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Art. 18 legge 26 luglio 1975, n. 354

8 provvedimenti

Diritto ai colloqui in carcere: illegittimo il divieto assoluto
Un indagato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per gravi reati contro la persona, ha richiesto l'autorizzazione a svolgere colloqui e a partecipare alle attività interne all'istituto. Il Giudice per le indagini preliminari ha rigettato entrambe le richieste, temendo possibili ritorsioni verso la persona offesa tramite terzi soggetti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato. I Supremi Giudici hanno stabilito che il diritto ai colloqui in carcere tutela la personalità e le relazioni affettive essenziali. Tale facoltà non può subire limitazioni generalizzate o a tempo indeterminato senza una motivazione puntuale legata a specifiche esigenze processuali. La Corte ha eliminato definitivamente il divieto di attività interna e ha ordinato al giudice di riesaminare la richiesta di colloquio.
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Diritto all’affettività: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva il riconoscimento del diritto all'affettività e un risarcimento. L'inammissibilità deriva dalla natura generica del ricorso, che non ha contestato specificamente le motivazioni del provvedimento impugnato. La Corte ha ribadito che l'intervento del magistrato è successivo alle determinazioni operative dell'amministrazione penitenziaria, attualmente non ancora definite.
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Diritto ai colloqui: no al diniego senza motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava il diritto ai colloqui tra un detenuto e la moglie, anch'essa co-imputata nello stesso procedimento. La Corte ha stabilito che il semplice fatto di essere co-imputati non è una motivazione sufficiente a comprimere questo diritto fondamentale, specialmente in assenza di specifiche esigenze processuali o di sicurezza. La motivazione del giudice deve essere effettiva e non meramente apparente.
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Motivazione provvedimento: rigetto senza ragioni
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Giudice che aveva respinto la richiesta di colloqui di una persona detenuta con una semplice annotazione ('si rigetta'). La sentenza sottolinea l'obbligo di fornire una motivazione per ogni provvedimento, specialmente se incide sulla libertà personale, affermando che la totale assenza di spiegazioni rende l'atto illegittimo. Questo caso ribadisce l'importanza della motivazione del provvedimento come garanzia fondamentale del sistema giudiziario.
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Permessi di colloquio: no appello, sì ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17696/2024, ha stabilito che il provvedimento con cui un giudice nega i permessi di colloquio a un detenuto in custodia cautelare non è appellabile davanti al Tribunale della Libertà. Sebbene tale decisione incida sui diritti della persona, non rientra tra le "ordinanze in materia di misure cautelari" per le quali è previsto l'appello. L'unico rimedio esperibile è il ricorso diretto in Cassazione per violazione di legge, in base al principio di tassatività dei mezzi di impugnazione.
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Video colloqui 41-bis: diritto anche in pandemia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero della Giustizia, confermando il diritto di un detenuto in regime speciale a effettuare video colloqui. La sentenza stabilisce che la normativa emergenziale per la pandemia Covid-19 ha creato una condizione di oggettiva difficoltà per le visite in presenza, legittimando così l'uso dei video colloqui 41-bis come strumento per garantire il fondamentale diritto del detenuto a mantenere i legami familiari.
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Controllo corrispondenza detenuto: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto in regime 41-bis contro la proroga del controllo sulla sua corrispondenza. La sentenza stabilisce che tale misura non può essere un'applicazione automatica del regime speciale, ma deve fondarsi su elementi concreti e specifici che dimostrino un attuale rischio di comunicazioni pericolose, come il ruolo di vertice del detenuto in un'organizzazione criminale attiva.
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Colloqui detenuti: la Cassazione limita le visite
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro la limitazione dei colloqui con i familiari. La decisione si fonda sul rischio concreto che l'indagato potesse veicolare minacce a testimoni e coindagati, un pericolo desunto da precedenti comunicazioni illegali. La Corte ha stabilito che una motivazione sintetica è sufficiente se basata su elementi specifici, confermando la legittimità della restrizione dei colloqui detenuti per esigenze cautelari.
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