Un indagato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per gravi reati contro la persona, ha richiesto l'autorizzazione a svolgere colloqui e a partecipare alle attività interne all'istituto. Il Giudice per le indagini preliminari ha rigettato entrambe le richieste, temendo possibili ritorsioni verso la persona offesa tramite terzi soggetti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato. I Supremi Giudici hanno stabilito che il diritto ai colloqui in carcere tutela la personalità e le relazioni affettive essenziali. Tale facoltà non può subire limitazioni generalizzate o a tempo indeterminato senza una motivazione puntuale legata a specifiche esigenze processuali. La Corte ha eliminato definitivamente il divieto di attività interna e ha ordinato al giudice di riesaminare la richiesta di colloquio.
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