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Art. 182-bis Legge Fallimentare

14 provvedimenti

Accordi di ristrutturazione: piano bocciato e fallimento confermato
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di una società che aveva proposto degli accordi di ristrutturazione dei debiti. Il piano è stato respinto perché la relazione del professionista era incompleta. La perizia, infatti, si limitava a una valutazione generica di fattibilità, senza verificare in modo specifico la capacità dell'azienda di pagare integralmente tutti i creditori non aderenti al piano, inclusi quelli con cui erano stati presi accordi separati di dilazione. La Corte ha stabilito che la verifica deve essere rigorosa e analitica per tutti i creditori estranei, non solo per una piccola parte. Una relazione carente su questo punto cruciale rende il piano non approvabile e non può essere sanata.
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Indipendenza dell’attestatore: se manca, il compenso è nullo
Un professionista ha chiesto di essere pagato per aver redatto e asseverato un piano di risanamento per un'azienda, poi fallita. Il Fallimento ha rifiutato il pagamento. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fallimento, stabilendo un principio chiave: la mancanza di indipendenza dell'attestatore costituisce un grave inadempimento contrattuale. Questo requisito non è un mero formalismo, ma un elemento essenziale della prestazione. Poiché il professionista non era indipendente, il suo lavoro è stato ritenuto non conforme alla legge e alle regole professionali, facendogli perdere il diritto al compenso.
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Accordo ristrutturazione debiti: fallimento se manca il 60%
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di un'azienda che aveva presentato una proposta di accordo di ristrutturazione dei debiti. La proposta è stata giudicata inammissibile perché l'azienda non ha dimostrato di avere trattative in corso con creditori che rappresentassero almeno il 60% del totale dei debiti, requisito fondamentale previsto dalla legge. La documentazione presentata, infatti, mostrava che il creditore principale non raggiungeva da solo tale soglia e non c'era prova di ulteriori negoziazioni. Di fronte a questa mancanza e su istanza di un creditore, i giudici hanno dichiarato il fallimento, sottolineando l'importanza di rispettare questo presupposto per accedere alla procedura.
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Abuso del cram down fiscale: No all’accordo fittizio anti-Fisco
La Cassazione ha confermato la decisione contro un'azienda che tentava un abuso del cram down fiscale. La società, con un debito di oltre 7 milioni verso il Fisco, aveva stretto un accordo simbolico con due creditori minori per un totale di circa 4.000 euro. L'obiettivo era usare questo accordo per forzare l'omologazione di un piano che avrebbe ridotto il debito fiscale a solo il 2,9%. I giudici hanno stabilito che tale operazione era un uso distorto della legge, finalizzato unicamente a cancellare il debito pubblico e non a una reale ristrutturazione concorsuale. Di conseguenza, il ricorso dell'azienda è stato respinto.
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Amministrazione straordinaria: inefficacia pagamenti
Una società in amministrazione straordinaria aveva effettuato pagamenti all'Agenzia delle Entrate dopo l'emissione del decreto di ammissione alla procedura ma prima della sua iscrizione nel registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di tali pagamenti. Ha stabilito che, nella specifica disciplina della Legge Marzano, lo spossessamento del debitore e l'inefficacia degli atti sono immediati e decorrono dalla data del decreto ministeriale, non dalla sua successiva pubblicità.
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Voto agenzia entrate: la giurisdizione è ordinaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20036/2024, ha risolto un conflitto di giurisdizione stabilendo che le azioni di risarcimento danni contro l'Agenzia delle Entrate per il suo voto negativo in un concordato preventivo rientrano nella competenza del giudice ordinario. La Suprema Corte ha chiarito che in tale contesto, il voto dell'Agenzia Entrate non costituisce esercizio di potere pubblico, ma un atto di natura privatistica compiuto in qualità di creditore, pertanto la controversia riguarda un diritto soggettivo.
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Cessata materia del contendere: estinzione del giudizio
Una società, in contenzioso con l'Agenzia Fiscale per il pagamento di accise, aveva presentato ricorso in Cassazione. Durante il processo, la società ha saldato il proprio debito attraverso una transazione fiscale inserita in un accordo di ristrutturazione dei debiti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, evidenziando come gli accordi stragiudiziali possano risolvere le liti pendenti.
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Revocatoria fallimentare: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un pagamento ricevuto da un professionista, effettuato da una società dopo la presentazione di una domanda di concordato preventivo poi dichiarata inammissibile, non può essere automaticamente dichiarato inefficace ai sensi dell'art. 167 della legge fallimentare. La Corte ha chiarito che, in assenza di ammissione alla procedura di concordato, l'unica azione esperibile dal curatore fallimentare è la revocatoria fallimentare, disciplinata dall'art. 67 l. fall., che consente al convenuto di sollevare specifiche eccezioni di irrevocabilità. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Compenso ausiliario: no a tariffe da commissario
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso ausiliario, nominato dal giudice nell'ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti, non può essere liquidato secondo le tariffe previste per il commissario giudiziale. La Suprema Corte ha confermato la decisione di merito che applicava i parametri generali per gli ausiliari del giudice, sottolineando la netta differenza di funzioni e compiti tra le due figure professionali. Il ricorso del professionista è stato quindi respinto.
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Revocatoria ordinaria: esclusa per garanzie in piani?
Una società aveva concesso un'ipoteca a garanzia di un mutuo erogato a un'altra società dello stesso gruppo. A seguito del fallimento della società garante, il curatore ha agito con l'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace l'ipoteca. La Corte di Cassazione, riformando le decisioni precedenti, ha stabilito che l'esclusione dalla revocabilità, prevista dalla legge fallimentare per le garanzie concesse in esecuzione di un piano di risanamento, si applica non solo alla revocatoria fallimentare ma anche a quella ordinaria. La decisione si fonda sulla necessità di non vanificare la finalità della norma, che è quella di incentivare i piani di salvataggio aziendale.
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Scissione societaria fraudolenta: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta di un'amministratrice. Il reato è stato commesso tramite una scissione societaria fraudolenta, un'operazione apparentemente lecita utilizzata per trasferire tutti gli asset produttivi a una nuova società, lasciando l'azienda originale carica solo di debiti. La Corte ha stabilito che anche atti societari legittimi possono costituire reato se usati con l'intento di svuotare il patrimonio aziendale a danno dei creditori.
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Bancarotta preferenziale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta preferenziale, documentale semplice e aggravamento del dissesto. La sentenza chiarisce che per configurare il reato di bancarotta preferenziale è sufficiente il dolo specifico, ovvero la volontà di favorire un creditore a scapito degli altri, accettando il rischio di danneggiare la massa creditoria, specialmente se i pagamenti sono diretti a società riconducibili alla stessa famiglia dell'imprenditore.
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Credito prededucibile: status non trasferibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito prededucibile, sorto durante un'amministrazione giudiziaria (misura di prevenzione antimafia), non conserva tale privilegio in una successiva procedura di amministrazione straordinaria (procedura per insolvenza). La Corte ha chiarito che le due procedure non sono in continuità ('consecutio') poiché hanno finalità e presupposti diversi: la prima mira a liberare l'azienda da influenze criminali, la seconda a gestire una crisi d'impresa. Di conseguenza, lo status di credito prededucibile non si trasferisce automaticamente.
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Nullità sentenza tributaria: il caso della motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità di una sentenza tributaria per grave carenza di motivazione. Il caso riguardava la richiesta di una società di disapplicare le norme antielusive sul riporto delle perdite in una fusione avvenuta durante un piano di ristrutturazione aziendale. I giudici di merito avevano accolto la richiesta della società, ma la loro sentenza è stata annullata perché si limitava ad affermare la non elusività dell'operazione senza analizzare nel dettaglio la sussistenza dei presupposti di legge. La Suprema Corte ha ribadito che una motivazione meramente apparente, che si risolve in clausole di stile, viola il 'minimo costituzionale' richiesto e determina la nullità della sentenza tributaria.
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