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Art. 182 Codice Penale

11 provvedimenti

Condotte riparatorie e cautela: vaglia del legale non basta
Due persone indagate per tentato furto aggravato hanno subito l'obbligo di dimora. La difesa ha chiesto la revoca della misura cautelare sostenendo l'operatività delle condotte riparatorie previste dall'art. 162-ter c.p., poiché il legale aveva inviato un vaglia postale di 300 euro all'esercizio commerciale a titolo di risarcimento del danno. I giudici di merito hanno respinto l'istanza ritenendo l'offerta generica e non univocamente riconducibile a entrambe le indagate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione preventiva sull'estinzione del reato per condotte riparatorie richiede prove certe e verificabili sull'effettiva volontà risarcitoria personale di ciascun indagato, non bastando un vaglia inviato dal difensore con diciture sommarie per superare le esigenze cautelari.
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Condotte riparatorie: se paga il complice, il reato non si estingue
Un uomo, condannato per truffa in concorso, ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il risarcimento integrale del danno, effettuato dal suo complice, dovesse valere anche per lui. La sua richiesta mirava a ottenere l'estinzione del reato per condotte riparatorie. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: questo beneficio ha natura strettamente personale e soggettiva. Si applica solo a chi si attiva spontaneamente e volontariamente per riparare al danno, manifestando così un concreto ravvedimento. Il pagamento effettuato da un altro soggetto, senza alcun contributo, non è sufficiente a estinguere il reato per il complice inerte. La condanna è stata quindi confermata.
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Riparazione del danno: estinzione del reato solo per chi paga
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'estinzione del reato per condotte riparatorie in caso di più imputati. Un Tribunale aveva estinto il reato per tutti i correi, anche se solo uno aveva risarcito il danno. La Procura ha fatto ricorso, sostenendo che il beneficio dovesse essere personale. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'estinzione del reato per condotte riparatorie ha natura personale e non si estende automaticamente ai complici che non hanno partecipato attivamente alla riparazione. Per beneficiarne, i correi 'inerti' devono rimborsare la loro quota a chi ha pagato. Di conseguenza, la sentenza precedente è stata annullata.
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Condotte riparatorie: nessun effetto estensivo automatico
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un'imputata condannata per tentato furto. La difesa sosteneva che il reato dovesse considerarsi estinto grazie alle condotte riparatorie effettuate esclusivamente da una coimputata. I giudici hanno stabilito che l'estinzione del reato per condotte riparatorie, prevista dall'Art. 162-ter c.p., ha natura strettamente personale. Di conseguenza, il beneficio non si estende ai concorrenti nel reato che non abbiano partecipato direttamente e personalmente al risarcimento del danno o alle restituzioni.
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Estinzione del reato: natura soggettiva e limiti
La Corte di Cassazione, con ordinanza, dichiara inammissibile il ricorso di un imputato, chiarendo la natura strettamente personale dell'estinzione del reato per condotte riparatorie. La Corte ha stabilito che, ai sensi dell'art. 162-ter c.p., la riparazione del danno effettuata da un soggetto non può estendere i suoi effetti benefici ai coimputati, confermando così un principio consolidato in materia.
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Bancarotta e reati fiscali: la Cassazione decide
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore di fatto condannato per bancarotta e reati fiscali, confermando che il reato di occultamento di scritture contabili non viene assorbito da quello di bancarotta documentale. L'affidamento al commercialista non esclude la responsabilità penale.
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Legittimazione condono edilizio: il ruolo del compratore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47637/2024, ha annullato un'ordinanza che revocava un ordine di demolizione basandosi su un condono edilizio richiesto dal promissario acquirente. La Corte ha chiarito che la sola stipula di un contratto preliminare non è sufficiente a conferire la legittimazione al condono edilizio, specialmente se l'immobile è già stato acquisito al patrimonio comunale a seguito di inottemperanza all'ordine di demolizione. È necessario un interesse giuridicamente qualificato, che va oltre il mero interesse di fatto, e che il giudice deve verificare con attenzione.
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Ordine di demolizione: quando è irrevocabile?
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che revocava un ordine di demolizione per un vasto immobile abusivo. La sentenza chiarisce che l'ordine, avendo natura reale, si applica anche ai successivi acquirenti, indipendentemente dalla loro buona fede. Viene inoltre sancita l'illegittimità del frazionamento artificioso delle domande di condono per eludere i limiti volumetrici e si ribadisce il carattere vincolato e non discrezionale dell'ordine di demolizione, che non può essere revocato invocando un generico principio di proporzionalità.
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Ordine di demolizione: legittimità e condono edilizio
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un tribunale che revocava un ordine di demolizione per un grande complesso immobiliare abusivo. Il tribunale aveva accolto le istanze dei nuovi proprietari, basandosi su un condono edilizio e sul principio di proporzionalità. La Procura ha impugnato la decisione, sostenendo che il condono fosse stato ottenuto in modo fraudolento, attraverso un frazionamento artificioso dell'immobile per eludere i limiti volumetrici. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione deve verificare la legittimità sostanziale del condono e che l'ordine di demolizione ha natura reale, applicandosi anche ai successivi acquirenti. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Ordine di demolizione: legittimità e condono edilizio
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un tribunale che revocava un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La Corte ha stabilito che l'ordine di demolizione è una misura ripristinatoria che segue il bene ed è opponibile ai terzi acquirenti. Il giudice dell'esecuzione ha il dovere di verificare la legittimità del condono, che in questo caso appariva ottenuto tramite un frazionamento artificioso dell'immobile per eludere i limiti volumetrici, rendendolo invalido.
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Ordine di demolizione: quando è irrevocabile?
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva revocato un ordine di demolizione per un vasto immobile abusivo. Il caso riguardava un fabbricato frazionato in più unità, per le quali erano state presentate domande di condono fittizie da promissari acquirenti per aggirare i limiti volumetrici. La Corte ha stabilito che l'ordine di demolizione è una misura ripristinatoria di natura reale, che segue l'immobile e non la persona, e non può essere paralizzata da condoni illegittimi o dal principio di proporzionalità invocato da terzi acquirenti, la cui tutela risiede in azioni civili contro il venditore.
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