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Art. 17, D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241

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27 provvedimenti

Rimborso Euroritenuta: sì anche con Voluntary Disclosure
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 732/2024, ha stabilito che i contribuenti che hanno aderito alla procedura di "Voluntary Disclosure" hanno comunque diritto al rimborso dell'Euroritenuta. La Corte ha chiarito che il principio europeo del divieto di doppia imposizione prevale sulla normativa nazionale, garantendo il recupero delle imposte pagate all'estero anche se i redditi sono stati regolarizzati tramite sanatoria. La richiesta dell'Agenzia delle Entrate di negare il rimborso è stata quindi respinta.
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Nullità della sentenza per motivazione apparente
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di secondo grado in materia tributaria, dichiarando la nullità della sentenza per motivazione apparente. Il giudice di merito non aveva esplicitato un percorso logico comprensibile per giustificare l'accoglimento dell'appello di una società contro un avviso di recupero per indebita compensazione di crediti d'imposta. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Definizione agevolata: ricorso inammissibile
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per redditi da locazione parzialmente dichiarati. Durante il processo, ha aderito con successo a una definizione agevolata della lite, pagando quanto dovuto. Nonostante ciò, ha proseguito il ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse, poiché la definizione agevolata aveva già estinto la materia del contendere, rendendo inutile la prosecuzione del giudizio.
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Accollo tributario: no compensazione con crediti propri
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un'operazione di accollo tributario, la società che si fa carico del debito fiscale altrui non può utilizzare i propri crediti d'imposta per estinguerlo. La sentenza chiarisce che l'accollo ha efficacia solo tra le parti private e non modifica l'identità del debitore agli occhi del Fisco. Di conseguenza, viene a mancare il requisito fondamentale della coincidenza soggettiva tra debitore e creditore, indispensabile per la compensazione fiscale.
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Accollo debito fiscale: no alla compensazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3930/2025, ha stabilito che l'accollo di un debito fiscale non consente all'accollante di utilizzare i propri crediti d'imposta in compensazione. La Corte ha chiarito che, ai fini tributari, l'accollo ha solo efficacia interna tra le parti private. Per l'Erario, il debitore rimane sempre il soggetto originario, facendo mancare il requisito fondamentale dell'identità soggettiva tra debitore e creditore, necessario per la compensazione secondo l'art. 17 del D.Lgs. 241/1997. Questo principio è stato ritenuto valido anche per i periodi d'imposta antecedenti alla legge del 2019 che ha esplicitamente vietato tale pratica.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società, accusata di utilizzare fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, aveva ottenuto un parziale annullamento di un avviso di accertamento. L'Agenzia Fiscale ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della notifica del ricorso, la società ha perfezionato la procedura di definizione agevolata della lite. La Corte di Cassazione, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione dell'intero giudizio, senza pronunciarsi nel merito della questione fiscale, stabilendo un importante principio procedurale.
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Indebito previdenziale: la restituzione è al netto?
Una recente sentenza della Corte d'Appello chiarisce due principi fondamentali in materia di indebito previdenziale. Il caso riguardava un lavoratore a cui era stata richiesta la restituzione di somme percepite a titolo di Cassa Integrazione mentre svolgeva un'altra attività lavorativa. La Corte ha stabilito che il pagamento parziale non costituisce riconoscimento del debito e, soprattutto, che la restituzione dell'indebito previdenziale va calcolata sull'importo netto effettivamente percepito dal lavoratore, non sul lordo.
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