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art. 17 d.lgs. n. 286 del 1998

9 provvedimenti

Rientro illegale dopo espulsione: la Cassazione conferma la condanna
Un Lavoratore, già espulso dall'Italia, è stato condannato per **rientro illegale dopo espulsione**. Era rientrato senza autorizzazione, nonostante avesse ottenuto la detenzione domiciliare per un altro reato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna. Ha stabilito che l'espiazione di una pena, anche in forma alternativa come la detenzione domiciliare, non esonera lo straniero espulso dall'obbligo di ottenere una specifica autorizzazione preventiva per rientrare nel territorio italiano. La mancanza di tale permesso rende punibile il **rientro illegale dopo espulsione**.
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Permanenza illegale: l’attesa della pena non giustifica lo straniero
Un Cittadino Straniero, condannato per permanenza illegale sul territorio nazionale, ha presentato ricorso. Sosteneva che l'attesa di decisioni su misure alternative alla detenzione o benefici penitenziari giustificasse la sua presenza in Italia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la mera attesa di scontare una pena non legittima la permanenza illegale. Solo l'espiazione della pena già in atto può implicare una permanenza giustificata. La Corte ha anche chiarito che la non punibilità per particolare tenuità del fatto non si applica ai reati di competenza del Giudice di Pace e che l'improcedibilità non può essere sollevata per la prima volta in Cassazione.
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Espulsione straniero: legami familiari e diritto difesa
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di espulsione straniero, rigettando il ricorso di un cittadino extracomunitario. La Corte ha stabilito che la mera presenza di una sorella sul territorio e la pendenza di un procedimento penale non costituiscono ostacoli all'espulsione, soprattutto in assenza di un effettivo radicamento sociale e familiare, come una fissa dimora o fonti di sostentamento. La decisione sottolinea la prevalenza della sicurezza pubblica sui deboli legami individuali.
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Rientro illegale straniero: la permanenza conta
La Corte di Cassazione chiarisce che il rientro illegale straniero è un reato permanente. Un individuo, entrato legalmente con un permesso temporaneo, è stato arrestato per essere rimasto in Italia dopo la scadenza. La Corte ha stabilito che la permanenza illegale integra il reato, convalidando l'arresto e annullando la decisione del tribunale di merito che lo aveva negato, sottolineando che il giudice della convalida deve valutare solo la ragionevolezza dell'operato della polizia.
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Poteri istruttori giudice: ammessa prova decisiva
Un cittadino straniero è stato condannato per non aver ottemperato a un ordine di espulsione. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza perché il giudice di primo grado aveva erroneamente negato l'audizione di un testimone chiave, basandosi solo su un vizio di forma. La Corte ha riaffermato che i poteri istruttori del giudice, ai sensi dell'art. 507 c.p.p., gli impongono di ammettere le prove assolutamente necessarie per la decisione, superando le decadenze processuali.
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Convalida trattenimento straniero: quando è legittima
Un cittadino straniero ha impugnato il decreto di convalida del proprio trattenimento in un Centro di Permanenza per i Rimpatri, lamentando vizi procedurali e di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che non è possibile sollevare questioni nuove in sede di legittimità. La sentenza ribadisce che la **convalida trattenimento straniero** è legittima anche con procedimenti penali in corso, poiché il diritto di difesa è garantito da altre norme, e che una motivazione sintetica non è necessariamente apparente o nulla.
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Rescissione del giudicato: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3588/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per rescissione del giudicato. La Corte ha stabilito che la notifica a mani proprie della citazione a giudizio e la provata conoscenza della lingua italiana sono sufficienti a dimostrare la consapevolezza del processo da parte dell'imputato. Inoltre, è stato ribadito il principio secondo cui l'espulsione dal territorio nazionale non costituisce un legittimo impedimento a comparire in udienza, rendendo infondata la richiesta di riapertura del processo.
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Espulsione misura alternativa: i limiti familiari
Un cittadino straniero ha presentato ricorso contro un'ordinanza di espulsione disposta come misura alternativa alla detenzione, sostenendo la violazione dei suoi legami familiari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che, sebbene l'espulsione misura alternativa non debba violare il diritto alla vita familiare sancito dall'art. 8 CEDU, è onere dell'interessato fornire una prova concreta e non generica dell'esistenza di tali legami. Nel caso di specie, le allegazioni sono state ritenute carenti e non dimostrate.
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Nulla osta espulsione: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. Il ricorrente lamentava la mancanza del nulla osta espulsione da parte del giudice penale, dato un procedimento a suo carico. La Corte ha chiarito che tale autorizzazione è posta a tutela delle esigenze della giustizia penale e non costituisce un diritto dello straniero, il quale non ha quindi interesse a far valere la sua omissione. Il diritto di difesa dell'espulso è garantito da altre norme che consentono il rientro per il processo.
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