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Art. 1722 Codice Civile

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72 provvedimenti

Divisione ereditaria: oneri e prove del coerede
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di divisione ereditaria, confermando che il coerede incaricato della gestione dei beni comuni ha l'onere di provare le spese sostenute che hanno ridotto le somme da distribuire. Nel caso di specie, il ricorso del coerede amministratore è stato respinto perché non è riuscito a fornire prove adeguate per giustificare le somme trattenute, né ha soddisfatto i requisiti per richiedere una nuova stima dei beni ereditari. La Corte ha sottolineato l'inammissibilità di rimettere in discussione i fatti già accertati conformemente nei due gradi di giudizio precedenti.
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Debiti ereditari deducibili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16431/2025, ha stabilito che i debiti ereditari deducibili ai fini dell'imposta di successione sono solo quelli esistenti alla data di apertura della successione. Nel caso di un mandato per l'acquisto di titoli, il debito sorge non al momento dell'ordine, ma al perfezionamento dell'acquisto. Se l'acquisto avviene dopo il decesso del mandante, il relativo debito non è deducibile dall'attivo ereditario, in quanto il mandato si estingue con la morte. La Corte ha cassato la decisione precedente, rinviando alla commissione tributaria regionale per verificare la data esatta dell'acquisto dei titoli.
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Prescrizione quinquennale per sanzioni e interessi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la prescrizione quinquennale per sanzioni e interessi legati a debiti fiscali. L'ordinanza chiarisce che il termine decennale si applica solo se il credito deriva da una sentenza passata in giudicato. Viene inoltre riaffermato il principio dell'ultrattività del mandato, secondo cui l'avvocato può impugnare la sentenza anche dopo il decesso del proprio assistito.
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Prova pagamento pubblica amministrazione: la quietanza
La Corte di Cassazione chiarisce le modalità di prova del pagamento da parte della Pubblica Amministrazione. Una società appaltatrice richiedeva il pagamento per la revisione prezzi di un'opera pubblica. L'Amministrazione si opponeva sostenendo di aver già pagato e produceva due note ricognitive sottoscritte dalla società. La Corte ha stabilito che tali note, pur non essendo una quietanza formale, costituiscono una confessione stragiudiziale valida come prova del pagamento. È stato inoltre confermato il limite decennale per la conservazione della documentazione bancaria. La sentenza analizza la distinzione tra forma richiesta per la validità di un atto e quella per la sua prova, elemento cruciale in materia di contratti pubblici.
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Onere della prova nel fallimento: il caso del mandato
Una società del servizio idrico ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società di riscossione per somme incassate e non riversate. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che l'onere della prova del creditore si esaurisce nel dimostrare l'avvenuta riscossione. Spetta invece alla curatela fallimentare provare l'esistenza di un controcredito, come i compensi per il servizio, da portare in compensazione. La sentenza chiarisce un principio fondamentale sull'onere della prova nei rapporti di mandato interrotti da fallimento.
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Rappresentante Azionisti: ruolo e poteri post-fusione
Una società di telecomunicazioni impugna una delibera dell'assemblea degli azionisti di risparmio di una società media, poi incorporata. La Corte di Cassazione chiarisce che il rappresentante azionisti della società incorporata mantiene il suo ruolo e la legittimazione processuale per le azioni sorte prima della fusione, in virtù del principio di "prorogatio", per garantire la tutela dei diritti della categoria. La sua funzione non si trasferisce all'omologo della società incorporante.
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Procura inesistente: appello inammissibile
Una società, già cancellata dal registro imprese e quindi estinta, ottiene un decreto ingiuntivo. La società debitrice si oppone e i tribunali le danno ragione, revocando il decreto per difetto di legittimazione attiva. L'ex socio tenta un ricorso per revocazione, sostenendo che il vero vizio fosse la procura inesistente, un errore di fatto. La Cassazione, confermando la decisione d'appello, dichiara il ricorso inammissibile perché la questione dell'estinzione della società era già stata valutata, rendendo la doglianza una critica su un errore di diritto, non di fatto, e non pertinente alla decisione impugnata.
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Opposizione a precetto: poteri dell’amministratore
Un condomino propone opposizione a precetto per vizi formali e di merito. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo due punti fondamentali: l'amministratore, anche se cessato dalla carica, mantiene i poteri fino alla sua sostituzione; inoltre, una sentenza che decide sia sui vizi formali che sul merito dell'opposizione deve essere impugnata con appello per il merito e con ricorso per cassazione per le questioni formali.
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Cessione contenzioso bancario: la guida completa
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti della successione di un istituto di credito nei debiti di una banca acquisita. L'analisi si concentra sulla cessione del contenzioso bancario, stabilendo che le controversie relative a rapporti bancari già estinti al momento della cessione non vengono trasferite all'acquirente. La Corte ha interpretato il contratto di cessione, evidenziando che per il subentro non è sufficiente la sola pendenza della lite, ma è necessario che il rapporto sottostante sia ancora 'inerente e funzionale' all'attività della banca cessionaria. Di conseguenza, tali passività rientrano nel 'contenzioso escluso', e l'istituto acquirente non ha legittimazione passiva.
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Imposta registro mandato fiduciario: quando è fissa
La Cassazione stabilisce che la sentenza che dichiara la risoluzione di un mandato fiduciario di tipo germanico e condanna alla restituzione delle somme è soggetta a imposta di registro in misura fissa. Tale pronuncia non determina un trasferimento di ricchezza, ma un mero ripristino della situazione patrimoniale preesistente, poiché la proprietà dei beni non era mai stata trasferita al fiduciario.
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Mandato fiduciario germanico: imposta fissa o no?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza che dichiara la risoluzione di un mandato fiduciario germanico e ordina la restituzione di somme è soggetta all'imposta di registro in misura fissa, e non proporzionale. La decisione si fonda sulla natura non traslativa di tale mandato, in cui la proprietà dei beni non passa mai al fiduciario. Di conseguenza, la restituzione non costituisce un trasferimento di ricchezza, ma un semplice ripristino della situazione patrimoniale preesistente.
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Mediazione obbligatoria: onere della prova e ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una conduttrice che lamentava l'irregolare svolgimento della procedura di mediazione obbligatoria. La decisione si fonda sul mancato assolvimento dell'onere della prova da parte della ricorrente e sulla mancata impugnazione di una delle autonome ragioni che sorreggevano la sentenza d'appello, confermando l'importanza di una corretta impostazione processuale.
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