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Art. 18 L. n. 300/70

5 provvedimenti

Reintegro con accordo: niente sanzioni INPS sui contributi
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sull'omissione contributiva da accordo conciliativo. Una Banca aveva licenziato un dipendente per poi reintegrarlo tramite un accordo che riconosceva la continuità del rapporto con effetto retroattivo. L'Ente Previdenziale aveva richiesto le sanzioni per il ritardato versamento dei contributi relativi al periodo di interruzione. La Corte ha dato ragione alla Banca, stabilendo che non sono dovute sanzioni. Il licenziamento aveva interrotto il rapporto di lavoro, quindi non esisteva un obbligo contributivo in quel periodo. L'accordo successivo ha creato un nuovo obbligo di pagamento, non ha sanato una precedente omissione. Di conseguenza, il versamento dei contributi arretrati non è un ritardo, ma l'adempimento di una nuova obbligazione nata dall'accordo.
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Inammissibilità ricorso cassazione: guida ai motivi
Un avvocato dipendente del settore pubblico ha presentato ricorso in Cassazione contro una decisione della Corte d'Appello riguardante il suo rapporto di lavoro, il licenziamento e diverse pretese economiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'intero ricorso inammissibile, sottolineando i rigorosi requisiti procedurali per adire la Suprema Corte. La decisione evidenzia che non è sufficiente proporre una diversa interpretazione dei fatti, ma è necessario contestare specificamente la 'ratio decidendi' (la ragione giuridica della decisione) della sentenza impugnata, pena l'inammissibilità del ricorso per cassazione.
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Atto di appello: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di inammissibilità di un atto di appello in una causa di lavoro. La Corte ha chiarito che, per essere valido, l'atto di appello non richiede formule sacramentali o un 'progetto alternativo di sentenza', ma deve individuare chiaramente le parti della sentenza contestate e fornire specifiche argomentazioni critiche, senza essere una mera ripetizione delle difese di primo grado. La valutazione della Corte d'Appello, che aveva ritenuto l'atto confuso e generico, è stata giudicata non coerente con i principi di diritto.
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Atto di appello: i requisiti di ammissibilità
Un lavoratore si è visto dichiarare inammissibile l'appello per presunti vizi formali. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo i requisiti di ammissibilità dell'atto di appello. La Suprema Corte ha specificato che non sono richieste formule sacramentali, ma è essenziale individuare chiaramente i punti contestati della sentenza di primo grado e fornire argomentazioni specifiche per confutarli, garantendo così il diritto di difesa.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
Una lavoratrice del settore pubblico, assunta con una serie di contratti a tempo determinato illegittimi, ha agito in giudizio per ottenere la conversione del rapporto in tempo indeterminato e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9115/2019, ha ribadito il divieto di conversione del contratto nel pubblico impiego, in ossequio al principio costituzionale del concorso pubblico. Tuttavia, ha affermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno per l'abuso subito. Tale danno, definito 'comunitario', non richiede una prova specifica ma viene presunto e liquidato dal giudice in una misura compresa tra 2,5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione. La Corte ha chiarito che neppure la successiva stabilizzazione della lavoratrice presso una società controllata dall'ente pubblico elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata quindi cassata con rinvio.
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