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Art. 17 Direttiva 77/388/CEE

8 provvedimenti

Rimborso credito IVA: società di comodo o reale attività?
L'Azienda ha richiesto il rimborso credito IVA maturato nel 2015. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, ritenendo la società inattiva, priva di dipendenti, utenze e sede effettiva. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato il diniego, ritenendo che le operazioni isolate non dimostrassero un'attività commerciale stabile. L'Azienda ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che anche le operazioni isolate, se inerenti all'attività d'impresa, danno diritto alla detrazione. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare complessità della questione sull'esercizio effettivo dell'attività commerciale da parte delle società, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Diritto alla detrazione IVA: sì al credito, no allo sconto sanzioni
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva a un commerciante al dettaglio, omissivo della dichiarazione dei redditi, il diritto alla detrazione IVA sugli acquisti e annullava le sanzioni addebitandole al commercialista. La Cassazione ha stabilito che il diritto alla detrazione IVA spetta anche in caso di violazioni formali (come l'omessa dichiarazione), purché sussistano i requisiti sostanziali provati da fatture. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso del Fisco sulle sanzioni: il contribuente risponde dell'omessa dichiarazione commessa dal professionista incaricato, a meno che non provi di aver vigilato sul suo operato o di averlo denunciato. Infine, ha annullato la condanna alle spese a favore del contribuente rimasto contumace e la deducibilità di costi non motivata. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Detrazione IVA su operazioni esenti: negata anche se pagata
L'Amministrazione Finanziaria ha negato a una Società Agricola il rimborso dell'IVA per oltre 25.000 euro. Le contestazioni riguardavano l'indebita detrazione dell'imposta su canoni di affitto di terreni (operazione esente) e l'applicazione di un'aliquota IVA errata (20% anziché 10%) per l'installazione di un impianto fotovoltaico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che non è ammessa la detrazione IVA su operazioni esenti, poiché l'imprenditore che compie tali attività assume la veste di consumatore finale. Inoltre, i giudici hanno chiarito che l'applicazione di un'aliquota superiore a quella di legge non consente la detrazione dell'eccedenza, in quanto si può detrarre solo l'imposta effettivamente dovuta.
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Diritto alla detrazione IVA: la sostanza batte i documenti persi
L'Amministrazione Finanziaria ha negato a una società il diritto alla detrazione IVA per l'anno 2011, poiché l'impresa non aveva presentato la dichiarazione annuale né esibito le fatture d'acquisto. La Società Contribuente ha dimostrato che la perdita dei documenti era dovuta a causa di forza maggiore e ha provato il credito tramite la contabilità generale, i registri IVA e la documentazione del concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che i requisiti sostanziali prevalgono su quelli formali. Se il contribuente si trova nell'incolpevole impossibilità di produrre le fatture, può dimostrare il proprio credito attraverso prove presuntive e documenti contabili alternativi.
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Detrazione IVA: la sostanza vince sulla mancata dichiarazione
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e dell'IVA. Il giudice d'appello ha negato la detrazione IVA sugli acquisti poiché l'imposta non risultava dalle dichiarazioni periodiche. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la detrazione IVA spetta anche in caso di violazioni formali (come l'omessa dichiarazione), purché sussistano i requisiti sostanziali dell'operazione. La prova degli acquisti può essere fornita attraverso le fatture o altra documentazione contabile idonea. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata, rinviando la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame dei fatti.
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Diritto alla detrazione IVA: la sostanza vince sulla forma
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente per omessa dichiarazione, negando il diritto alla detrazione IVA a causa della mancata presentazione delle liquidazioni periodiche. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che il diritto alla detrazione IVA non può essere negato per sole violazioni formali se sussistono i requisiti sostanziali. Se il contribuente dimostra l'effettività delle operazioni tramite fatture o altra documentazione contabile entro i termini di legge, l'imposta è detraibile. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Cessione d’azienda e IVA: la Cassazione decide
Una società impugnava un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate negava la detrazione dell'IVA su fatture relative all'acquisto dell'intero magazzino di un'altra impresa. L'Amministrazione Finanziaria aveva riqualificato l'operazione come una cessione d'azienda, soggetta a imposta di registro e non a IVA. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33054/2024, ha rigettato il ricorso, confermando che la vendita di un complesso di beni organizzati, anche se avvenuta in più fasi, costituisce una cessione d'azienda quando tali beni sono idonei a consentire l'esercizio di un'attività d'impresa. Di conseguenza, l'IVA erroneamente applicata non è detraibile.
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Accertamento induttivo puro: onere della prova
Una società in liquidazione, a seguito di omessa presentazione della dichiarazione, è stata sottoposta a un accertamento induttivo puro. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito che in tale scenario l'onere della prova per la deducibilità dei costi e la detraibilità dell'IVA grava interamente sul contribuente, non potendo fare affidamento su scritture contabili considerate inattendibili. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva illegittimamente riconosciuto tali deduzioni, rinviando la causa per un nuovo esame.
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