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art. 173 legge fall.

11 provvedimenti

Concordato Preventivo: Atti di Frode e Omissioni Costano l’Omologazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di omologazione di un concordato preventivo in continuità aziendale per una società industriale. Il diniego è avvenuto a causa di "atti di frode" e di un'attestazione professionale inadeguata. La società aveva omesso di fornire informazioni cruciali, influenzando potenzialmente il voto dei creditori. La Suprema Corte ha chiarito che gli "atti di frode" includono anche le omissioni di fatti materiali, capaci di ingannare i creditori, anche senza un concreto pregiudizio dimostrato. La decisione ha ribadito l'importanza della trasparenza e della completezza delle informazioni nel processo di concordato preventivo.
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Concordato preventivo: stime poco chiare portano al fallimento
Una società immobiliare ha proposto ricorso contro la dichiarazione di fallimento e l'inammissibilità della sua proposta di concordato preventivo. La Corte d'Appello aveva confermato la decisione del Tribunale, evidenziando che la relazione dell'attestatore era incompleta perché recepiva acriticamente le stime degli immobili senza spiegare le forti discrepanze con le perizie precedenti. La Cassazione ha rigettato il ricorso della società. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice ha il dovere di verificare la completezza e la comprensibilità dei dati forniti dall'attestatore per garantire una corretta informazione ai creditori. Inoltre, non vi è stata alcuna violazione del diritto di difesa, poiché la società ha potuto replicare alle contestazioni del commissario giudiziale durante l'udienza in camera di consiglio.
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Concordato semplificato: inammissibile il ricorso
Una società in liquidazione ha impugnato in Cassazione il decreto con cui il Tribunale aveva revocato l'apertura della procedura di concordato semplificato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che tale provvedimento, per espressa disposizione di legge e per la sua natura non decisoria, non può essere oggetto di ricorso straordinario. La decisione conferma che i rimedi impugnatori sono tassativi e che l'assenza del requisito della decisorietà preclude l'accesso alla Cassazione.
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Dichiarazione di fallimento: ricorso inammissibile
Una società, dopo aver visto respinta la sua domanda di concordato preventivo, subisce la dichiarazione di fallimento su istanza di un creditore. La società ricorre in Cassazione lamentando un errore formale nella convocazione, ma la Corte dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione è che le censure non affrontano il ragionamento della corte d'appello e si limitano a ripetere tesi già respinte, rendendo il ricorso sterile.
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Soglia minima concordato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21336/2024, ha confermato che la proposta di concordato preventivo liquidatorio deve garantire inderogabilmente il pagamento di almeno il 20% ai creditori chirografari. La Corte ha rigettato il ricorso di un consorzio la cui proposta, offrendo solo il 14%, era stata dichiarata inammissibile, portando alla dichiarazione di fallimento. È stato chiarito che la soglia minima concordato è un presupposto di ammissibilità della domanda, che non può essere sanato da successive argomentazioni, come la presunta prescrizione di alcuni debiti. La decisione ribadisce la rigidità di tale requisito a tutela dei creditori.
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Concordato preventivo e fallimento: cosa succede?
Una società alimentare, dopo la revoca dell'omologazione del suo concordato preventivo, ricorre in Cassazione. Tuttavia, nelle more del giudizio, viene dichiarata fallita con sentenza definitiva. La Suprema Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso, affermando che il rapporto tra concordato preventivo e fallimento è di assorbimento: la successiva dichiarazione di fallimento assorbe l'intera controversia sulla crisi d'impresa, rendendo impossibile proseguire il giudizio separato sul concordato.
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Obbligo informativo: la Cassazione sul dovere di verità
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omissione di informazioni cruciali, come un contenzioso sulla proprietà di un asset strategico, viola l'obbligo informativo fin dal deposito della domanda di concordato preventivo con riserva. Tale condotta, secondo i giudici, integra un atto di frode ai danni dei creditori, giustificando l'arresto della procedura e la conseguente dichiarazione di fallimento, anche senza una specifica intenzione di ingannare. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva revocato il fallimento, riaffermando la centralità della trasparenza per tutelare il consenso informato dei creditori.
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Credito prededucibile: la Cassazione fa chiarezza
Una società di costruzioni in amministrazione straordinaria vede un credito professionale, sorto durante un precedente concordato con riserva, ammesso in prededuzione. La Corte di Cassazione cassa la decisione, stabilendo che per riconoscere un credito prededucibile è necessaria una valutazione di fatto, caso per caso, per determinare se l'atto che lo ha generato rientri nell'ordinaria o nella straordinaria amministrazione, un'analisi che il giudice di merito aveva omesso.
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Periodo sospetto: la data della domanda, non il decreto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12148/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di azione revocatoria fallimentare. In caso di consecuzione tra concordato preventivo e fallimento, il 'periodo sospetto' per la revoca degli atti pregiudizievoli ai creditori decorre dalla data di deposito della domanda di concordato e non dalla data del successivo decreto di ammissione. La Suprema Corte ha cassato la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente posticipato l'inizio del periodo di osservazione, accogliendo la tesi del curatore fallimentare e riaffermando il principio della 'consecuzione delle procedure' per tutelare la par condicio creditorum sin dal primo momento di emersione della crisi.
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Prova del credito: limiti dell’atto pubblico
Una società creditrice ha tentato di far ammettere il proprio credito al passivo fallimentare di un'altra azienda, basando la prova del credito su una comunicazione del commissario giudiziale di una precedente procedura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale documento, pur provenendo da un pubblico ufficiale, non costituisce prova legale del contenuto sostanziale del credito, ma solo della sua provenienza e dei fatti avvenuti alla presenza del pubblico ufficiale. La valutazione del merito del credito rimane quindi soggetta al libero apprezzamento del giudice.
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Ricorso cassazione inammissibile: concordato minore
Un avvocato ha presentato istanza di concordato minore, ma la domanda è stata dichiarata improcedibile per il mancato deposito di una somma per le spese di procedura. Dopo due appelli respinti, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, stabilendo che il provvedimento impugnato non aveva carattere decisorio, ovvero non decideva su diritti soggettivi contrapposti, requisito fondamentale per l'accesso al giudizio di legittimità.
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