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Art. 182 ter l.fall.

28 provvedimenti

Prededuzione Credito Professionale: Concordato Inammissibile, Niente Privilegio
Un professionista ha richiesto la **prededuzione del credito professionale** per il lavoro svolto a favore di un'azienda in crisi, finalizzato alla presentazione di una domanda di concordato preventivo. L'azienda è successivamente fallita e la domanda di concordato era stata dichiarata inammissibile. Il Tribunale aveva negato la prededuzione. La Corte di Cassazione, richiamando un precedente delle Sezioni Unite, ha confermato che il credito del professionista è prededucibile solo se l'azienda viene ammessa alla procedura di concordato. L'inammissibilità della domanda esclude il diritto alla prededuzione, anche se il lavoro era funzionale a un possibile risanamento. Il ricorso del professionista è stato dichiarato inammissibile.
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Falcidia crediti privilegiati: la Cassazione blocca il concordato
L'Azienda ha proposto un concordato preventivo, prevedendo la falcidia dei crediti privilegiati tributari e previdenziali, declassandoli a chirografari. La Corte d'Appello ha respinto il piano, sostenendo che non si poteva trattare i creditori privilegiati in modo peggiore rispetto a una liquidazione fallimentare, ignorando il loro privilegio sussidiario immobiliare. La Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la falcidia crediti privilegiati è ammissibile solo se il pagamento non è inferiore a quanto i creditori riceverebbero dalla liquidazione dei beni su cui il privilegio esiste, inclusi i privilegi sussidiari immobiliari.
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Vizio di Motivazione: Omesso Versamento IVA, Giudizio da Rifare
Un amministratore di azienda è stato condannato per omesso versamento IVA relativo a più anni. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di appello perché i giudici non hanno esaminato i "motivi aggiunti e nuovi" della difesa. Questi motivi includevano prove di trattative per un accordo di ristrutturazione dei debiti e una transazione fiscale, che avrebbero potuto influenzare sia la responsabilità che la pena. Questo costituisce un vizio di motivazione. La sentenza è stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo giudizio, affinché vengano valutate le prove difensive. Il reato non è ancora prescritto.
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Transazione fiscale: l’accordo che cancella il debito originario
Una società riceve un avviso di accertamento per IVA dovuta su operazioni inesistenti. Durante il giudizio di Cassazione, la società propone un concordato preventivo contenente una transazione fiscale, regolarmente omologata dal Tribunale. La Corte di Cassazione dichiara quindi la cessazione della materia del contendere. Questo accordo cancella l'efficacia della sentenza precedente e dell'avviso di accertamento. Tuttavia, se la società non rispetta i pagamenti dilazionati, il fisco potrà nuovamente pretendere l'intero debito originario. Le spese di giudizio vengono compensate tra le parti.
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Transazione fiscale: l’accordo che cancella le liti con il fisco
Una società consortile impugna avvisi di pagamento per accise sull'energia elettrica. Durante il giudizio di Cassazione, la società ottiene l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti che include una transazione fiscale. L'Agenzia delle Dogane rinuncia quindi al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere. L'accordo cancella l'efficacia della sentenza precedente e dell'atto impositivo originario, ristabilendo l'equilibrio tra le parti senza ulteriori sanzioni.
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Concordato preventivo e accertamento tributario: vince il Fisco
Una società impugna un avviso di accertamento per indebite detrazioni IVA e deduzioni di costi relative all'anno 2011. La contribuente sostiene che l'avvio della procedura di concordato preventivo e l'approvazione del piano da parte dei creditori impediscano al Fisco di emettere nuovi accertamenti. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che il concordato preventivo e accertamento tributario possono coesistere. L'apertura della procedura concorsuale non blocca l'attività di accertamento dell'Agenzia delle Entrate, né l'applicazione di sanzioni per violazioni anteriori, a meno che non sia intervenuta una formale transazione fiscale approvata dall'ufficio finanziario. Mancando il voto favorevole del Fisco, il credito tributario non si cristallizza e l'accertamento resta pienamente valido. La società viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Concordato preventivo e accertamento tributario: il fisco non si ferma
Una società ha impugnato un avviso di accertamento relativo a IRES, IRAP e IVA, sostenendo che l'avvio di una procedura concorsuale impedisse al fisco di emettere nuovi atti impositivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che concordato preventivo e accertamento tributario possono coesistere. L'apertura della procedura concorsuale non blocca l'attività di controllo dell'Agenzia delle Entrate, né l'applicazione di sanzioni per violazioni commesse prima del concordato. Solo una transazione fiscale formalmente approvata dall'ufficio finanziario avrebbe potuto cristallizzare il debito tributario e precludere l'accertamento. Di conseguenza, la società è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Concordato preventivo: termini e fattibilità del piano
La Corte di Cassazione ha confermato l'omologazione di un concordato preventivo, stabilendo che il termine biennale per la riproposizione della domanda decorre dal deposito della prima istanza. La decisione chiarisce che il sindacato del giudice sulla fattibilità economica è limitato alla verifica della non manifesta inattitudine del piano, specialmente quando supportato da garanzie esterne e perizie asseverate.
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Transazione fiscale: stop alle liti tributarie
Una società in liquidazione ha ottenuto l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti che includeva una transazione fiscale con l'autorità doganale. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando che l'accordo negoziale ha eliminato l'interesse alla prosecuzione del giudizio tributario pendente. La decisione conferma che il perfezionamento della transazione fiscale comporta il consolidamento del debito e l'inefficacia della sentenza impugnata.
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Transazione fiscale: stop alle liti in Cassazione
Una società operante nel settore delle energie rinnovabili ha impugnato avvisi di pagamento per accise sull'energia elettrica, sostenendo la propria natura di autoproduttore esente. Dopo un complesso iter giudiziario, le parti hanno raggiunto un accordo attraverso una transazione fiscale inserita in un piano di ristrutturazione dei debiti omologato dal Tribunale competente. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, confermando che la transazione fiscale estingue l'interesse alla prosecuzione del giudizio di legittimità.
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Transazione fiscale: stop alle liti tributarie
Una società consortile in liquidazione ha impugnato un avviso di accertamento relativo al mancato pagamento di accise sull'energia elettrica autoprodotta. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Durante il procedimento di legittimità, la società ha ottenuto l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti che includeva una transazione fiscale. Tale evento ha portato alla richiesta di cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la transazione fiscale sopravvenuta rende inefficace la sentenza impugnata e l'atto impositivo originario, salvo inadempimento del contribuente.
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Transazione fiscale: giurisdizione al giudice ordinario
La Corte di Cassazione ha chiarito che la giurisdizione sul diniego di una transazione fiscale spetta al giudice ordinario fallimentare e non a quello tributario. La controversia riguardava il rifiuto dell'Agenzia delle Entrate di aderire a una proposta di trattamento dei crediti tributari in un concordato preventivo. La Suprema Corte ha stabilito che la transazione fiscale ha una natura ancillare rispetto alla procedura concorsuale, dove l'interesse collettivo dei creditori prevale su quello fiscale. Non trattandosi di esercizio di potestà impositiva, ma di una manifestazione di volontà del creditore pubblico, la competenza funzionale appartiene al tribunale fallimentare.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Una società energetica e l'Agenzia delle Dogane erano in lite per il pagamento di accise. Durante il ricorso in Cassazione, è intervenuta una transazione fiscale omologata dal tribunale che ha risolto il debito. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, confermando che un accordo tra le parti prevale sul giudizio pendente.
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Cooperativa agricola sovraindebitamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cooperativa agricola non può accedere alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento (ex L. 3/2012). Tale esclusione deriva dal fatto che le cooperative sono già soggette, in caso di insolvenza, alla procedura speciale di liquidazione coatta amministrativa. La Corte ha ritenuto che la normativa sul sovraindebitamento sia riservata a soggetti non sottoposti ad altre procedure concorsuali, e che questa differenziazione di trattamento per le cooperative non sia incostituzionale, data la loro peculiare funzione sociale.
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Termine impugnazione decreto: quando inizia a decorrere?
Una società di servizi industriali ha visto il suo ricorso dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione per tardività. Il caso chiarisce un punto cruciale: nelle procedure di ristrutturazione del debito, il termine impugnazione decreto di 30 giorni inizia a decorrere dalla comunicazione del provvedimento via PEC da parte della cancelleria, e non da una successiva notificazione formale. Questa regola, dettata da esigenze di celerità, equipara la comunicazione integrale alla notificazione, rendendo l'appello della società, presentato oltre tale scadenza, irricevibile.
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Onere della prova professionista: chi deve dimostrare?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26166/2024, ha rigettato il ricorso di un advisor finanziario la cui richiesta di compenso era stata esclusa dal passivo di un fallimento. La Corte ha ribadito che l'onere della prova professionista grava su quest'ultimo: in caso di contestazione da parte del curatore fallimentare sull'adempimento, spetta al professionista dimostrare di aver eseguito la prestazione con la dovuta diligenza e in modo completo, non essendo sufficiente la mera allegazione dell'incarico ricevuto.
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Competenza territoriale crisi impresa: sede legale
Una società sportiva trasferisce la propria sede legale da una città all'altra poche settimane prima di depositare un ricorso per concordato preventivo. Il tribunale della nuova sede, dopo aver inizialmente affermato la propria giurisdizione, dichiara la propria incompetenza a favore del tribunale della sede precedente, applicando la regola che considera il centro degli interessi principali nell'anno antecedente la domanda. La questione, di rilevante importanza nomofilattica sotto il nuovo Codice della Crisi, viene rimessa dalla Corte di Cassazione a una pubblica udienza per una decisione approfondita, data l'assenza di precedenti specifici.
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Cram down fiscale: via libera anche senza il Fisco
Una società cooperativa in concordato preventivo ha ottenuto l'omologazione del piano nonostante il dissenso dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando le decisioni dei giudici di merito. Il principio chiave è stato il 'cram down fiscale', applicato poiché la proposta concordataria è stata ritenuta più conveniente per i creditori rispetto all'alternativa del fallimento. La Corte ha sottolineato che le censure dell'Agenzia erano generiche e non contestavano adeguatamente la valutazione di convenienza effettuata dal tribunale.
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Compenso professionista: quando l’errore lo annulla
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare il compenso a una professionista incaricata di redigere la relazione per un concordato preventivo. A causa di gravi carenze, illogicità e incoerenze nel suo operato, la proposta di concordato è stata dichiarata inammissibile e la società è fallita. La Corte ha stabilito che il curatore fallimentare può legittimamente rifiutare il pagamento del compenso professionista sollevando l'eccezione di inadempimento, poiché la prestazione resa era del tutto inadeguata e inutile al raggiungimento dello scopo.
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Transazione Fiscale: stop al processo tributario
Una società energetica in liquidazione aveva impugnato una sentenza sfavorevole in materia di accise. Durante il giudizio in Cassazione, è intervenuta una transazione fiscale con l'Agenzia delle Dogane, omologata dal Tribunale competente. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo e del pagamento, ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, determinando la cessazione della materia del contendere e compensando le spese. La decisione chiarisce che in caso di transazione fiscale non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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