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Art. 182-bis legge fall.

9 provvedimenti

Estinzione del giudizio: transazione e accise
Una società in liquidazione ha impugnato diversi avvisi di accertamento relativi ad accise sull'energia elettrica per gli anni dal 2008 al 2013. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante la pendenza del giudizio di legittimità, la ricorrente ha depositato un'istanza di rinuncia al ricorso a seguito dell'omologazione di un accordo di ristrutturazione del debito e di una transazione fiscale. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, rilevando il venir meno dell'interesse delle parti alla prosecuzione della lite e disponendo la compensazione delle spese processuali.
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Giudice del rinvio: i limiti dopo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 33346/2023, ha stabilito i precisi limiti dei poteri del giudice del rinvio. Nel caso di specie, una Corte d'Appello, a cui era stata rimessa una causa solo per decidere sull'obbligo di un accantonamento finanziario, aveva erroneamente riesaminato la fattibilità dell'intero piano di concordato, rigettandolo. La Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che il giudice del rinvio è vincolato dal principio di diritto e non può rimettere in discussione aspetti della causa già coperti da una decisione definitiva della stessa Corte Suprema.
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Amministratore di fatto: la responsabilità per bancarotta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati per reati di bancarotta. La sentenza conferma che la qualifica di amministratore di fatto si basa su indici concreti di gestione, come impartire direttive e gestire la contabilità, rendendo il soggetto responsabile penalmente. Viene inoltre ribadito che i reati di bancarotta sono configurabili anche se la società è ammessa al concordato preventivo e non formalmente fallita.
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Fideiussione omnibus e onere della prova: Cassazione
Una garante ha contestato un ordine di pagamento, sostenendo che la sua fideiussione omnibus fosse nulla per violazione delle norme antitrust, in quanto replicava lo schema ABI. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la mancata produzione da parte della garante di prove essenziali, come il provvedimento della Banca d'Italia e il modello contrattuale ABI. La Corte ha ribadito che la valutazione di una perizia tecnica e dei documenti da parte dei tribunali di merito costituisce un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità, confermando il rigoroso onere della prova a carico di chi eccepisce la nullità.
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Falsità in attestazioni: la nuova legge non abroga
Un professionista è stato ritenuto responsabile per il reato di falsità in attestazioni per aver omesso informazioni cruciali su un apporto finanziario in un piano di concordato. La Corte di Cassazione, pur dichiarando la prescrizione del reato, ha confermato la responsabilità civile, stabilendo che la nuova normativa sulla crisi d'impresa non ha abrogato la fattispecie precedente, ma ne rappresenta la continuità. La Corte ha chiarito che l'obbligo del professionista include la verifica della correttezza della base informativa usata per valutare la fattibilità economica del piano.
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Data certa: accordo inopponibile al fallimento
Una società creditrice si è vista respingere la richiesta di ammissione al passivo fallimentare di un'altra società per un credito derivante da una clausola penale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'accordo contenente la penale era privo di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, rendendolo così inopponibile alla curatela. La Corte ha inoltre chiarito che il giudice del rinvio poteva esaminare tale questione, poiché non coperta da un precedente giudicato implicito, essendo stata assorbita in precedenza secondo il principio della "ragione più liquida".
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Estinzione processo tributario: accordo e spese
Una società produttrice di energia rinnovabile contestava il pagamento di un'accisa. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo tributario. La decisione è scaturita da un accordo di ristrutturazione dei debiti tra la società e l'Agenzia delle Dogane, che prevedeva l'abbandono della lite. Di conseguenza, la Corte ha disposto la compensazione integrale delle spese processuali tra le parti.
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Ricorso tardivo: la PEC del cancelliere vale notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello di una società contro il rigetto di un accordo di ristrutturazione. La decisione si basa su un ricorso tardivo, in quanto il termine di 30 giorni per impugnare è iniziato a decorrere dalla comunicazione del provvedimento via PEC da parte della cancelleria, considerata equipollente alla notificazione formale.
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Cram Down Fiscale: no senza accordo con altri creditori
Una società in crisi ha tentato di imporre un piano di ristrutturazione esclusivamente all'Amministrazione Finanziaria, che deteneva l'89% dei crediti, attraverso il meccanismo del cram down fiscale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il cram down non è una procedura autonoma, ma richiede la preesistenza di un accordo di ristrutturazione, seppur parziale, con altri creditori. Senza il coinvolgimento di una pluralità di creditori, lo strumento perde la sua natura concorsuale e non può essere utilizzato per forzare la mano al solo Fisco.
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