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Art. 182-quinquies Legge Fallimentare

7 provvedimenti

Pagamenti non autorizzati nel concordato: l’errore che costa il fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di un'azienda che, dopo aver chiesto l'ammissione al concordato preventivo, aveva effettuato dei pagamenti non autorizzati a vecchi fornitori. L'azienda sosteneva che tali pagamenti fossero necessari per la continuità aziendale, ma non è riuscita a dimostrarlo in modo specifico. I giudici hanno stabilito che pagare debiti pregressi senza il via libera del tribunale costituisce un atto di straordinaria amministrazione vietato, che viola la parità di trattamento tra i creditori. Questo comportamento è stato considerato un atto in frode ai creditori, giustificando la revoca del concordato e la dichiarazione di fallimento.
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Pagamento diretto al subappaltatore: negato se l’appaltatore è in crisi
La Corte di Cassazione ha negato il diritto al pagamento diretto al subappaltatore da parte del committente (contraente generale) quando l'impresa appaltatrice si trova in concordato preventivo. Un'azienda di trasporti, subappaltatrice in un'opera pubblica, non era stata pagata dall'appaltatore insolvente e aveva chiesto il pagamento direttamente al committente. La Corte ha stabilito che la crisi dell'appaltatore blocca questa possibilità. Il subappaltatore diventa un creditore come tutti gli altri all'interno della procedura concorsuale e deve rispettare il principio della 'par condicio creditorum'. Il pagamento diretto è un'eccezione che richiede una specifica autorizzazione del tribunale fallimentare, assente in questo caso.
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Sospensione fornitura: illegittima per debiti passati
Una società fornitrice di energia ha tentato una sospensione fornitura nei confronti di un'azienda cliente, in concordato preventivo, a causa di debiti derivanti da un contratto precedente e già scaduto. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima tale azione, specificando che il rimedio della sospensione della prestazione (ex art. 1460 c.c.) non può essere utilizzato per inadempimenti relativi a rapporti contrattuali distinti e autonomi. La Corte ha inoltre negato la qualifica di 'creditore strategico' al fornitore, poiché il bene fornito era reperibile sul mercato, respingendo così la sua richiesta di risarcimento danni.
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Regolarità contributiva: sì ai fondi in concordato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società editoriale a cui erano stati negati contributi pubblici per l'editoria a causa della mancata regolarità contributiva. La società si trovava in concordato preventivo, una procedura che sospende i pagamenti dei debiti pregressi. La Corte ha confermato che l'ammissione al concordato preventivo costituisce una causa di sospensione legale dei pagamenti, rendendo l'impresa di fatto regolare ai fini dell'ottenimento dei contributi. Tuttavia, ha annullato la sentenza d'appello per motivi procedurali, poiché la Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato inammissibile il motivo di gravame relativo all'importo del contributo dovuto, qualificandolo come nuova eccezione anziché come mera difesa.
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Compenso ausiliario: no a tariffe da commissario
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso ausiliario, nominato dal giudice nell'ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti, non può essere liquidato secondo le tariffe previste per il commissario giudiziale. La Suprema Corte ha confermato la decisione di merito che applicava i parametri generali per gli ausiliari del giudice, sottolineando la netta differenza di funzioni e compiti tra le due figure professionali. Il ricorso del professionista è stato quindi respinto.
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Pagamenti preferenziali: reato anche senza omologa
La Corte di Cassazione conferma la condanna per pagamenti preferenziali a carico di un amministratore che aveva saldato due fornitori dopo il rigetto dell'omologa del concordato e prima della dichiarazione di fallimento. Secondo la Corte, tali pagamenti, pur se previsti nel piano iniziale, violano la par condicio creditorum e costituiscono reato in assenza di autorizzazione giudiziale, in quanto danneggiano gli altri creditori.
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Ricorso straordinario: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario presentato da una società creditrice contro il decreto che autorizzava un'altra azienda in concordato preventivo a pagare solo alcuni fornitori 'strategici'. La Suprema Corte ha chiarito che tale autorizzazione è un atto di natura puramente gestoria, privo dei caratteri di decisorietà e definitività necessari per l'impugnazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione, in quanto non incide in modo definitivo sui diritti soggettivi del creditore escluso.
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