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Art. 18 L. 300/70

5 provvedimenti

Licenziamento per Giustificato Motivo Oggettivo: Reintegra o Indennizzo?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo da un'azienda. La Corte d'Appello aveva già stabilito l'illegittimità del licenziamento a causa della mancata osservanza dell'obbligo di repêchage da parte dell'azienda, ordinando la reintegrazione del lavoratore. L'azienda ha impugnato la decisione, sostenendo errori procedurali e l'applicazione errata della tutela reintegratoria. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando la reintegra del lavoratore. Ha sottolineato che la violazione dell'obbligo di repêchage era già coperta da giudicato interno e ha applicato i principi derivanti dalla dichiarazione di incostituzionalità della parola "manifesta" nell'Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, rafforzando la tutela contro il licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
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Licenziamento disciplinare docente: i limiti di legge
La Corte d'Appello ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare docente a carico di un'insegnante condannata penalmente per maltrattamenti ai danni di minori tra i 3 e i 5 anni. Il tribunale ha stabilito che la gravità delle condotte aggressive, sia verbali che fisiche, giustifica l'interruzione immediata del rapporto di lavoro, rispettando i termini di riattivazione del procedimento dopo la sentenza definitiva.
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Decadenza processuale: errore del legale non scusabile
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La controversia è stata decisa su una questione preliminare: la tardiva costituzione in giudizio del lavoratore nel grado precedente, causata da un errore del suo avvocato nel deposito telematico. La Suprema Corte ha ribadito che l'errore del difensore non costituisce una "causa non imputabile" che possa giustificare una rimessione in termini. Questa decadenza processuale ha impedito l'utilizzo delle prove testimoniali, risultando decisiva per il rigetto della domanda nel merito.
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Sanzione conservativa CCNL: quando è illegittimo
Un lavoratore, licenziato per negligenza, ha impugnato il provvedimento sostenendo la sua sproporzionalità. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito deve sempre verificare se la condotta contestata rientri nelle ipotesi punite dal contratto collettivo con una sanzione conservativa CCNL, anche se descritte in clausole generali. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva escluso tale valutazione, rinviando per un nuovo esame del caso.
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Trasferimento ramo d’azienda: licenziamento e manleva
Una lavoratrice veniva licenziata nel contesto di una complessa operazione di trasferimento di ramo d'azienda che coinvolgeva tre società. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18805/2025, ha chiarito importanti principi. Ha stabilito che l'impugnazione del licenziamento va rivolta al datore di lavoro che lo ha emesso e a quello in carica al momento in cui l'atto ha prodotto effetto. Soprattutto, ha affermato la piena validità della clausola di manleva tra le società, specificando che essa non pregiudica i diritti del lavoratore ma regola solo i rapporti economici interni tra le imprese coinvolte nel trasferimento ramo d'azienda.
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