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Art. 18-ter, l. 26 luglio 1975, n. 354

8 provvedimenti

Diritto all’Informazione dei Detenuti: Stampa Locale Negata per Sicurezza
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un detenuto a cui era stata prorogata l'inibizione (divieto) di ricevere giornali di stampa locale. Il provvedimento era motivato dal pericolo di comunicazioni a soggetti legati a cosche mafiose, compromettendo la sicurezza pubblica. Il detenuto ha contestato la misura, invocando il suo **diritto all'informazione dei detenuti**. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del divieto. Ha ritenuto che la restrizione fosse proporzionata e giustificata da esigenze di sicurezza, considerando anche la possibilità per il detenuto di accedere alla stampa nazionale.
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Detenuto e corrispondenza: Cassazione chiarisce i limiti del diritto
Un Detenuto ha cercato di inviare una lettera, ma l'autorità competente ha bloccato la missiva. Il Detenuto ha presentato ricorso, sostenendo la violazione del suo diritto alla corrispondenza del detenuto, in quanto non aveva ricevuto le motivazioni complete del blocco. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Detenuto fosse stato informato del blocco e che il suo ricorso fosse troppo generico, non dimostrando un danno concreto al suo diritto di difesa. La missiva, inoltre, conteneva frasi equivoche.
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Ricorso Personale in Cassazione: Inammissibilità per il Detenuto
Un detenuto ha presentato un reclamo al Tribunale di Sorveglianza di Torino contro la decisione del Magistrato di Sorveglianza di Novara, che aveva bloccato l'invio di una lettera al figlio e parzialmente un'altra missiva. Il Tribunale ha rigettato il reclamo. Il detenuto ha quindi proposto personalmente un ricorso per Cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso personale, poiché la legge del 2017 richiede che tali ricorsi siano sottoscritti da un avvocato abilitato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Telegramma anonimo al detenuto: lecito bloccarlo
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis ha ricevuto un telegramma privo dell'indicazione del mittente, contenente espressioni generiche rivolte a presunti familiari. Il Magistrato di sorveglianza ha disposto il blocco della missiva per motivi di sicurezza. Il Tribunale di sorveglianza ha confermato la decisione, ritenendo il testo suscettibile di celare comunicazioni occulte. Il detenuto ha impugnato il provvedimento sostenendo che la sola mancanza del mittente non giustificasse la censura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito la piena legittimità del trattenimento della corrispondenza quando l'anonimato del mittente si associa a formule ambigue potenzialmente pericolose.
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Corrispondenza detenuti: quando è lecito il controllo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il trattenimento di una sua missiva. La decisione si fonda sulla legittimità del controllo sulla corrispondenza detenuti quando il testo presenta passaggi criptici e allusivi, tali da far sorgere un ragionevole dubbio sul contenuto reale del messaggio, potenzialmente pericoloso per l'ordine e la sicurezza pubblica.
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Corrispondenza detenuti: quando il testo è criptico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il blocco della sua corrispondenza. La decisione si fonda sul principio che la censura è legittima quando il testo di una missiva presenta passaggi "criptici ed allusivi", tali da far sorgere il ragionevole dubbio che il contenuto effettivo sia pericoloso per l'ordine e la sicurezza pubblica. La valutazione del giudice di merito, se non illogica, non è sindacabile in sede di legittimità. Questo caso di corrispondenza detenuti rafforza i poteri di controllo dell'autorità penitenziaria.
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Corrispondenza detenuti 41-bis: quando è legittimo?
La Cassazione conferma la legittimità del blocco della corrispondenza per detenuti 41-bis quando vi sia il fondato sospetto di messaggi criptati. Nel caso specifico, la lettera proveniva dalla figlia di un noto esponente della criminalità organizzata e conteneva riferimenti a eventi passati, giustificando il provvedimento di trattenimento per prevenire il mantenimento di legami illeciti.
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Corrispondenza detenuti 41-bis: quando è legittimo?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto in regime 41-bis contro il trattenimento di una missiva. La Corte ha ritenuto legittima la censura della corrispondenza detenuti 41-bis perché il testo conteneva un linguaggio criptico e allusivo, potenzialmente pericoloso per l'ordine pubblico.
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