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Art. 1664 Codice Civile

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34 provvedimenti

Contabilizzazione Cessione Azienda: la Cassazione detta le regole
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società, stabilendo principi chiave sulla corretta contabilizzazione della cessione d'azienda. La sentenza chiarisce che le rimanenze finali devono essere valutate secondo lo stato di avanzamento lavori, ha ritenuto illegittima la creazione di una posta passiva anomala per ridurre l'imponibile e ha confermato che l'avviamento deve concorrere alla formazione della plusvalenza tassabile. La decisione sottolinea la necessità di una contabilità trasparente e conforme alle normative fiscali, annullando la sentenza precedente che favoriva il contribuente.
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Inammissibilità ricorso: limiti del giudizio Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 202/2024, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da una società di costruzioni contro una committente per un appalto ferroviario. La Corte ha respinto tutti i diciassette motivi di ricorso, evidenziando come le censure fossero generiche, non si confrontassero adeguatamente con le decisioni dei giudici di merito o mirassero a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La decisione riafferma i rigorosi limiti procedurali per l'accesso al giudizio di Cassazione, sottolineando l'importanza della specificità dei motivi e il rispetto delle preclusioni legali.
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Indennità per occupazione: quando è dovuta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32707/2024, chiarisce un importante principio in materia di lavori su fondi altrui. Un'impresa edile perde il proprio appello per un vizio di notifica, ma la Corte accoglie il ricorso di due condomini. Viene stabilito che l'indennità per occupazione, prevista dall'art. 843 c.c., spetta per il solo fatto che la proprietà privata sia stata temporaneamente occupata per lavori necessari, senza che il proprietario debba dimostrare un danno economico ulteriore. La semplice preclusione della facoltà di uso del fondo è sufficiente a giustificare la compensazione.
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Conguaglio tariffario servizio idrico: stop retroattività
Un gestore del servizio idrico ha richiesto a un condominio il pagamento di un conguaglio tariffario servizio idrico per consumi risalenti a diversi anni prima. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta, ritenendola una modifica retroattiva illegittima del contratto. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha sospeso il giudizio in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite sullo stesso argomento, fondamentale per definire i limiti di tali conguagli.
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Corrispettivo appalto a corpo: si ha diritto a un extra?
Una società ha richiesto un pagamento extra per servizi aggiuntivi in un appalto pubblico a corpo. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta e la Cassazione ha confermato, rigettando il ricorso del committente. La sentenza stabilisce che una modifica sostanziale del servizio, anche con un corrispettivo appalto a corpo, giustifica un compenso ulteriore. Il ricorso è stato giudicato inammissibile e sanzionato come abuso del processo.
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Fatti concludenti: quando il silenzio vale assenso
Un'officina ripara un escavatore per un cliente, il quale aggiunge una data di consegna sul preventivo. L'officina non contesta e inizia i lavori, ma consegna in ritardo. La Cassazione stabilisce che iniziare i lavori senza contestare le modifiche equivale ad accettazione per fatti concludenti, condannando l'officina a risarcire i danni per il ritardo.
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Arricchimento senza causa PA: basta l’utilità
Un gruppo di professionisti ha eseguito lavori extra per un comune per la progettazione di uno stadio, con un conseguente aumento dei costi. Il comune ha approvato il nuovo progetto ma non ha mai formalizzato l'aumento dei compensi in un contratto scritto. La Corte di Cassazione, riformando le decisioni precedenti, ha stabilito che la richiesta di indennizzo per arricchimento senza causa è fondata. Non è più necessario che la Pubblica Amministrazione riconosca formalmente l'utilità dell'opera; è sufficiente dimostrare l'oggettivo arricchimento e l'utilizzo del lavoro da parte dell'ente. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Clausola rischio cambio: quando è valida nel leasing?
La Corte di Cassazione interviene su un caso di leasing immobiliare con una clausola rischio cambio legata al franco svizzero. I giudici di merito avevano dichiarato la nullità della clausola per indeterminatezza e per 'immeritevolezza', ritenendola troppo speculativa e sbilanciata. La Cassazione, pur confermando la nullità per indeterminatezza in altri casi, ha accolto il ricorso sul punto della meritevolezza. Ha stabilito che il giudizio di 'immeritevolezza' non deve basarsi sulla convenienza economica o sulla rischiosità della clausola, ma esclusivamente sullo scopo perseguito dalle parti, che è illecito solo se contrario ai principi fondamentali dell'ordinamento. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Rinuncia riserva appalto: è irrevocabile? Cassazione
Una curatela fallimentare ha agito contro una pubblica amministrazione per ottenere il pagamento di somme iscritte in alcune riserve di un contratto d'appalto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la rinuncia riserva appalto è un atto irrevocabile. Una volta comunicata alla stazione appaltante, la rinuncia estingue definitivamente il diritto dell'appaltatore, in linea con il principio di certezza della spesa pubblica che caratterizza la disciplina degli appalti pubblici.
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Giurisdizione revisione prezzi: la Cassazione decide
In tema di giurisdizione revisione prezzi, le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che le controversie relative alla compensazione per l'aumento dei costi dei materiali in appalti pubblici rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Ciò avviene quando la Pubblica Amministrazione non ha ancora riconosciuto in modo incondizionato il diritto dell'impresa, la cui posizione è qualificabile come interesse legittimo e non come diritto soggettivo, poiché l'ente pubblico esercita un potere discrezionale.
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Ribasso d’asta ATI: quale accordo prevale?
Una società facente parte di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) agiva in giudizio contro la società mandataria per ottenere il pagamento del corrispettivo basato su un ribasso d'asta inferiore a quello da lei originariamente proposto. L'ATI si era aggiudicata un appalto pubblico con un ribasso medio complessivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società mandataria, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato stabilito che, in assenza di una prova certa e scritta di un accordo interno sulla ripartizione dei compensi basata sui singoli ribassi, l'unico dato valido è il ribasso unitario offerto alla stazione appaltante. Gli accordi interni non possono prevalere sull'impegno collettivo assunto pubblicamente.
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Progetto esecutivo carente: nullità del contratto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di appalti pubblici. Un'impresa edile aveva citato in giudizio un Comune, chiedendo la dichiarazione di nullità di un contratto d'appalto a causa di un progetto esecutivo gravemente carente e non realizzabile. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'impresa, dichiarando nullo il contratto. La Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che un progetto esecutivo carente non determina la nullità dell'accordo. Esso rappresenta, invece, un inadempimento contrattuale da parte della Pubblica Amministrazione, la cui condotta deve essere valutata secondo le regole sull'inadempimento degli obblighi contrattuali.
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Revisione prezzi appalti: quando decide il giudice?
Una società costruttrice ha citato in giudizio un ente pubblico per ottenere il pagamento di somme relative a un contratto d'appalto, inclusa una richiesta di revisione prezzi. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla giurisdizione: una volta che la Pubblica Amministrazione ha riconosciuto, anche implicitamente, il diritto alla revisione prezzi, ogni successiva controversia sulla quantificazione di tale compenso (incluso il calcolo e la data di decorrenza) spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo, poiché si tratta di un diritto soggettivo e non più di un interesse legittimo.
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Onere della prova appalto: chi prova i lavori extra?
La Corte di Appello di Firenze si è pronunciata su una controversia nata da un contratto di appalto verbale. Un committente aveva contestato la richiesta di pagamento per lavori ritenuti extra rispetto a un accordo a corpo. La Corte ha confermato la decisione di primo grado, rigettando l'appello del committente e chiarendo l'importanza dell'onere della prova nell'appalto. È stato stabilito che spetta all'appaltatore dimostrare l'esecuzione dei lavori aggiuntivi tramite prove, come le testimonianze, e al committente provare l'avvenuto pagamento e la sua specifica imputazione. La sentenza sottolinea i rischi degli accordi verbali e l'importanza della documentazione scritta.
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