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Art. 167 l.f.

5 provvedimenti

Rinuncia all’azione nel concordato: il lodo resta valido
Un'azienda committente si opponeva all'esecuzione di un lodo arbitrale che disponeva il trasferimento coattivo di alcuni immobili a favore dell'appaltatore, sostenendo che quest'ultimo vi avesse rinunciato. L'appaltatore, in concordato preventivo, aveva infatti escluso temporaneamente tali beni dal piano concordatario perché gravati da ipoteche svantaggiose. La committente qualificava tale scelta come una definitiva rinuncia all'azione, chiedendo la cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la temporanea esclusione dei beni dall'attivo concordatario, dettata da ragioni di convenienza economica per i creditori, non costituisce una rinuncia all'azione. Di conseguenza, l'appaltatore conserva il diritto di eseguire il lodo e acquisire gli immobili una volta terminata la procedura di concordato.
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Prededuzione: limiti ai compensi professionali
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prededuzione dei compensi professionali per l'assistenza in un concordato preventivo non è automatica. Nel caso analizzato, due professionisti avevano richiesto il pagamento prioritario per l'attività svolta, ma la procedura era stata revocata a causa di pagamenti non autorizzati e omissioni nel piano, riconducibili alla loro condotta. La Suprema Corte ha chiarito che, se l'attività professionale non è funzionale agli obiettivi della procedura o ne determina il fallimento precoce, il credito non può godere della prededuzione.
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Privilegio crediti professionisti: limiti e biennio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato che richiedeva il privilegio crediti professionisti per attività stragiudiziale conclusa oltre il biennio precedente la fine del rapporto. La Corte ha inoltre negato la prededuzione per attività giudiziali svolte durante un concordato preventivo senza la necessaria autorizzazione del Giudice Delegato.
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Concordato semplificato: liquidatore non è parte
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel concordato semplificato, né il commissario liquidatore né l'ausiliario nominato dal tribunale sono parti necessarie nel giudizio di reclamo contro l'omologazione. Una società in liquidazione aveva ottenuto l'omologazione del suo piano, ma l'Agenzia delle Entrate si era opposta. In appello, la Corte territoriale aveva dichiarato inammissibile il reclamo dell'Agenzia per non aver integrato il contraddittorio nei confronti di liquidatore e ausiliario, ritenuti erroneamente litisconsorti necessari. La Cassazione ha cassato questa decisione, chiarendo che tali figure sono meri ausiliari del giudice, privi di un interesse proprio che li qualifichi come parti processuali. Di conseguenza, l'ordine di integrazione era illegittimo e la sua inosservanza non poteva causare l'inammissibilità del reclamo.
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Atti di frode: quando si revoca il concordato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una dichiarazione di fallimento, seguita alla revoca di un concordato preventivo a causa di gravi atti di frode. Tra le condotte contestate, la creazione di un fittizio credito d'imposta derivante da un corso di formazione mai provato e altre irregolarità contabili volte a ingannare i creditori. La Corte ha ritenuto che la decisione impugnata si basasse su plurime ragioni autonome, rendendo l'esame degli altri motivi di ricorso superfluo una volta confermata la prima.
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