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Art. 18 comma 4 St. lav.

5 provvedimenti

Cessazione materia del contendere: il caso esaminato
In un caso di licenziamento illegittimo giunto fino in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la cessazione materia del contendere, compensando le spese legali e stabilendo che l'appellante non è tenuto al versamento dell'ulteriore contributo unificato, data la sopravvenuta inefficacia della sentenza impugnata.
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Licenziamento per giusta causa e processo penale
Un dipendente bancario, assolto in sede penale dall'accusa di estorsione, subisce un licenziamento per giusta causa. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso, sottolineando che l'assoluzione penale non preclude una valutazione autonoma dei fatti in sede disciplinare, dove la condotta ha integrato una grave violazione dei doveri di lealtà e correttezza, configurando un conflitto di interessi.
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Prassi aziendale: la tolleranza non giustifica sempre
Un lavoratore, licenziato per aver sottratto beni aziendali, si è difeso invocando una prassi aziendale tollerata. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, ritenendo decisivo l'avvertimento con cui l'azienda aveva precedentemente comunicato la fine di tale tolleranza. La sentenza sottolinea l'importanza del principio di non contestazione: i fatti affermati da una parte e non contestati dall'altra si considerano provati.
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Licenziamento disciplinare: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento disciplinare a carico di un direttore sanitario per comportamento gravemente scorretto verso un'infermiera durante un'emergenza. La Corte ha stabilito che la valutazione della 'particolare gravità' della condotta, che giustifica il licenziamento, spetta al giudice di merito e, se ben motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Aliunde percipiendum e onere della prova del datore
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di licenziamento illegittimo, spetta al datore di lavoro l'onere di provare l'aliunde percipiendum, ovvero quanto il lavoratore ha guadagnato o avrebbe potuto guadagnare altrove. La mera allegazione della negligenza del lavoratore nella ricerca di un nuovo impiego non è sufficiente; il datore deve fornire prove concrete sulle opportunità lavorative disponibili e sulla professionalità richiesta, dimostrando che il lavoratore avrebbe potuto essere assunto.
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