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Art. 183 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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649 provvedimenti

Altri anni per Art. 183 Codice di Procedura Civile

Azione revocatoria: risarcimento se il bene è rivenduto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nell'ambito di un'azione revocatoria, se il bene oggetto dell'atto fraudolento viene successivamente alienato a un terzo in buona fede, rendendo impossibile la restituzione, il creditore ha diritto a ottenere una condanna al pagamento di una somma equivalente al valore del bene. Questa pretesa non costituisce una domanda nuova ma è implicitamente compresa nell'azione revocatoria stessa, il cui fine è reintegrare la garanzia patrimoniale del creditore, anche per equivalente monetario.
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Mutatio libelli: tardiva la modifica della domanda
Il caso analizza una richiesta di risarcimento danni per il tranciamento di un cavo elettrico durante lavori di sondaggio. La Corte d'Appello ha ritenuto inammissibile la modifica della causa giuridica della domanda (da responsabilità generica a responsabilità per attività pericolose), qualificandola come una tardiva mutatio libelli. Il procedimento dinanzi alla Corte di Cassazione si è concluso con l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte delle società ricorrenti, accettata dalle controparti.
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Onere della prova estratti conto: chi prova il debito?
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente pagate su un rapporto di conto corrente durato decenni, lamentando l'applicazione di interessi anatocistici e ultralegali. Tuttavia, non ha prodotto la serie completa degli estratti conto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. Ha ribadito che l'onere della prova degli estratti conto spetta al cliente che agisce per la ripetizione dell'indebito. La mancanza di documentazione completa impedisce la ricostruzione del rapporto dare/avere e, di conseguenza, la verifica della fondatezza della domanda, rendendo impossibile accogliere la richiesta del correntista.
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Errore bonifico bancario: quando il ricorso è nullo
Un cliente ha citato in giudizio la sua banca per un presunto errore bonifico bancario di 1 milione di euro. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta, ritenendo che avesse firmato l'ordine di pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile a causa di vizi procedurali, come la mancanza di specificità e il tentativo di riesaminare i fatti, consolidando la posizione dell'istituto di credito.
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Opposizione stato passivo: termini per i documenti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16628/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di opposizione stato passivo. I documenti che provano gli elementi costitutivi del credito, come la titolarità, devono essere depositati dal creditore contestualmente al ricorso in opposizione, a pena di decadenza. Non è possibile ottenere un nuovo termine per produrli, neanche se la contestazione del curatore sorge per la prima volta in giudizio, poiché tale contestazione costituisce una mera difesa e non un'eccezione nuova.
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Risoluzione associazione in partecipazione: la Cassazione
La Cassazione ha confermato la decisione di merito che respingeva la domanda di risoluzione associazione in partecipazione. La Corte ha ritenuto inammissibile la modifica della domanda da risoluzione per inadempimento a quella per impossibilità sopravvenuta, avvenuta oltre i termini processuali. Inoltre, ha escluso il diritto di recesso in un contratto a tempo determinato, ribadendo l'inammissibilità delle censure su accertamenti di fatto.
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Produzione nuovi documenti in appello: la Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia sull'ammissibilità della produzione nuovi documenti in appello, ex art. 345 c.p.c. (ratione temporis). Il caso riguarda la risoluzione di un contratto preliminare di usufrutto per la mancata cancellazione di un'ipoteca. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto inammissibile un documento probatorio, sottolineando che il giudice d'appello avrebbe dovuto valutarne l'indispensabilità ai fini della decisione, considerando l'intera evoluzione processuale della causa.
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Cessione in blocco: onere della prova del cessionario
La richiesta di ammissione al passivo di una società di gestione crediti, basata su un credito acquisito tramite cessione in blocco, è stata respinta. La Cassazione ha confermato che la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente. Sul cessionario grava l'onere della prova di dimostrare che lo specifico credito rientra nel perimetro della cessione.
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Difetto di rappresentanza: sanatoria non automatica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18525/2025, ha chiarito le regole sulla sanatoria del difetto di rappresentanza processuale. Se l'eccezione è sollevata da una parte, la sanatoria deve essere immediata e non è previsto un termine concesso dal giudice, a meno di una richiesta motivata. Il caso nasceva da un'azione revocatoria contro una donazione. La Corte ha accolto il ricorso, cassando la sentenza d'appello per non aver applicato correttamente questo principio e per aver ritenuto sufficiente una prova generica dello 'ius postulandi'.
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Errore di fatto in Cassazione e danno ambientale
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un complesso caso di responsabilità ambientale. La decisione è stata presa per esaminare un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto in Cassazione. Una grande società automobilistica sostiene che la Corte abbia erroneamente interpretato una precedente decisione della Corte d'Appello riguardo alla prescrizione di un'azione di regresso contro diversi Comuni e altri soggetti, ritenuti corresponsabili dell'inquinamento di un'area industriale. L'ordinanza non decide nel merito, ma riconosce l'importanza nomofilattica della questione, che necessita di una discussione approfondita.
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Cessione del credito e revocatoria: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione del credito, effettuata da un debitore per saldare un'altra obbligazione già scaduta, non è soggetta ad azione revocatoria. Questo atto rientra nell'ipotesi di 'adempimento di un debito scaduto' prevista dall'art. 2901, comma 3, c.c., che esclude la revocabilità. La Corte ha chiarito che la legge non richiede al debitore di dimostrare l'assenza di altri mezzi di pagamento, rendendo la cessione una modalità di adempimento pienamente legittima e non revocabile, a prescindere dalla situazione patrimoniale del debitore.
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Competenza per valore: la domanda riconvenzionale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per determinare la competenza per valore in un giudizio di opposizione all'esecuzione, il valore della domanda riconvenzionale proposta dal creditore opposto si somma a quello del credito originario. In questo caso, una domanda di accertamento di un controcredito superiore a 5.100 euro ha spostato la competenza dal Giudice di Pace al Tribunale, poiché il valore complessivo della controversia superava il limite di legge.
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Obligatio propter rem: pagamento senza base legale?
Un consorzio di urbanizzazione ha citato in giudizio alcuni proprietari terrieri non aderenti per ottenere il pagamento delle spese per le opere realizzate. La richiesta, inizialmente basata su una legge regionale, è stata poi modificata in una generica obbligazione "propter rem" e, in subordine, in un arricchimento senza causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la qualificazione della domanda come obligatio propter rem in appello costituiva una domanda nuova e inammissibile, in quanto priva di una specifica fonte legale o contrattuale. Anche la domanda per arricchimento senza causa è stata respinta per mancanza di prove concrete.
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Onere della prova pagamento: la Cassazione chiarisce
Una società subappaltatrice cita in giudizio la committente per il mancato pagamento di fatture. La committente si difende sostenendo di aver già pagato, senza però fornire alcuna prova. I giudici di primo e secondo grado danno torto alla creditrice, applicando erroneamente il principio di non contestazione. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, cassa la sentenza, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova del pagamento spetta sempre al debitore. Il creditore deve solo allegare l'inadempimento, non provare di non aver ricevuto il pagamento.
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Riconoscimento del debito: Cassazione annulla sentenza
In una disputa tra due società energetiche per fatture insolute, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di secondo grado. Il fulcro della sentenza è il valore probatorio del riconoscimento del debito: la Corte d'Appello aveva erroneamente ignorato un'ammissione fatta dalla società debitrice in un atto processuale, considerandola un fatto non decisivo. La Cassazione ha invece stabilito che tale ammissione è una prova cruciale che non può essere trascurata, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Disconoscimento scrittura privata: quando è inefficace
Una parte ricorre in Cassazione avverso una sentenza d'appello che, sulla base di una scrittura privata datata, aveva riconosciuto la proprietà di un immobile ai controricorrenti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per diverse ragioni procedurali, tra cui la genericità del disconoscimento della scrittura privata, la richiesta di una nuova valutazione dei fatti e l'attacco a motivazioni non centrali della decisione. La sentenza sottolinea i rigorosi requisiti formali per le impugnazioni in sede di legittimità.
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Compensatio lucri cum damno: limiti alla prova
La Corte di Cassazione si pronuncia sul principio di compensatio lucri cum damno, rigettando il ricorso di un'Amministrazione. La Corte chiarisce che, sebbene l'eccezione sia rilevabile d'ufficio, i fatti a suo fondamento devono emergere dagli atti del giudizio di primo grado. È inammissibile la produzione di nuova documentazione in appello per provare i benefici percepiti dal danneggiato, se tale prova poteva essere fornita nei termini di primo grado.
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Mutatio libelli e servitù: la Cassazione chiarisce
In un caso di negatoria servitutis, la Corte di Cassazione ha stabilito che non si verifica una mutatio libelli se la parte che rivendica una servitù di passaggio modifica in corso di causa il percorso specifico o il fondamento giuridico della sua pretesa (es. da titolo a destinazione del padre di famiglia). L'elemento chiave è che il bene della vita richiesto – il diritto di transitare su un determinato fondo – rimanga invariato. La Corte ha quindi cassato la decisione di merito che aveva erroneamente ritenuto inammissibile la domanda, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Inadempimento contratto preliminare: onere della prova
La Corte di Cassazione chiarisce l'onere della prova in caso di inadempimento contratto preliminare. La mancata consegna della documentazione che attesta la rinuncia alla prelazione da parte dei confinanti costituisce un grave inadempimento del promittente venditore, tale da giustificare il recesso del promissario acquirente. Spetta sempre al venditore dimostrare di aver adempiuto, anche se la documentazione prodotta è contestata solo in un secondo momento.
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Danno risarcibile vendita immobile: quando spetta?
Un acquirente ha citato in giudizio il venditore per ottenere un risarcimento a causa della mancanza del certificato di agibilità e di difformità strutturali. La Corte di Cassazione ha stabilito che se il certificato viene ottenuto in un secondo momento e l'acquirente non fornisce prova di un danno economico concreto e specifico, non sussiste il diritto al risarcimento. La sentenza sottolinea che il danno risarcibile per la vendita di un immobile non è automatico ma deve essere rigorosamente dimostrato.
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