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art. 18 d.lgs. n. 159 del 2011

6 provvedimenti

Confisca di prevenzione: salvi i beni dei familiari prestanome
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una confisca di prevenzione disposta su beni intestati a familiari e a una società, ritenuti prestanome di un soggetto socialmente pericoloso. I giudici hanno chiarito che la società non ha la legittimazione ad agire per impugnare la misura, diritto che spetta solo ai soci persone fisiche. Inoltre, per i terzi intestatari non sussiste un pieno onere della prova sulla lecita provenienza dei beni, ma un semplice onere di allegazione di elementi plausibili. La Cassazione ha quindi accolto parzialmente i ricorsi dei familiari, annullando il decreto con rinvio alla Corte d'Appello di Milano per un nuovo esame, mentre ha dichiarato inammissibile il ricorso della società.
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Confisca di prevenzione: la prova dell’origine illecita
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di un immobile intestato alla sorella di un soggetto deceduto, ritenuto socialmente pericoloso. La decisione si basa sulla dimostrazione che l'acquisto e la costruzione del bene sono avvenuti con fondi di provenienza illecita del fratello, configurando un'interposizione fittizia. L'appello della donna è stato dichiarato inammissibile poiché le prove, tra cui la sproporzione tra i redditi della titolare e il valore del bene, indicavano chiaramente la riconducibilità dell'immobile al patrimonio del fratello.
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Pericolosità sociale: i criteri per la confisca dei beni
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due persone contro la confisca dei loro beni. La Corte ha confermato la legittimità del provvedimento, basato su una valutazione di pericolosità sociale fondata su una serie di reati a carattere lucrativo e su prove come le intercettazioni telefoniche. È stato chiarito che la confisca deve riguardare beni acquisiti durante il periodo di accertata pericolosità, dimostrando un nesso temporale tra l'illecito arricchimento e il possesso dei beni.
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Confisca di prevenzione: onere della prova per i terzi
La Corte di Cassazione conferma una confisca di prevenzione contro un soggetto ritenuto socialmente pericoloso e i suoi familiari, i cui beni risultavano sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. La Corte ha rigettato la maggior parte dei ricorsi, ribadendo il gravoso onere probatorio a carico dei terzi intestatari di dimostrare la provenienza lecita dei fondi. Tuttavia, ha annullato la decisione per una delle figlie a causa della totale omissione di motivazione da parte della Corte d'Appello riguardo ai suoi specifici motivi di gravame, rinviando il caso per un nuovo esame della sua posizione.
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Pericolosità generica: la Cassazione conferma la confisca
Un individuo si oppone a una misura di sorveglianza speciale e alla confisca di orologi di lusso, contestando la valutazione della sua pericolosità generica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che una lunga storia di condotte illecite, anche se non sfociate in condanne definitive, unita a una chiara sproporzione tra il patrimonio e i redditi dichiarati, sono elementi sufficienti per giustificare le misure di prevenzione.
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Confisca di prevenzione: i limiti temporali
La Corte di Cassazione interviene sulla confisca di prevenzione, annullando un provvedimento che aveva colpito beni acquistati prima del periodo di 'pericolosità sociale' accertato. La sentenza ribadisce che la misura ablativa deve rispettare un preciso perimetro temporale e non può fondarsi su motivazioni apparenti o illogiche, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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