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Art. 168 lett. a) Direttiva 2006/112/CE

5 provvedimenti

Detrazione IVA: Fisco batte buona fede e pagamenti tracciati
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la detrazione IVA su acquisti effettuati tramite società fittizie. I giudici di merito avevano inizialmente dato ragione all'impresa, ritenendo sufficiente la tracciabilità dei pagamenti e l'assenza di una prova sulla volontà di frodare il fisco. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la detrazione IVA può essere negata anche senza dolo diretto. È infatti sufficiente che l'imprenditore, usando la normale diligenza professionale, potesse accorgersi che l'operazione rientrava in una frode fiscale. Di conseguenza, la tracciabilità dei pagamenti e la regolarità formale dei documenti non bastano a dimostrare la buona fede dell'acquirente.
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Buona Fede IVA: non basta il pagamento tracciabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28506/2025, ha stabilito che per dimostrare la buona fede IVA e legittimare la detrazione in caso di operazioni con 'missing traders', non è sufficiente provare la regolarità dei pagamenti o la congruità dei prezzi. È necessario che l'imprenditore dimostri di aver adottato la massima diligenza nel verificare l'affidabilità del fornitore, specialmente in presenza di indizi di frode come la totale assenza di una struttura aziendale da parte di quest'ultimo.
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Operazioni inesistenti: Cassazione nega detrazione IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva la detrazione dell'IVA per fatture relative a operazioni inesistenti. L'ordinanza conferma che l'imposta su transazioni fittizie non è mai detraibile. La Corte ha inoltre sanzionato la società per abuso del processo, avendo insistito in un ricorso palesemente infondato, condannandola al pagamento di ulteriori somme a titolo di responsabilità aggravata.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema delle operazioni soggettivamente inesistenti, annullando la decisione di merito che aveva concesso la detrazione IVA a un'azienda. L'ordinanza chiarisce la ripartizione dell'onere della prova: l'Amministrazione Finanziaria deve dimostrare gli elementi oggettivi della frode e fornire indizi sulla consapevolezza dell'acquirente. A quel punto, spetta al contribuente provare di aver agito con la massima diligenza e in totale buona fede. La Corte ha ritenuto irrilevante il fatto che gli accertamenti fiscali fossero stati eseguiti anni dopo le operazioni contestate, ribadendo che indizi come l'assenza di una struttura operativa del fornitore sono sufficienti a fondare la presunzione di frode.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società immobiliare, confermando l'indetraibilità dell'IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva fornito prove che il fornitore era una società fittizia. La Corte ha stabilito che, di fronte a tali indizi, spetta all'acquirente dimostrare di aver agito con la massima diligenza e di essere in buona fede, prova che in questo caso non è stata fornita.
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