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Art. 18 L. 689/81

7 provvedimenti

Disboscamento non autorizzato: l’illecito amministrativo permanente non si prescrive subito
Un amministratore di società ha ricevuto una sanzione per aver disboscato un'area senza autorizzazione, creando una strada. Ha contestato la sanzione, sostenendo la prescrizione dell'illecito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il disboscamento non autorizzato costituisce un illecito amministrativo permanente. La prescrizione, quindi, inizia solo quando l'alterazione ambientale cessa, non dal momento iniziale della condotta. La Corte ha confermato la validità della sanzione e la responsabilità dell'amministratore per l'illecito amministrativo permanente.
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Validità ordinanza-ingiunzione: la Cassazione conferma la multa senza firma autografa
Un cittadino ha ricevuto due multe per violazioni del Codice della Strada. Ha contestato la validità dell'ordinanza-ingiunzione, sostenendo che mancava la delega di firma al funzionario che l'aveva emessa e che non c'era una firma autografa. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che spetta al cittadino dimostrare l'assenza di delega. Inoltre, ha chiarito che per gli atti amministrativi redatti con sistemi meccanizzati, l'indicazione a stampa del nominativo del responsabile sostituisce validamente la firma autografa, confermando la piena validità dell'ordinanza-ingiunzione.
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Lavoro Nero: multa da 130mila euro confermata, no a forza maggiore
Un'impresa agricola ha ricevuto una multa di oltre 130.000 euro per aver impiegato 19 lavoratori senza regolare assunzione. L'azienda ha contestato le sanzioni per lavoro nero, sostenendo che l'atto fosse poco motivato, notificato in ritardo e che l'assunzione urgente fosse dovuta a un'emergenza climatica (forza maggiore). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito che la motivazione dell'atto era sufficiente e che il termine per la notifica decorre dalla fine delle indagini, non dal primo accesso ispettivo. La scusa della forza maggiore è stata giudicata infondata e contraddittoria. La maxi-sanzione è stata quindi confermata in via definitiva.
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Responsabilità solidale: sanzioni gioco d’azzardo
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione amministrativa a carico di una società proprietaria di apparecchi da gioco per violazione delle distanze minime dai luoghi protetti. Il cuore della decisione riguarda la responsabilità solidale del proprietario dei macchinari, il quale, fornendo le attrezzature in noleggio, ha agevolato la commissione dell'illecito da parte dell'esercente. La Corte ha stabilito che la normativa generale sulla solidarietà si applica anche quando la legge regionale specifica solo l'esercente come destinatario della sanzione. Inoltre, è stato chiarito che il rinnovo di un contratto di noleggio equivale a una nuova installazione, soggetta ai nuovi vincoli di distanza previsti dalla normativa vigente.
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Destinatario ordinanza ingiunzione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, sottolineando che l'opposizione a una sanzione amministrativa può essere proposta solo dal soggetto specificamente identificato come destinatario dell'ordinanza ingiunzione. Nel caso di specie, l'ordinanza era rivolta unicamente a una persona fisica e non alla società da essa amministrata. Di conseguenza, l'opposizione della società è stata correttamente ritenuta inammissibile e il ricorso della persona fisica tardivo, statuizione passata in giudicato.
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Firma ordinanza ingiunzione: la Cassazione conferma
Un avvocato impugna un'ordinanza per una violazione stradale, contestando l'autorità del viceprefetto e l'assenza di firma autografa. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che la firma ordinanza ingiunzione da parte di un funzionario delegato è legittima e che la sottoscrizione meccanizzata sostituisce quella manuale. Il ricorrente viene sanzionato per lite temeraria.
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Appalto Fittizio: quando il contratto è illecito
Una catena di supermercati ha utilizzato una cooperativa per il servizio di rifornimento scaffali, sostenendo si trattasse di un legittimo contratto di appalto. Il Tribunale di Venezia ha stabilito che si trattava di un appalto fittizio, confermando una pesante sanzione per intermediazione illecita di manodopera. La decisione si è basata sulla prova che il supermercato, e non la cooperativa, esercitava il potere direttivo e organizzativo sui lavoratori, i quali erano pienamente integrati nelle operazioni del committente. Anche il metodo di pagamento è risultato basato sul costo orario del lavoro anziché sul risultato del servizio.
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