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Art. 183 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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40 provvedimenti

Altri anni per Art. 183 Codice di Procedura Civile

Retribuzione dirigente: ricorso inammissibile
Un dirigente ha citato in giudizio la propria azienda per una decurtazione della retribuzione e per il mancato pagamento di incentivi. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e che gli errori procedurali devono causare un pregiudizio concreto al diritto di difesa per essere rilevanti. La questione centrale riguarda la corretta impostazione del ricorso sulla retribuzione dirigente.
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Licenziamento collettivo: limiti scelta dipendenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1972/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui un'azienda aveva limitato la selezione dei dipendenti da licenziare a una sola sede. La Corte ha ribadito che la platea dei lavoratori deve estendersi all'intero complesso aziendale, a meno che non sussistano specifiche e comprovate ragioni tecnico-produttive. La violazione di questo principio non è un vizio formale ma sostanziale, comportando il diritto del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro.
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Licenziamento collettivo: criteri di scelta illegittimi
Una società di telecomunicazioni ha effettuato un licenziamento collettivo limitando la selezione dei lavoratori a una sola sede aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando il licenziamento illegittimo. La motivazione risiede nel fatto che l'azienda non ha fornito prove concrete e specifiche sulle ragioni tecnico-produttive che impedivano di considerare i lavoratori dell'intera azienda, violando così i corretti criteri di scelta. Di conseguenza, è stata ordinata la reintegra del lavoratore.
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Licenziamento collettivo: pool di lavoratori limitato
Una società di consulenza tecnologica ha effettuato un licenziamento collettivo limitando la selezione dei dipendenti alla sola sede di una città, escludendo personale con professionalità comparabili di altre sedi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1844/2024, ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando l'illegittimità del licenziamento. È stato ribadito il principio secondo cui, nel licenziamento collettivo, la platea dei lavoratori da considerare deve estendersi all'intero complesso aziendale, a meno che non sussistano comprovate e specifiche esigenze tecnico-produttive che giustifichino una limitazione, onere probatorio non assolto dall'azienda. Di conseguenza, è stata confermata la tutela reintegratoria per il lavoratore.
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Competenza querela di falso: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1611/2024, ha stabilito un principio chiave sulla competenza territoriale per la querela di falso. Anche se i documenti contestati provengono da una causa di lavoro, se la querela è presentata come un'azione autonoma, la competenza segue le regole generali del codice di procedura civile (foro del convenuto) e non quelle speciali del rito del lavoro. La Corte ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori, confermando che l'eccezione di incompetenza sollevata dalla società convenuta era tempestiva e fondata.
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TFR dipendenti pubblici: la Cassazione fa chiarezza
Ex dipendenti di un ente pubblico chiedono l'inclusione di alcune voci retributive nel calcolo del TFR. La Cassazione chiarisce la differenza di regime del TFR dipendenti pubblici tra personale dirigente (soggetto a buonuscita) e non dirigente (soggetto a TFR), cassando la sentenza d'appello che aveva erroneamente accomunato le posizioni e rinviando per una nuova valutazione.
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TFR personale non dirigente: la Cassazione fa chiarezza
Un gruppo di dipendenti di un ente pubblico ha contestato l'esclusione di alcune voci retributive dal calcolo della liquidazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 150/2024, ha chiarito che al TFR personale non dirigente assunto prima del 31/12/1995 si applica il regime del codice civile (art. 2120 c.c.) e non quello dell'indennità di buonuscita previsto per i dirigenti. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Calcolo TFR enti pubblici: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 149/2024, interviene su una controversia relativa al calcolo TFR per i dipendenti di un ente pubblico. La Corte ha stabilito che per il personale non dirigente assunto prima del 31 dicembre 1995 continua ad applicarsi il regime del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e non quello dell'indennità di buonuscita. La sentenza di secondo grado, che non aveva operato questa distinzione, è stata cassata con rinvio, obbligando la Corte d'Appello a riesaminare il caso applicando i corretti principi normativi.
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Servizio pre-ruolo sostegno: riconosciuto senza titolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il servizio pre-ruolo sostegno deve essere riconosciuto ai fini della carriera anche se prestato senza il titolo di specializzazione. La Corte ha chiarito che il possesso del solo titolo di studio è condizione sufficiente, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello che aveva negato tale diritto a un'insegnante.
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Mutatio Libelli: quando non puoi cambiare domanda
Un agente commerciale ottiene un decreto ingiuntivo per provvigioni non pagate. Nel successivo giudizio di opposizione, tenta di modificare la base della sua pretesa, sostenendo che le somme fossero un compenso fisso per un altro incarico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando tale modifica una inammissibile 'mutatio libelli'. Il creditore, nel giudizio di opposizione, non può introdurre una domanda nuova e diversa rispetto a quella posta a fondamento del ricorso monitorio.
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Straordinario festivo: basta l’ok implicito del datore
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio il Ministero per il mancato pagamento di ore di straordinario festivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che per il diritto al compenso non è necessaria un'autorizzazione scritta e formale, ma è sufficiente un consenso implicito del datore di lavoro, desumibile dall'organizzazione del lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Pensione di reversibilità nipoti: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due nipoti in tema di pensione di reversibilità nipoti, stabilendo che spetta a loro l'onere di allegare e provare i requisiti necessari per estendere il beneficio oltre il compimento dei 18 anni, come la frequenza universitaria. La Corte ha chiarito che tali requisiti fanno parte della domanda iniziale e la loro assenza limita il diritto alla maggiore età, senza che il giudice violi alcuna norma procedurale nel rilevarlo.
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Indennità di sostituzione: quando non è domanda nuova
Un dirigente medico ha svolto mansioni superiori chiedendo in giudizio specifiche indennità. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta per la più limitata indennità di sostituzione, ritenendola una domanda nuova e inammissibile. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la richiesta di un compenso minore basato sugli stessi fatti non costituisce una domanda nuova. In base al principio 'iura novit curia', spetta al giudice qualificare correttamente la richiesta, riconoscendo che la pretesa minore è implicitamente contenuta in quella maggiore.
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Notifica cartella esattoriale: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di una cartella esattoriale presso la sede legale di una società è da considerarsi valida se l'atto viene consegnato a una persona che si qualifichi come "impiegata incaricata al ritiro". Spetta alla società destinataria l'onere di fornire la prova rigorosa che tale persona non avesse alcun rapporto con l'azienda. In mancanza di tale prova, l'opposizione alla cartella è inammissibile perché tardiva. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando la validità della notifica e la presunzione legale ad essa collegata.
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Ente pubblico non economico: licenziamento nullo
Un'Azienda di Promozione Turistica, strutturata come consorzio di enti pubblici, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo secondo le norme previste per le aziende private. La Corte di Cassazione ha qualificato l'azienda come un ente pubblico non economico, e non economico, in quanto la sua funzione primaria era il servizio pubblico finanziato con capitale pubblico, non con ricavi di mercato. Di conseguenza, la Corte ha stabilito che la procedura di licenziamento del settore privato era inapplicabile, rendendo nulla l'azione.
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Qualifica di dirigente: la decisione della Cassazione
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua azienda per ottenere il riconoscimento della qualifica di dirigente, ma la sua richiesta è stata respinta sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso finale, confermando che la distinzione tra un quadro di alto livello e un dirigente deve basarsi su un'analisi trifasica fondata sul contratto collettivo, e non su una definizione astratta. La valutazione dei fatti compiuta dai giudici di merito, che ha riscontrato un'autonomia decisionale limitata del lavoratore, è stata considerata insindacabile in sede di legittimità.
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Modifica domanda processo del lavoro: i limiti
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce i rigidi limiti alla modifica della domanda nel processo del lavoro. Il caso riguarda un agente che ha perso la causa per violazione del patto di esclusiva, non solo per non aver provato il suo diritto, ma anche per aver tentato una modifica inammissibile della domanda iniziale. La Corte ha ribadito che qualsiasi cambiamento sostanziale dei fatti a fondamento della richiesta è precluso dopo gli atti introduttivi, salvo gravi motivi autorizzati dal giudice. Questo principio sulla modifica domanda processo del lavoro è stato decisivo per confermare la sentenza di rigetto.
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Errore revocatorio: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni ex lavoratori contro la sentenza che, per un errore revocatorio, aveva accolto la richiesta di restituzione di somme indebitamente percepite. La Corte chiarisce che una sentenza emessa in un giudizio di revocazione non può essere a sua volta impugnata per un altro errore di fatto e che i vizi procedurali devono essere eccepiti nelle sedi e nei tempi corretti.
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Frazionamento del credito: il danno va chiesto subito
La Corte di Cassazione ha stabilito che una lavoratrice, che aveva già ottenuto una sentenza per licenziamento illegittimo, non poteva avviare una nuova causa per chiedere il risarcimento del danno da perdita di chance pensionistica. Tale richiesta, derivando dallo stesso fatto (il licenziamento), andava presentata nel primo giudizio, in applicazione del principio contro il frazionamento del credito.
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Onere della prova: la Cassazione sul lavoro subordinato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22424/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori del settore scolastico. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'onere della prova per dimostrare la natura subordinata di un rapporto di lavoro, formalmente qualificato come collaborazione, spetta interamente al lavoratore. In questo caso, i ricorrenti non hanno fornito prove sufficienti, come i contratti o testimonianze, per sostenere la loro tesi, portando così alla reiezione delle loro domande risarcitorie precedentemente accolte in primo grado.
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