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art. 18-bis legge n. 69 del 2005

10 provvedimenti

Mandato d’arresto europeo: la sostanza vince sul vizio di forma
Un cittadino straniero, destinatario di un Mandato d'arresto europeo emesso dalla Germania per furto e truffa, ha impugnato la decisione della Corte d'appello di Brescia che ne disponeva la consegna. La difesa lamentava la mancata indicazione delle pene edittali minime e massime nel mandato, ritenendola una violazione insanabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tale omissione non costituisce un motivo automatico di rifiuto della consegna. Poiché le pene erano facilmente ricavabili dalle norme tedesche indicate e non vi era alcun pregiudizio per i diritti di difesa, la Suprema Corte ha confermato la legittimità della consegna allo Stato estero.
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Mandato di arresto europeo: la Cassazione nega il blocco
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la decisione di consegna alle autorità francesi in esecuzione di un mandato di arresto europeo. L'indagato, accusato in Francia di associazione per delinquere e rapina, sosteneva che la documentazione estera fosse incompleta e che la pendenza di un procedimento in Italia per una rapina a Milano dovesse bloccare l'estradizione. La Suprema Corte ha chiarito che le recenti riforme hanno semplificato le procedure di consegna, eliminando l'obbligo di allegare relazioni dettagliate se i fatti sono chiari. Inoltre, la rapina commessa in Italia era un fatto del tutto distinto e autonomo rispetto ai reati contestati in Francia, escludendo così qualsiasi sovrapposizione che potesse giustificare il rifiuto della consegna. Il ricorrente è stato condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Mandato di arresto europeo: stop a pene senza doppia punibilità
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione della Corte di appello di Roma. Quest'ultima aveva rifiutato la consegna richiesta tramite mandato di arresto europeo, disponendo però che la pena per reati tributari commessi in Romania venisse espiata in Italia. La Cassazione ha chiarito che, quando si rifiuta la consegna per far scontare la pena in Italia, il riconoscimento della sentenza straniera richiede sempre il rispetto del principio di doppia punibilità. Non si applica la deroga prevista per i reati fiscali in materia di estradizione. Poiché i giudici di merito non avevano verificato se il fatto costituisse reato anche in Italia superando le soglie di punibilità, la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Mandato d’arresto europeo: legittima la custodia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare emessa nell'ambito di una procedura di mandato d'arresto europeo per traffico internazionale di stupefacenti. La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione sul pericolo di fuga, basata non sulla mera gravità del reato, ma sui concreti contatti internazionali e sulle risorse economiche dell'imputato. È stato inoltre chiarito che un procedimento pendente in Italia per associazione a delinquere non osta alla consegna per specifici reati commessi interamente all'estero.
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Mandato d’arresto europeo: limiti del giudice italiano
La Corte di Cassazione, con la sentenza 34487/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l'esecuzione di un mandato d'arresto europeo emesso dalla Germania. La Corte ha ribadito che il giudice italiano non può sindacare nel merito le esigenze cautelari o l'adeguatezza del quadro indiziario che hanno motivato l'emissione del mandato, in ossequio al principio di reciproco riconoscimento tra Stati membri dell'UE.
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Mandato Arresto Europeo: Rifiuto se le carceri violano i diritti
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di consegna di un cittadino rumeno basata su un Mandato Arresto Europeo. La sentenza stabilisce che le assicurazioni generiche fornite dallo Stato richiedente sulle condizioni di detenzione non sono sufficienti di fronte a prove specifiche di sovraffollamento e trattamento inumano. Il giudice nazionale ha il dovere di condurre un'indagine approfondita per verificare il rispetto dei diritti fondamentali del consegnando.
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Radicamento stabile: no alla consegna senza 5 anni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14391/2024, ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero contro la sua consegna alla Francia in esecuzione di un mandato di arresto europeo. La Corte ha chiarito che, per invocare il cosiddetto "radicamento stabile" e scontare la pena in Italia, non è sufficiente una lunga permanenza sul territorio, ma è necessario dimostrare una residenza legale, effettiva e continuativa per almeno cinque anni, requisito che il ricorrente non soddisfaceva.
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Mandato di Arresto Europeo: la Cassazione decide
Un cittadino nigeriano, residente in Italia, ha presentato ricorso contro la sua consegna alla Slovenia in base a un Mandato di Arresto Europeo per falsificazione di passaporto. L'imputato ha lamentato la violazione dei diritti di difesa e ha invocato il suo stabile radicamento in Italia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che i giudici italiani non possono riesaminare le decisioni cautelari straniere e che la prova del radicamento territoriale deve essere specifica e non generica per poter bloccare la consegna.
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Mandato Arresto Europeo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la consegna di un cittadino a Malta, basata su un mandato di arresto europeo per traffico di stupefacenti. I motivi del ricorso, relativi al rifiuto facoltativo della consegna e alla violazione del diritto a un processo di durata ragionevole, sono stati giudicati generici e tardivi. La decisione conferma l'ordine di consegna, subordinato al rientro in Italia per l'eventuale esecuzione della pena.
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Mandato di arresto europeo: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la sua consegna all'autorità ungherese, richiesta tramite un mandato di arresto europeo per reati di traffico di esseri umani. La Corte ha stabilito che, a seguito della riforma del 2021, il giudice italiano non ha più il potere di valutare la fondatezza delle accuse o i gravi indizi di colpevolezza, dovendosi limitare a un controllo formale del mandato e delle cause ostative alla consegna.
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