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Art. 18 Costituzione

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38 provvedimenti

Terzo mandato consecutivo: Cassazione chiarisce
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che, ai fini del divieto di terzo mandato consecutivo per i consiglieri degli Ordini forensi, le dimissioni anticipate non interrompono la consecutività. Il mandato va considerato nella sua durata legale 'oggettiva', non in quella 'soggettiva' effettivamente svolta dal singolo. La Corte ha cassato la decisione del Consiglio Nazionale Forense che aveva ritenuto legittime le candidature di due avvocati.
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Violenza privata allo stadio: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violenza privata a carico di un tifoso che, durante due partite, aveva costretto altri spettatori a spostarsi dai loro posti regolarmente acquistati. La Corte ha stabilito che organizzare il tifo non giustifica l'uso di intimidazione, che viola la libertà di autodeterminazione altrui, configurando pienamente il reato. La condanna è stata confermata respingendo la tesi difensiva secondo cui si trattava di un legittimo esercizio del diritto di riunione.
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Scioglimento ente bilaterale: recesso di un sindacato
Un sindacato ha richiesto lo scioglimento di un ente bilaterale dopo aver firmato un diverso contratto collettivo. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, interpretando l'atto come un semplice recesso che non estingue l'ente. La Corte di Cassazione, data la specificità della materia, ha rinviato la causa alla propria Sezione Lavoro per la decisione finale, senza ancora pronunciarsi sul merito.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato un ricorso inammissibile, respingendo le censure sulla violazione del diritto di difesa, sulla determinazione della pena e sul risarcimento del danno. La decisione chiarisce che i motivi non sollevati nel precedente grado di giudizio o formulati in modo generico non possono essere accolti in sede di legittimità, confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Litisconsorzio necessario: annullata la sentenza
Un ente locale aveva costituito un pegno su azioni a garanzia di un finanziamento concesso da una banca a una fondazione. A seguito dell'inadempimento, la banca ha avviato la vendita delle azioni e l'ente locale si è opposto, contestando la validità del pegno. La Corte di Cassazione, rilevando d'ufficio la mancata partecipazione al giudizio della fondazione debitrice, ha dichiarato la nullità di tutte le sentenze precedenti per violazione del litisconsorzio necessario, rinviando la causa al primo grado.
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Retribuzione ferie: indennità di volo va inclusa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione ferie del personale navigante deve includere anche le indennità di volo variabili. La Corte ha respinto il ricorso di una compagnia aerea, la quale sosteneva che un'indennità minima garantita fosse sufficiente. È stato chiarito che qualsiasi meccanismo retributivo che possa potenzialmente disincentivare il lavoratore dal fruire del proprio diritto al riposo è illegittimo, in quanto la paga durante le ferie deve essere sostanzialmente equiparabile a quella percepita durante l'attività lavorativa.
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Associazione non riconosciuta: validità statuto
Due membri di un'associazione non riconosciuta hanno contestato una norma dello statuto che impediva loro di assumere cariche associative. Dopo aver vinto in primo e secondo grado, l'associazione ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la decisione per unire la causa ad altri ricorsi connessi, evidenziando la complessità della questione sulla validità delle regole interne e i diritti degli associati.
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Espulsione associato: limiti del controllo del giudice
Un membro di una associazione nazionale di ex appartenenti alle forze dell'ordine è stato espulso per comportamenti ritenuti lesivi dell'immagine dell'associazione e per la mancata restituzione di beni sociali. Il socio ha contestato l'espulsione associato, ritenendo i motivi non sufficientemente gravi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che il controllo del giudice sui 'gravi motivi' di espulsione, pur previsto, è limitato alla verifica della loro esistenza e non può estendersi a una valutazione di merito sull'opportunità della decisione. La Corte ha confermato che una condotta contraria ai principi dell'istituzione di riferimento, come delineati nello statuto associativo, costituisce una valida causa di espulsione.
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Sospensione prescrizione e astensione avvocato: la Corte
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per disturbo alla quiete pubblica. Si contesta la mancata estinzione del reato per prescrizione, ma la Corte ribadisce un principio consolidato: l'astensione del difensore dalle udienze non è un legittimo impedimento. Di conseguenza, la sospensione prescrizione opera per tutta la durata del rinvio del processo, e non nel limite di 60 giorni, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
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Reato associativo: una telefonata non basta a provarlo
La Corte di Cassazione, con la sentenza 46008/2024, ha annullato un'ordinanza di misura cautelare per un presunto reato associativo finalizzato al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La Corte ha stabilito che una singola telefonata intercettata non costituisce un indizio sufficiente per dimostrare la partecipazione stabile e consapevole a un'associazione criminale, ribadendo la necessità di provare il 'dolo diretto' dell'associato.
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Associazione non riconosciuta: PM non può agire
Una sezione locale di un'associazione nazionale, qualificata come associazione non riconosciuta, ha visto annullare due sue delibere. Nel ricorso in Cassazione, ha sostenuto che il Pubblico Ministero avrebbe dovuto essere coinvolto, modificando la competenza territoriale del tribunale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per vizi procedurali, in particolare per la mancata esposizione completa dei fatti e dei motivi d'appello. Ciononostante, la Corte ha colto l'occasione per ribadire un principio fondamentale: il Pubblico Ministero non ha il potere di impugnare le delibere di una associazione non riconosciuta, poiché tale potere è riservato agli enti riconosciuti, soggetti a un maggiore controllo pubblico.
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Pericolosità qualificata: Cassazione annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione di sorveglianza speciale applicata a un soggetto inizialmente sospettato di terrorismo (art. 270-bis c.p.). La Corte ha stabilito che la successiva condanna per il diverso reato di associazione sovversiva (art. 270 c.p.) non può sostenere la misura, poiché la base legale della "pericolosità qualificata" era venuta meno, e il giudice d'appello non poteva modificare d'ufficio tale presupposto.
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Oneri consortili: quando scatta l’obbligo di paga
Una società immobiliare ha contestato l'obbligo di pagare gli oneri consortili per un'area di sua proprietà, sostenendo di non aver mai aderito formalmente al consorzio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'acquisto di un immobile all'interno del perimetro di un consorzio di urbanizzazione costituisce un'adesione contrattuale implicita. Di conseguenza, l'obbligo di contribuire alle spese sorge automaticamente con l'atto di compravendita, rendendo irrilevante la mancanza di una successiva e separata manifestazione di volontà.
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Litisconsorzio necessario: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha affrontato un complesso caso riguardante l'uso del nome e del simbolo di un partito politico nazionale da parte di un'associazione locale dissidente. La controversia, caratterizzata da un lungo e tortuoso iter processuale, ha permesso alla Suprema Corte di ribadire importanti principi sul litisconsorzio necessario. La Corte ha stabilito che nelle cause contro associazioni non riconosciute non è necessario citare in giudizio tutti gli associati, essendo sufficiente convenire chi detiene la presidenza o la direzione. L'ordinanza chiarisce anche gli oneri probatori della parte contumace che impugna una sentenza tardivamente, rigettando il ricorso.
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Fatture inesistenti: Cassazione su indeducibilità costi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per frode fiscale. Il caso riguardava l'utilizzo di fatture inesistenti per aumentare fittiziamente i costi aziendali e ottenere finanziamenti pubblici. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: i costi derivanti da fatture soggettivamente inesistenti, cioè relative a operazioni reali ma con intermediari fittizi e prezzi gonfiati (sovrafatturazione), non sono mai deducibili ai fini delle imposte sui redditi e dell'IVA.
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Legami familiari: Cassazione annulla espulsione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che confermava l'espulsione di un cittadino straniero, stabilendo che il giudice di merito aveva erroneamente ignorato prove decisive. Il caso ruotava attorno all'importanza dei legami familiari e dell'integrazione sociale, anche se la residenza anagrafica era in un'altra città. La Suprema Corte ha chiarito che l'omesso esame di fatti cruciali, come l'iscrizione a scuola o un'offerta di lavoro, vizia la decisione, imponendo un nuovo processo che valuti la situazione complessiva della persona.
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Ineleggibilità Amministratori: la Cassazione decide
Un deputato regionale è stato dichiarato decaduto a causa della sua carica di amministratore in un ente beneficiario di contributi regionali. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo la distinzione fondamentale tra ineleggibilità e incompatibilità. Secondo i giudici, se la carica è preesistente alla competizione elettorale, si configura una causa di ineleggibilità, volta a proteggere la libertà di voto, e non una mera incompatibilità, che sorge dopo l'elezione per evitare conflitti di interesse. L'ordinanza sottolinea come questa distinzione temporale sia decisiva per determinare la sanzione, confermando la validità della più severa normativa regionale siciliana in materia.
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Clausola statutaria nulla: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso di un'associazione di categoria. Al centro della disputa vi era una clausola statutaria nulla che impediva agli associati con contenziosi legali in corso contro l'ente di ricoprire cariche sociali. La Corte ha stabilito che tale clausola viola i principi costituzionali di democraticità, eguaglianza e il diritto alla difesa, poiché potrebbe essere usata in modo abusivo per sopprimere il dissenso interno.
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