Gli eredi di un contraente chiedono a una compagnia assicurativa il pagamento di alcune polizze vita, presentando come prova del versamento dei premi le ricevute rilasciate dall'agenzia. La Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: la quietanza di pagamento dell'agente non è una prova sufficiente contro la compagnia. Per essere valida, è necessario dimostrare che l'agente avesse uno specifico potere di rappresentanza per incassare i premi. In assenza di tale prova, la ricevuta è considerata un documento proveniente da un terzo, con valore solo indiziario e non vincolante per l'assicuratore. Di conseguenza, gli eredi hanno perso la causa e la compagnia non ha dovuto pagare.
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