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Art. 182-quinquies l. fall.

13 provvedimenti

Prededuzione nel concordato preventivo: scontro tra Newco e creditori
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Istituto Bancario contro il Fallimento di una Società, riguardante il riconoscimento della prededuzione nel concordato preventivo. Il Tribunale aveva escluso tale beneficio a causa della diversità di identità giuridica tra la vecchia società e la nuova impresa (Newco) creata per garantire la continuità aziendale. La Banca ha contestato questa decisione, sostenendo che la diversità dei soggetti non esclude la prededuzione se la Newco è lo strumento per salvare l'attività. Data la novità e l'importanza della questione, la Cassazione ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Prededuzione nel fallimento: scontro tra continuità e parità
Un creditore ha richiesto il riconoscimento della prededuzione nel fallimento di una società che aveva acquistato un'azienda precedentemente in concordato preventivo. Il credito derivava da un finanziamento erogato per favorire la continuità aziendale. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, ritenendo che la prededuzione prevista dalla legge fallimentare sia eccezionale e non applicabile per analogia al fallimento dell'impresa acquirente. La Corte di Cassazione, rilevando la novità e la complessità della questione riguardante la prededuzione nel fallimento in caso di cessione d'azienda, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rimettendo la decisione alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Accordo di rinegoziazione dei crediti: efficace senza il giudice
Una società in concordato preventivo, dopo l'omologazione e prima della chiusura della procedura, ha stipulato un accordo di rinegoziazione dei crediti con alcune banche per ristrutturare il debito residuo. Successivamente, la società è fallita. La società cessionaria dei crediti bancari ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare. Il Tribunale ha respinto la domanda ritenendo l'accordo inopponibile perché non autorizzato dal giudice. La Cassazione ha invece stabilito che, dopo l'omologazione del concordato, la società torna in bonis e può liberamente stipulare un accordo di rinegoziazione dei crediti senza necessità di autorizzazioni giudiziali, in quanto non si tratta di una modifica del piano concordatario ma di un autonomo contratto. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso della società creditrice, rinviando la causa al Tribunale per un nuovo esame.
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Concordato preventivo: revoca e pagamenti vietati
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'ammissione al concordato preventivo per una società operante nel settore ambientale. La decisione scaturisce da due ragioni fondamentali: l'esecuzione di pagamenti non autorizzati a creditori antecedenti e la manifesta inattuabilità del piano economico. Quest'ultima è stata determinata dalla crisi finanziaria del soggetto terzo che avrebbe dovuto garantire l'apporto di capitali. La Corte ha ribadito che, nel giudizio di rinvio, è legittimo esaminare fatti sopravvenuti che rendono la proposta irrealizzabile, confermando così la dichiarazione di fallimento della società debitrice.
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Improcedibilità della domanda in caso di fallimento
Una finanziatrice aveva concesso un prestito a una società in concordato preventivo. Dopo la dichiarazione di fallimento della società, la finanziatrice ha proseguito l'azione legale in sede ordinaria per la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità della domanda, stabilendo che qualsiasi pretesa creditoria nei confronti di un'impresa fallita deve essere accertata esclusivamente nell'ambito della procedura fallimentare, dinanzi al giudice delegato, e non tramite un giudizio ordinario.
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Prededuzione e successione: limiti di opponibilità
Un istituto di credito finanziava una società in concordato preventivo, ottenendo il beneficio della prededuzione. Successivamente, la società cedeva la propria azienda a una nuova entità, che in seguito falliva. La richiesta della banca di vedere riconosciuta la prededuzione nel fallimento della nuova società è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che la prededuzione è una qualità procedurale legata alla specifica procedura concorsuale del debitore originario e non si trasferisce a un soggetto giuridico diverso, neppure in caso di successione aziendale.
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Prededuzione del credito: non si trasferisce al fallito
Una società finanziatrice aveva concesso un credito, beneficiando della prededuzione, a un'impresa in concordato preventivo. Quest'ultima ha poi ceduto la propria azienda a una seconda società, che è successivamente fallita. La società cessionaria del credito ha tentato di far valere la prededuzione nel fallimento della seconda impresa. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, statuendo che la prededuzione del credito è una qualità procedurale legata soggettivamente all'impresa che l'ha originata e non si trasferisce al fallimento di un soggetto diverso, neanche in caso di cessione d'azienda.
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Fallimento dopo rinuncia al concordato: il ruolo del P.M.
Un'azienda rinuncia alla domanda di concordato preventivo e il tribunale dichiara la procedura improcedibile. Nonostante ciò, su istanza del Pubblico Ministero, viene dichiarato il fallimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1377/2024, ha confermato questa decisione, stabilendo che il P.M. ha piena legittimazione a chiedere il fallimento dopo rinuncia dell'impresa, qualora emerga uno stato di insolvenza. La rinuncia, infatti, non elimina il potere di iniziativa del P.M. ma si limita a rimuovere l'ostacolo procedurale che impediva l'esame delle istanze di fallimento.
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Concordato in continuità: i flussi finanziari futuri
Una società in concordato in continuità sosteneva di poter utilizzare liberamente i profitti futuri derivanti dalla prosecuzione dell'attività, trattandoli come finanza esterna. Un creditore si è opposto e la Corte d'Appello ha revocato l'omologa del piano. La Corte di Cassazione, pur dichiarando cessata la materia del contendere per eventi sopravvenuti, ha esaminato il caso ai fini delle spese legali. Ha stabilito il principio che i flussi finanziari futuri non sono finanza esterna, ma un incremento del patrimonio aziendale soggetto alla garanzia generica dei creditori. Pertanto, devono rispettare l'ordine delle cause di prelazione e non possono essere distribuiti liberamente.
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Compenso ausiliario del giudice: le regole del calcolo
La Corte di Cassazione ha chiarito le modalità di calcolo del compenso per l'ausiliario del giudice nominato nell'ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti. Confermando la decisione di merito, la Corte ha stabilito che, in assenza di una nomina specifica come commissario giudiziale, il professionista è un ausiliario tecnico ex art. 68 c.p.c. Pertanto, il suo compenso va liquidato secondo le norme sulla consulenza contabile (D.M. 30.05.2002) e non secondo quelle previste per i commissari nelle procedure concorsuali. Il decreto di liquidazione può essere contestato solo con l'opposizione ex art. 170 D.P.R. 115/2002.
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Compenso ausiliario: no analogia con il commissario
Un professionista, nominato ausiliario del giudice in una procedura di accordo di ristrutturazione dei debiti, ha impugnato la decisione che riduceva il suo onorario. Sosteneva che il suo ruolo fosse analogo a quello di un commissario giudiziale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il compenso ausiliario deve essere calcolato secondo le norme per i consulenti tecnici (D.M. 30.05.2002) e non quelle, più vantaggiose, previste per i commissari nelle procedure concorsuali, data la diversità dell'incarico e dei compiti effettivamente svolti.
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Arricchimento indiretto: no a P.A. se c’è contratto
Un subappaltatore, non pagato da un appaltatore fallito, ha citato in giudizio la stazione appaltante pubblica per arricchimento senza causa. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione per arricchimento indiretto è inammissibile quando l'ente pubblico ha acquisito la prestazione in virtù di un valido contratto a titolo oneroso con l'appaltatore. La tutela del subappaltatore risiede nell'azione contrattuale verso l'appaltatore.
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Credito prededucibile del subappaltatore: i limiti
Un subappaltatore rivendicava la natura di credito prededucibile per le sue prestazioni verso un appaltatore in concordato preventivo, sostenendo che il suo pagamento fosse essenziale per sbloccare i pagamenti del committente. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, affermando che la norma che condiziona il pagamento dell'appaltatore a quello del subappaltatore non conferisce automaticamente un privilegio. La Corte ha ribadito che la prededuzione funzionale richiede un nesso di stretta e necessaria inerenza con la conservazione del patrimonio aziendale, assente nel caso di specie.
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