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Art. 1749 Codice Civile

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51 provvedimenti

Risoluzione giusta causa: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agente contro la risoluzione per giusta causa del suo contratto. La decisione si fonda su vizi procedurali, come la violazione del principio della "doppia conforme" e la richiesta impropria di una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa alla Suprema Corte. La Corte ha ribadito che il ricorso deve essere specifico e non può limitarsi a chiedere un riesame del merito della controversia già decisa conformemente nei primi due gradi di giudizio.
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Prescrizione crediti agente: la Cassazione sui 5 anni
Un agente ha citato in giudizio la società preponente per ottenere la riqualificazione del rapporto e il pagamento di differenze retributive e indennità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che la prescrizione dei crediti dell'agente per le provvigioni è quinquennale e non decennale. Ha inoltre dichiarato inammissibili le domande nuove in appello e ha sottolineato l'importanza del rispetto dei termini di decadenza e dell'onere della prova a carico dell'agente.
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Onere della prova agente: come dimostrare il diritto
La richiesta di provvigioni di un'agente nei confronti di una società fallita è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere della prova agente impone di dimostrare non solo la promozione, ma anche la conclusione effettiva degli affari tramite l'accettazione del preponente. La semplice produzione di un elenco vendite non è risultata sufficiente.
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Fallimento del preponente: indennità e contratto d’agenzia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5603/2025, interviene su un caso di contratto di agenzia interrotto dal fallimento del preponente. La Corte stabilisce un principio fondamentale: il fallimento non comporta la risoluzione automatica e incolpevole del contratto. Si applica invece la disciplina dei contratti pendenti (art. 72 Legge Fallimentare), che prevede la sospensione del rapporto. Questa decisione apre alla possibilità per l'agente di ottenere le indennità di fine rapporto, come quella di preavviso e di clientela, cassando la precedente decisione del Tribunale che le aveva escluse.
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Fallimento preponente: indennità agente e contratto
Una società di rappresentanze si opponeva all'ammissione parziale dei propri crediti nel passivo fallimentare della società preponente. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha stabilito che il fallimento del preponente non determina la risoluzione automatica del contratto di agenzia, ma la sua sospensione ai sensi dell'art. 72 della Legge Fallimentare. Di conseguenza, se il curatore decide di sciogliere il rapporto, l'agente può avere diritto all'indennità di preavviso e di clientela, non essendo lo scioglimento imputabile a una giusta causa automatica.
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Patto di non concorrenza: modifica e validità
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di una modifica al patto di non concorrenza in un contratto di agenzia. Un istituto di credito, dopo aver receduto dal patto, aveva subordinato l'erogazione di benefici economici aggiuntivi al rispetto di un nuovo, seppur diverso, obbligo di non concorrenza. La Corte ha rigettato il ricorso dell'agente, stabilendo che tale operazione non costituisce una clausola vessatoria o una violazione di legge, ma una legittima rimodulazione degli obblighi contrattuali, conforme ai principi di buona fede e correttezza, e in linea con la consolidata giurisprudenza.
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Indennità di fine rapporto agente: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'agente, chiarendo che spetta a quest'ultima provare i presupposti per l'indennità di fine rapporto agente. In particolare, non basta dimostrare di aver acquisito nuovi clienti, ma è necessario provare che la società preponente continui a trarne vantaggi sostanziali. La Corte ha inoltre ribadito la natura discrezionale dell'ordine di esibizione di documenti, negandolo quando la richiesta appare tardiva ed esplorativa.
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Onere della prova agenzia: la Cassazione decide
Un'ordinanza della Cassazione analizza il contratto di agenzia, focalizzandosi sull'onere della prova. Il caso riguarda un agente che chiedeva provvigioni e indennità, scontrandosi con il rifiuto del preponente di esibire la documentazione contabile. La Corte ha stabilito che tale rifiuto, specialmente se ingiustificato, non può gravare sull'agente ma deve essere valutato dal giudice come argomento di prova a sfavore del preponente. La sentenza chiarisce anche i criteri per le provvigioni indirette e il calcolo dell'indennità di fine rapporto alla luce del diritto europeo.
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Contratto di agenzia: la forma scritta è essenziale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agente di commercio che chiedeva il pagamento di compensi. La decisione si fonda sulla mancata prova scritta del contratto di agenzia, requisito essenziale previsto dalla legge. Secondo la Corte, documenti come fatture e certificazioni fiscali non sono sufficienti a dimostrare l'esistenza del rapporto e i suoi elementi minimi, riaffermando l'importanza della forma scritta 'ad probationem'.
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Recesso contratto agenzia: quando è illegittimo?
Un agente ha citato in giudizio la sua società preponente dopo che questa, dopo aver già comunicato un recesso con preavviso, ha risolto il contratto per una presunta giusta causa (mancato raggiungimento degli obiettivi di fatturato) sorta durante il periodo di preavviso. Il Tribunale di Milano ha dichiarato illegittimo il recesso per giusta causa, ritenendolo contrario al principio di buona fede, poiché la motivazione era già nota o prevedibile al momento della prima comunicazione. Di conseguenza, ha condannato la preponente al pagamento dell'indennità per il preavviso residuo e di altre indennità collegate, ma ha respinto la richiesta di indennità di scioglimento ex art. 1751 c.c. per mancata prova da parte dell'agente.
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Indennità Agente: Onere della prova e presupposti
Una società agente ha citato in giudizio la preponente per ottenere l'indennità di cessazione del rapporto. Il tribunale di primo grado aveva parzialmente accolto la domanda, ma la Corte di Appello ha completamente riformato la decisione. La Corte ha stabilito che l'agente non aveva soddisfatto l'onere della prova, non riuscendo a dimostrare né l'effettiva acquisizione di nuovi clienti né la persistenza di vantaggi sostanziali per la preponente dopo la fine del contratto. La domanda è stata quindi rigettata, ribadendo che l'agente deve fornire prove concrete e non può affidarsi a semplici elenchi o a richieste di esibizione documentale per sopperire alle proprie mancanze probatorie.
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