LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 168 legge fall.

7 provvedimenti

Cessione di credito e concordato preventivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione di credito non è opponibile ai creditori se la notifica al debitore ceduto avviene dopo la pubblicazione della domanda di concordato preventivo. Nonostante il contratto tra banca e impresa sia perfetto prima della crisi, l'assenza di una data certa anteriore alla procedura rende il credito parte del patrimonio concorsuale. La decisione equipara pienamente il concordato al fallimento per quanto riguarda le formalità di opponibilità degli atti ai terzi.
Continua »
Fallimento dopo concordato: sì senza risoluzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15851/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di diritto fallimentare. Ha chiarito che è possibile dichiarare il fallimento di un'impresa, precedentemente ammessa a concordato preventivo omologato, che non adempia agli obblighi concordatari. Tale dichiarazione non richiede la preventiva risoluzione del concordato stesso. L'inadempimento del piano concordatario manifesta la persistenza dello stato di insolvenza e legittima una nuova istanza di fallimento. Questa decisione ribalta la precedente interpretazione di una corte d'appello, sottolineando che la risoluzione del concordato e la dichiarazione di fallimento dopo concordato sono due rimedi distinti e non consequenziali.
Continua »
Regolarità contributiva in liquidazione: diritto al fondo
Una società editrice in liquidazione coatta amministrativa si è vista negare un contributo pubblico per una presunta irregolarità contributiva. La Corte di Cassazione ha stabilito che lo stato di liquidazione, imponendo uno stop ai pagamenti per legge, soddisfa il requisito della regolarità contributiva. Tuttavia, ha annullato la decisione di merito per non aver valutato il limite dei fondi pubblici disponibili, rimandando la causa per un nuovo esame su questo specifico punto.
Continua »
Regolarità contributiva e fallimento: il caso editoria
Un'azienda editoriale fallita si è vista negare i contributi pubblici a causa della mancata attestazione di regolarità contributiva (DURC). La Corte di Cassazione ha stabilito che la dichiarazione di fallimento, imponendo per legge il divieto di pagamenti, costituisce una causa di "sospensione legislativa" che non preclude il diritto a ricevere i fondi. La Corte ha quindi confermato che la società aveva diritto al contributo, poiché il requisito della regolarità contributiva si considera soddisfatto in questa specifica circostanza.
Continua »
Opposizione agli atti esecutivi: rigetto per il terzo
Una società subconduttrice ha presentato opposizione a un'ordinanza di rilascio di un immobile, lamentando vizi procedurali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'opposizione è stata ritenuta inammissibile e tardiva, poiché l'ordine di rilascio può essere eseguito anche nei confronti del subconduttore, i cui diritti derivano dal conduttore principale. Le argomentazioni relative a notifiche e procedure concorsuali sono state giudicate infondate. Questa ordinanza chiarisce i limiti procedurali dell'opposizione agli atti esecutivi del terzo.
Continua »
Periodo sospetto: la data della domanda, non il decreto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12148/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di azione revocatoria fallimentare. In caso di consecuzione tra concordato preventivo e fallimento, il 'periodo sospetto' per la revoca degli atti pregiudizievoli ai creditori decorre dalla data di deposito della domanda di concordato e non dalla data del successivo decreto di ammissione. La Suprema Corte ha cassato la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente posticipato l'inizio del periodo di osservazione, accogliendo la tesi del curatore fallimentare e riaffermando il principio della 'consecuzione delle procedure' per tutelare la par condicio creditorum sin dal primo momento di emersione della crisi.
Continua »
Concordato Preventivo: no stop al sequestro tributario
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omologazione di un concordato preventivo non è sufficiente a bloccare o revocare un sequestro preventivo per reati tributari, come l'omesso versamento di ritenute. La sentenza chiarisce che il reato si perfeziona alla scadenza del termine di pagamento e la successiva procedura concorsuale non ne elimina il 'fumus'. Per ottenere il dissequestro, è onere dell'interessato dimostrare la concreta e regolare esecuzione dei pagamenti previsti dal piano omologato, cosa che nel caso di specie non è avvenuta. La decisione sottolinea quindi la distinzione tra l'approvazione del piano e il suo effettivo adempimento ai fini della tutela cautelare reale in materia di concordato preventivo e reati tributari.
Continua »