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Art. 181 D.Lgs. 42/04

5 provvedimenti

Sequestro preventivo di opere abusive: no se i lavori sono finiti
Il Tribunale di Arezzo aveva confermato il sequestro preventivo di alcune aree e opere edilizie ritenute abusive riconducibili a Il Proprietario. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'insussistenza del periculum in mora, poiché le opere erano ormai ultimate. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che per disporre il sequestro preventivo di opere abusive già ultimate non basta il timore astratto di futuri abusi, ma occorre una motivazione specifica sull'aggravamento del carico urbanistico o sul pericolo concreto di altri reati. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame delle esigenze cautelari.
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Abuso edilizio boschivo: condanna anche senza prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per abuso edilizio boschivo. La creazione di piste da esbosco senza autorizzazione è reato, anche se si sostiene di aver solo sistemato tracciati esistenti. Gli indizi come le tracce del mezzo e i danni alla vegetazione sono sufficienti a provare la colpevolezza.
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Scarichi abusivi: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo per il reato di scarichi abusivi. L'imputato sosteneva un uso limitato della struttura, ma il ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e per violazione del principio di autosufficienza.
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Sequestro preventivo per abuso edilizio: i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'impresa edile contro un'ordinanza di sequestro preventivo. La sentenza sottolinea che il ricorso in Cassazione per tale misura è consentito solo per violazione di legge e non per un riesame nel merito dei fatti o delle autorizzazioni amministrative. Il sequestro è stato confermato a causa di una palese discrepanza tra le opere autorizzate, limitate a interventi di mitigazione del rischio, e quelle effettivamente realizzate, tra cui la creazione di una strada non autorizzata su area demaniale.
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Speciale tenuità del fatto: i limiti nei reati edilizi
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per speciale tenuità del fatto relativa a una serie di reati edilizi e paesaggistici. Il ricorso del Procuratore è stato accolto perché il giudice di primo grado non aveva adeguatamente motivato la sua decisione, omettendo una valutazione complessiva della condotta alla luce dei criteri previsti dall'art. 131 bis c.p. La Suprema Corte ha rinviato il caso per un nuovo giudizio, sottolineando la necessità di una motivazione rigorosa quando si applica la causa di non punibilità.
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