respinte per errori procedurali, tardività e per essere tentativi di riesaminare i fatti, non consentiti in sede di legittimità.
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Riconoscimento di debito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una garante, confermando che una lettera, sebbene indirizzata ai soci della società debitrice, costituisce un valido riconoscimento di debito verso la società creditrice. La Corte ha inoltre ribadito i termini perentori per il disconoscimento della sottoscrizione, rendendo irrilevante la successiva produzione di una perizia calligrafica. La decisione sottolinea come la chiara manifestazione di volontà di assumersi un'obbligazione prevalga sulla forma e sui destinatari formali della comunicazione, qualificandosi come riconoscimento di debito.
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Contestazione CTU: non ci sono termini perentori
Un ente agricolo è stato condannato, insieme a un Centro di Assistenza Agricola, a risarcire un agricoltore per la mancata erogazione di contributi, causata da un errore nella gestione dei titoli. In appello, l'ente ha sollevato obiezioni a una nuova perizia tecnica (CTU), ma la Corte le ha ritenute tardive. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la contestazione CTU, se non riguarda vizi procedurali, costituisce una mera argomentazione difensiva e può essere sollevata senza sottostare a termini perentori, anche in appello. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Ricorso inammissibile: non contestazione e autosufficienza
Una società propone ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello che, riformando la decisione di primo grado, aveva confermato un decreto ingiuntivo a suo carico. L'appello si fondava su tre motivi: erronea applicazione del principio di non contestazione, omesso esame di un fatto decisivo e violazione delle norme sull'imputazione dei pagamenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per vizi procedurali, in particolare per la genericità dei motivi e per il difetto di autosufficienza, non avendo la ricorrente dimostrato di aver sollevato le medesime questioni nei gradi di merito.
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Clausola compromissoria: quando è valida?
Una società cooperativa ha citato in giudizio il suo ex presidente per la presunta appropriazione di una somma di denaro ricevuta da un ente pubblico. L'ex presidente ha eccepito la competenza del tribunale, sostenendo che la controversia dovesse essere decisa da arbitri in base a una clausola compromissoria presente nello statuto. La Corte di Cassazione ha confermato la competenza arbitrale, stabilendo che l'azione di responsabilità contro un amministratore riguarda diritti disponibili, anche se i fondi in questione sono di origine pubblica. La natura risarcitoria della pretesa e il fatto che il credito fosse stato ceduto in precedenza dimostrano la sua disponibilità, rendendo valida ed efficace la clausola compromissoria.
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Notifica ricorso cassazione: onere della prova
Un legale impugna un'ordinanza del Tribunale di Salerno. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella mancata prova della notifica del ricorso cassazione agli intimati, poiché il ricorrente non ha depositato le ricevute PEC di consegna e accettazione.
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Consolidamento della competenza: la Cassazione decide
In una causa per danni da alluvione, la Corte di Cassazione affronta il tema del consolidamento della competenza. Dopo una prima declaratoria di incompetenza e la riassunzione del processo, il secondo giudice non può a sua volta dichiararsi incompetente, ma deve sollevare un conflitto. La mancata elevazione del conflitto determina il radicamento definitivo della causa presso il secondo giudice, applicando il principio del consolidamento della competenza.
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Improcedibilità ricorso: sentenza non notificata?
Una Pubblica Amministrazione propone ricorso in Cassazione contro una società di trasporti, ma l'atto viene dichiarato inammissibile. La Corte Suprema ha stabilito l'improcedibilità del ricorso in Cassazione perché la P.A. non ha depositato la copia notificata della sentenza impugnata, un onere processuale fondamentale per verificare la tempestività dei termini.
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Inammissibilità ricorso: i requisiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso in un caso complesso riguardante un affitto d'azienda e una presunta cessione di quote. La decisione si fonda sulla genericità e sulla violazione dei requisiti procedurali dell'atto di ricorso, che impediscono alla Corte di esaminare il merito delle questioni sollevate, come la ripetizione dell'indebito e la prova di accordi verbali.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per difetto di specificità. Il caso nasce da una opposizione a decreto ingiuntivo in cui la qualità del debitore (personale o quale liquidatore di società) era ambigua. Il ricorrente non ha saputo indicare con precisione negli atti di Cassazione dove e come avesse esteso la propria domanda alla persona fisica del debitore nei gradi di merito, violando il principio di autosufficienza del ricorso.
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Competenza per valore: la domanda riconvenzionale
In un caso di opposizione a un'esecuzione forzata, la Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della determinazione della competenza per valore, il valore della domanda riconvenzionale presentata dal creditore opposto si somma a quello del credito originario. Di conseguenza, se la somma supera la soglia del Giudice di Pace, la competenza spetta al Tribunale, anche se la domanda riconvenzionale è stata introdotta per neutralizzare un'eccezione di compensazione della controparte.
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Risarcimento medici specializzandi: la prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11318/2025, si è pronunciata su una serie di ricorsi presentati da medici specializzandi che chiedevano il risarcimento dei danni per la mancata attuazione di direttive europee relative alla loro retribuzione. La questione centrale era la decorrenza del termine di prescrizione decennale. La Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che il dies a quo (giorno iniziale) per la prescrizione è il 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Tale legge, riconoscendo il diritto solo ad alcuni medici, ha reso definitivo l'inadempimento dello Stato per tutti gli altri, rendendo il loro diritto al risarcimento certo ed esigibile. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibili o ha rigettato la maggior parte dei ricorsi. Ha accolto un solo ricorso, non per la questione della decorrenza, ma per il mancato esame da parte della corte di merito di un atto potenzialmente interruttivo della prescrizione, rinviando il caso per un nuovo esame su quel punto specifico.
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Ricorso per cassazione: i motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da un ente comunale contro una società finanziaria in una disputa su crediti ceduti per forniture energetiche. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, sul divieto di riesaminare i fatti in sede di legittimità e sull'introduzione di questioni nuove. La sentenza ribadisce i rigorosi requisiti formali per un valido ricorso per cassazione.
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Responsabilità civile magistrati: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino che chiedeva un risarcimento allo Stato per i danni derivanti dalla prescrizione di un reato di cui era stato vittima, attribuendo la causa all'inerzia del Pubblico Ministero. La Corte ha stabilito che la richiesta basata sulla responsabilità civile magistrati è inammissibile, poiché la persona offesa non è considerata 'parte' nella fase delle indagini preliminari e, inoltre, avrebbe potuto e dovuto agire autonomamente in sede civile per tutelare i propri diritti, senza attendere l'esito del procedimento penale. La negligenza del danneggiato nell'intentare l'azione civile è stata ritenuta la causa esclusiva del danno lamentato.
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Azione revocatoria: quando la donazione è a rischio
Un debitore dona un immobile dopo aver contratto un mutuo ma prima di ricevere i decreti ingiuntivi. La banca creditrice agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace la donazione. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che il credito sorge al momento della stipula del mutuo, non del decreto ingiuntivo. Pertanto, la donazione è successiva al credito e non è necessaria la prova della dolosa preordinazione, ma solo la consapevolezza del debitore di arrecare pregiudizio al creditore. La Corte respinge anche le eccezioni procedurali relative all'intervento tardivo di un cessionario del credito e alla prescrizione dell'azione.
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Principio di autosufficienza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per violazione del principio di autosufficienza. I ricorrenti, che contestavano un'azione revocatoria su un conferimento d'azienda, non hanno trascritto integralmente gli atti necessari a valutare le loro censure, rendendo impossibile per la Corte esaminare il merito della questione.
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Interesse ad agire: quando impugnare la clausola penale
La Cassazione chiarisce che l'interesse ad agire per impugnare una clausola penale in un contratto di leasing sorge solo con la vendita del bene. Senza questo evento, la domanda è prematura perché manca un pregiudizio concreto e attuale, rendendo impossibile valutare l'eccessività della penale. La Corte, pur revocando un precedente errore procedurale, ha rigettato nel merito il ricorso di due utilizzatrici.
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