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Art. 18 d.l. n. 112 del 2008

7 provvedimenti

Interposizione illecita di manodopera: dipendente batte azienda
Un lavoratore ha ottenuto l'accertamento di un rapporto di lavoro subordinato con una societ di trasporti a partecipazione pubblica a partire dal 2003, a causa di una accertata interposizione illecita di manodopera. La societ ha impugnato la decisione sostenendo che le leggi successive vietassero l'instaurazione automatica di rapporti di lavoro con aziende pubbliche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della societ. I giudici hanno chiarito che si applica la legge vigente al momento in cui il rapporto iniziato (2003), antecedente ai divieti di assunzione introdotti a partire dal 2008. Di conseguenza, il lavoratore ha vinto la causa e l'azienda stata condannata a pagare le spese legali.
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Società partecipate: regole per assunzioni e concorsi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano l'assunzione presso una società a capitale pubblico dopo aver superato una selezione indetta da un'agenzia interinale. La sentenza chiarisce che per le società partecipate vige l'obbligo di procedure selettive trasparenti e concorsuali, impedendo assunzioni dirette basate su bandi privi dei requisiti essenziali. La responsabilità dell'ente è stata limitata all'ambito precontrattuale per violazione della buona fede, ma senza diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro.
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Società Partecipate: No al blocco stipendi unilaterale
La Corte di Cassazione, con la sentenza 25707/2025, ha stabilito un principio fondamentale per i dipendenti delle società partecipate. Un'azienda a controllo pubblico non può rifiutarsi unilateralmente di applicare gli aumenti retributivi previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), anche se deve rispettare vincoli di spesa. La Corte ha chiarito che il rapporto di lavoro in queste società è di natura privatistica e qualsiasi modifica ai diritti economici dei lavoratori deve passare obbligatoriamente attraverso una contrattazione di secondo livello con i sindacati, non potendo essere imposta da un atto unilaterale dell'azienda o dell'ente pubblico controllante.
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Permessi retribuiti: il Comune rimborsa il datore?
Una società di servizi ha richiesto e ottenuto da un Comune il rimborso dei costi per i permessi retribuiti concessi a un proprio dipendente, eletto Sindaco dello stesso Comune. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la società, pur essendo a partecipazione pubblica, deve essere considerata un 'datore di lavoro privato' ai fini della normativa sui permessi retribuiti per amministratori locali. Di conseguenza, l'onere finanziario di tali permessi spetta all'ente locale che beneficia della funzione pubblica e non all'azienda. La qualifica di 'organismo di diritto pubblico' non modifica la natura privatistica del rapporto di lavoro.
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Retribuzione variabile: quando è dovuta ai dipendenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni autisti di una società di trasporto pubblico, confermando che la loro richiesta di una retribuzione variabile non era fondata. Il pagamento era subordinato a due condizioni non soddisfatte: l'effettivo finanziamento da parte della Regione e il raggiungimento di specifici obiettivi di produttività. La Corte ha stabilito che, per le società a partecipazione pubblica, i premi di risultato devono essere sempre legati a performance concrete, in linea con i principi di contenimento della spesa pubblica.
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Correzione errore materiale: l’intervento d’ufficio
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza, ha disposto d'ufficio la correzione di un errore materiale presente in una sua precedente sentenza. Il caso originario riguardava il rigetto del ricorso di un lavoratore contro un'azienda. L'errore consisteva nella citazione errata di un articolo di legge (art. 19 anziché art. 18). L'ordinanza chiarisce che tale svista costituisce un mero errore materiale e ne ordina la rettifica, senza incidere sulla decisione di merito e senza pronuncia sulle spese, data la natura officiosa del procedimento.
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Contributo regionale: quando è dovuto ai lavoratori?
Una società di trasporti ha interrotto il pagamento di un contributo regionale integrativo ai suoi dipendenti dopo la cessazione dei finanziamenti regionali. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale contributo non era un elemento fisso della retribuzione, ma una somma condizionata sia alla disponibilità dei fondi regionali sia al raggiungimento di specifici obiettivi di produttività. Di conseguenza, ha respinto sia il ricorso dei lavoratori, che ne chiedevano il pagamento, sia quello dell'azienda, che chiedeva la restituzione delle somme già versate in esecuzione di una precedente sentenza, a causa della mancata prova dell'effettivo pagamento.
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