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Art. 169 Legge Fallimentare

11 provvedimenti

Efficacia probatoria delle buste paga: lavoratore vs fallimento
Una lavoratrice con qualifica di dirigente ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento della società datrice di lavoro per ottenere il pagamento di ferie non godute e dell'indennità supplementare di fine rapporto. Il Tribunale ha respinto la domanda, ritenendo le buste paga prive di data certa e inopponibili al fallimento. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo che l'efficacia probatoria delle buste paga firmate o timbrate dal datore di lavoro è piena ai fini dell'accertamento del credito nel fallimento. La curatela non può limitarsi a una contestazione generica, ma deve fornire prove contrarie specifiche. Al contrario, la Corte ha confermato l'esclusione dell'indennità supplementare, poiché il licenziamento era coerente con la procedura di concordato preventivo già avviata.
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Compensazione nel concordato preventivo: banca perde contro impresa
Una società in crisi ha affidato a una banca un mandato all'incasso per riscuotere alcuni crediti, concordando la possibilità di compensare le somme con i propri debiti. Successivamente, la società è stata ammessa alla procedura di concordato preventivo. La banca ha incassato le somme solo dopo questa ammissione e ha trattenuto il denaro a titolo di compensazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione nel concordato preventivo non può operare in questo caso. Infatti, il mandato all'incasso non trasferisce la proprietà del credito, che sorge in capo alla banca solo al momento dell'effettiva riscossione. Poiché l'incasso è avvenuto dopo l'apertura della procedura concorsuale, manca il requisito della reciprocità dei crediti prima del concordato. La banca è stata quindi condannata a restituire l'intera somma incassata alla società.
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Fattibilità del piano concordatario: no se dipende da terzi
Un'azienda in crisi ha presentato un piano di concordato basato sulla vendita di un immobile di proprietà di una Banca. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti: il piano è inammissibile. Il principio sancito è che la fattibilità del piano concordatario non sussiste se il suo successo dipende interamente dalla volontà incerta e non obbligata di un soggetto terzo, in questo caso la Banca che non aveva dato il suo consenso alla vendita. Questa totale aleatorietà rende il piano manifestamente inadatto a soddisfare i creditori, giustificando la dichiarazione di fallimento dell'azienda.
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Finanziamenti anomali soci: quando il rimborso è bancarotta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta di un amministratore che aveva rimborsato un prestito a una società socia. La Corte ha stabilito che la restituzione dei cosiddetti 'finanziamenti anomali dei soci', ovvero prestiti concessi quando l'azienda era già in crisi, non è un semplice pagamento di un debito. Al contrario, è un atto di distrazione di beni. Questo perché la legge impone di rimborsare tali prestiti solo dopo aver soddisfatto tutti gli altri creditori. Agire diversamente significa sottrarre risorse destinate a loro, integrando così il grave reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale.
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Compensazione impropria bancaria: ok in concordato
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della compensazione impropria bancaria anche dopo l'apertura di un concordato preventivo. Una banca può trattenere le somme incassate per conto del cliente dopo l'avvio della procedura per compensare un proprio credito anteriore, a condizione che tale facoltà sia prevista da uno specifico patto contrattuale. La Corte ha chiarito che non si tratta di una compensazione tradizionale, soggetta al principio della cristallizzazione dei crediti, ma di un'operazione contabile interna a un unico rapporto negoziale complesso.
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Cartella pagamento concordato: è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34450/2025, ha stabilito che una cartella di pagamento notificata a un'impresa dopo la domanda di ammissione al concordato preventivo è legittima. Gli interessi moratori e gli aggi di riscossione maturati durante la procedura non sono illegittimi, ma semplicemente inopponibili alla procedura stessa. Questo significa che, pur non potendo essere riscossi nell'immediato, possono essere pretesi in caso di fallimento del concordato. Le sanzioni per violazioni anteriori alla procedura sono dovute per intero.
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Modifica della domanda: quando è emendatio e non mutatio
Una società che custodiva veicoli per un'altra in concordato preventivo ha modificato la sua domanda di pagamento in corso di causa, rivolgendola alla procedura concorsuale con richiesta di prededuzione. I giudici di merito hanno ritenuto inammissibile questa modifica della domanda, qualificandola come una 'mutatio libelli' (domanda nuova). La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, giudicando la motivazione della Corte d'Appello 'apparente' e insufficiente a spiegare perché non si trattasse di una semplice e ammissibile 'emendatio libelli' (precisazione della domanda).
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Contratto preliminare e ipoteca: la decisione in P.U.
Una società venditrice, dopo aver stipulato un contratto preliminare, non addiveniva alla stipula del definitivo a causa di un'ipoteca gravante sull'immobile e veniva ammessa a concordato preventivo. I promissari acquirenti agivano in giudizio ex art. 2932 c.c. ottenendo nei primi due gradi di giudizio il trasferimento del bene e l'ordine di cancellazione dell'ipoteca. La Cassazione, investita della questione, data la complessità dei principi di diritto coinvolti nel rapporto tra esecuzione specifica e procedura concorsuale, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rimettendo la decisione a una pubblica udienza.
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Pegno su quote di fondo: chi prova la validità?
Una società in concordato preventivo ha contestato l'escussione di un pegno su quote di un fondo di investimento da parte di una banca. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere di provare la validità del pegno su quote di fondo spetta al creditore. Poiché la banca non ha dimostrato la corretta costituzione della garanzia, che in assenza di certificati individuali va trattata come pegno su diritti di credito, l'escussione è stata ritenuta illegittima e l'istituto di credito condannato alla restituzione delle somme.
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Prescrizione concordato preventivo: la Cassazione chiarisce
Una società in liquidazione e in concordato preventivo ha agito in giudizio per far dichiarare la prescrizione dei crediti vantati nei suoi confronti. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un importante principio sulla prescrizione nel concordato preventivo. La Corte ha chiarito che, dopo l'omologazione del concordato, si verifica una sospensione della prescrizione per tutti i crediti anteriori. Questo perché l'omologazione rende i crediti temporaneamente inesigibili, in attesa che vengano rispettate le modalità e i tempi di pagamento previsti dal piano. Tale inesigibilità costituisce un impedimento giuridico all'esercizio del diritto che, ai sensi dell'art. 2935 c.c., sospende il decorso del termine di prescrizione fino alla scadenza dei termini di pagamento fissati nel piano concordatario.
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Opponibilità contratti concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20180/2025, ha stabilito che l'opponibilità dei contratti in un concordato preventivo non richiede la 'data certa'. Il caso riguardava una società in concordato che chiedeva a un istituto di credito la restituzione di somme, compensate dalla banca sulla base di accordi precedenti. La Corte ha rigettato il ricorso della società, chiarendo che il commissario giudiziale agisce in nome della società stessa e non come terzo. Pertanto, la banca può legittimamente far valere i contratti preesistenti, anche se privi di data certa, come avrebbe potuto fare direttamente con la società prima della procedura.
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