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Art. 173 Legge Fallimentare

16 provvedimenti

Concordato in continuità aziendale: quando la liquidazione non è frode
Una società ha presentato domanda di concordato preventivo in continuità aziendale. Il Tribunale ha dichiarato il fallimento, qualificando il concordato come liquidatorio e rilevando presunti atti in frode ai creditori. La Corte d'Appello ha accolto il reclamo della società, revocando il fallimento e riqualificando il concordato come in continuità aziendale. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che la presenza di liquidazione di beni non funzionali non snatura il concordato in continuità aziendale e che gli atti contestati non costituivano atti in frode, essendo stati adeguatamente esposti. La società ha quindi evitato il fallimento.
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Obblighi informativi concordato: omissione fatale, sì al fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di una società la cui proposta di concordato era stata giudicata inammissibile. La causa risiedeva nella violazione degli obblighi informativi nel concordato preventivo. L'azienda aveva omesso di menzionare nel piano una complessa operazione di scissione e la successiva vendita di una partecipazione societaria di grande valore a un prezzo irrisorio. Secondo i giudici, questa mancanza di trasparenza ha impedito ai creditori di valutare correttamente la proposta, rendendola inaccettabile. La sentenza sottolinea che l'imprenditore deve fornire un quadro completo e veritiero di tutte le operazioni che hanno inciso sul patrimonio aziendale prima della crisi.
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Atti di frode: azienda fallisce per informazione ingannevole
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di un concordato e il successivo fallimento di un'azienda del settore lusso. La società aveva presentato un piano ai creditori basato su bilanci che non rappresentavano fedelmente la realtà, omettendo di contabilizzare correttamente l'enorme costo dell'oro utilizzato nella produzione. Questa informazione incompleta e fuorviante ha impedito ai creditori di valutare la reale situazione patrimoniale. La Corte ha stabilito che tali omissioni costituiscono veri e propri **atti di frode nel concordato preventivo**, poiché minano la fiducia e la trasparenza necessarie, giustificando la revoca della procedura e la dichiarazione di fallimento.
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Concordato ritirato? Il PM può chiedere il fallimento
Una società immobiliare, dopo aver chiesto di accedere al concordato preventivo, rinuncia alla domanda. Nonostante ciò, sia un creditore che il Pubblico Ministero presentano istanza di fallimento. La società si oppone, sostenendo che la rinuncia al concordato avesse tolto al PM il potere di agire. La Cassazione ha respinto questa tesi, affermando un principio chiave: la legittimazione del PM all'istanza di fallimento, una volta acquisita la notizia di insolvența durante la procedura di concordato, non viene meno con la semplice rinuncia del debitore. Di conseguenza, il fallimento dichiarato è stato ritenuto valido.
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Fattibilità Concordato: Piano Irreale, Fallimento Reale
Una società propone un concordato preventivo basato su una transazione con una cooperativa edilizia. Il piano, però, prometteva ai creditori una percentuale di pagamento bassissima e dipendeva da una cooperativa a sua volta insolvente. Il tribunale ha respinto la richiesta, dichiarando il fallimento di entrambe le società. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio chiave sulla **fattibilità del concordato preventivo**: il giudice deve effettuare un controllo concreto e non solo formale, verificando che il piano sia realisticamente realizzabile e non fondato su presupposti incerti. Se il piano è palesemente inattuabile, il fallimento è inevitabile.
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Concordato negato: il fallimento sopravvenuto blocca il ricorso
Un'azienda si vede negare l'approvazione del concordato preventivo per non aver depositato in tempo una somma richiesta dal tribunale per le spese di procedura. L'azienda presenta ricorso in Cassazione contro questa decisione. Tuttavia, nel corso del giudizio, l'azienda viene dichiarata fallita. La Suprema Corte, di conseguenza, stabilisce un importante principio: dichiara l'inammissibilità del ricorso per fallimento sopravvenuto. La sentenza di fallimento, infatti, assorbe e supera qualsiasi altra procedura relativa alla crisi d'impresa, rendendo inutile proseguire il giudizio sul concordato. L'azienda perde il ricorso non nel merito, ma per ragioni procedurali.
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Deposito spese concordato preventivo: il pagamento parziale porta al fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di un'azienda che, dopo aver chiesto l'ammissione al concordato preventivo, non aveva versato l'intera somma richiesta per le spese procedurali. Secondo i giudici, il termine per il deposito spese concordato preventivo è perentorio, ovvero non ammette ritardi o pagamenti parziali. Il mancato versamento integrale, anche di una somma modesta, non è una semplice irregolarità, ma una prova concreta dello stato di insolvenza dell'impresa. Questa incapacità di sostenere i costi della procedura stessa dimostra l'impossibilità di risanare l'azienda, giustificando la revoca del concordato e la successiva dichiarazione di fallimento.
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Revoca concordato preventivo: piano inaffidabile porta al fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca ammissione concordato preventivo per una società di costruzioni, dichiarandone il fallimento. Il piano di salvataggio è stato giudicato inattendibile e giuridicamente infattibile a causa di numerose criticità: incertezza sui contratti, dati finanziari poco chiari, pagamenti non autorizzati e un'attestazione del professionista ritenuta incompleta. L'azienda ha presentato ricorso, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile per motivi procedurali, confermando che la mancanza di trasparenza e la scarsa affidabilità del piano giustificano pienamente il passaggio dalla procedura di concordato al fallimento.
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Omologazione concordato: legame nascosto costa il fallimento
Un'azienda si vede negare l'omologazione del concordato preventivo per aver nascosto ai creditori un'informazione cruciale: una sua importante società debitrice era, in realtà, riconducibile agli stessi soci. Questa omissione, qualificata come atto di frode, aveva lo scopo di giustificare un'inspiegabile riduzione del debito da 4,3 a 1,5 milioni di euro. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha dichiarato il ricorso inammissibile per un'altra ragione. Nel frattempo, l'azienda era stata dichiarata fallita. Questo evento, secondo i giudici, 'assorbe' e blocca qualunque procedura relativa al concordato, rendendo inutile ogni ulteriore discussione. L'azienda ha perso la causa e il suo fallimento è diventato definitivo.
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Revoca concordato preventivo: dal salvataggio al fallimento per frode
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società a seguito della revoca del concordato preventivo. La decisione si fonda sulla scoperta di gravi atti di frode e 'mala gestio' da parte dell'amministratore, come l'occultamento di beni e la manipolazione dei dati contabili. L'amministratore aveva presentato ricorso, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. Il principio sancito è che il concordato è uno strumento per imprese oneste in difficoltà, non uno scudo per la gestione fraudolenta. La scoperta di atti illeciti giustifica pienamente la revoca concordato preventivo e la conseguente dichiarazione di fallimento.
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Concordato semplificato: quando è inammissibile il ricorso
Una società agricola ha proposto un concordato semplificato liquidatorio, rigettato dal Tribunale e dalla Corte d'Appello come 'irrituale'. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, spiegando che tale decisione, non avendo carattere decisorio e non chiudendo la procedura con una liquidazione giudiziale, non è impugnabile ai sensi dell'art. 111 Cost.
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Cram down: Escluso l’aggio dell’Agente Riscossore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24527/2024, ha chiarito i limiti di applicazione del meccanismo del cram down nel concordato preventivo. Il caso riguardava una società il cui piano di concordato era stato respinto. La Corte ha stabilito che il cram down, previsto per forzare l'approvazione del piano in presenza del dissenso dell'amministrazione finanziaria, non si estende al credito per l'aggio vantato dall'Agente della Riscossione, poiché tale credito non ha natura tributaria ma remunerativa. Di conseguenza, la mancanza della maggioranza in quella classe di creditori ha reso legittima la mancata omologazione del concordato e la successiva dichiarazione di fallimento.
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Concordato preventivo 20%: no rinvio se infattibile
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società. Il suo piano di concordato preventivo 20% è stato rigettato perché non in grado di 'assicurare' il pagamento minimo ai creditori chirografari, data l'enorme massa di debiti privilegiati. La Corte ha stabilito che non esiste un diritto a ottenere un rinvio per modificare una proposta palesemente inammissibile e infattibile fin dall'origine.
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Revoca concordato: Cassazione conferma il fallimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni contro la sentenza che ne aveva dichiarato il fallimento. La decisione si fonda sulla conferma della revoca del concordato preventivo, originariamente disposta per il mancato rispetto dei termini perentori per il deposito della documentazione e per la presenza di un sequestro penale sui beni aziendali. La Corte ha ritenuto sufficiente a sostenere la decisione la mancata decadenza dai termini, rendendo inammissibili le altre censure.
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Ricorso inammissibile: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro il decreto di un tribunale che aveva revocato l'apertura di una procedura di liquidazione del patrimonio. La revoca era stata disposta a causa dell'omessa dichiarazione, da parte del debitore, di una causa risarcitoria a suo carico. La Suprema Corte ha stabilito che tale provvedimento, basato su un vizio di ammissibilità della domanda, è privo dei caratteri di decisorietà e definitività e, pertanto, non può essere impugnato in Cassazione, non precludendo al debitore la possibilità di ripresentare una nuova istanza corretta.
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Concordato con riserva: deposito spese e inammissibilità
Una società di costruzioni ha visto la sua domanda di concordato con riserva dichiarata inammissibile per aver depositato solo parzialmente le spese di procedura ordinate dal tribunale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il mancato o parziale versamento non può essere una causa automatica di inammissibilità. Secondo la Corte, tale inadempimento deve essere valutato dal giudice nel contesto più ampio della serietà e fattibilità del piano proposto dal debitore, e non come un ostacolo formale insuperabile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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